La famiglia dell'Anonima distilazioni

di Ivano Porfiri

Quando bevi un gin di solito pensi alla pioggia di Londra, non certo ai panorami della campagna umbra. Eppure alla radice della storia di questo distillato, conosciuto e consumato in tutto il mondo da solo o mixato in cocktail, c’è proprio l’Appennino, il suoi odori e i suoi sapori. «Il suo ginepro soprattutto. Ed è da quello che siamo partiti per creare un prodotto unico e per mettere in piedi l’Anonima distillazioni». Lo spiega a Umbria24 Gabriele Persichetti, uno dei quattro giovani che hanno avuto il coraggio e anche un po’ la follia di aprire una nuova distilleria a Gubbio, anzi una “micro distilleria”. «Ora è tutto un fiorire di birrifici artigianali, dopo il boom delle cantine vinicole. Ma c’è un mercato dei distillati che cresce del 40 per cento ogni anno», spiega Persichetti.

43°12° All’origine di tutto c’è Paola Pasquarelli, 34 anni di Gualdo. È lei l’ideatrice della ricetta del “43°12° Aquamirabilis Gin”. «Sono le coordinate geografiche di Gubbio (dove vivono lei, il suo compagno Gabriele e gli altri due addetti), ma anche la gradazione del gin e il numero delle essenze botaniche presenti nel distillato. Oltre al ginepro, infatti, il cui disciplinare del gin prevede che sia presente almeno al 35 per cento, l’Aquamirabilis trae il suo aroma anche da rosa, iris, angelica, coriandolo, bergamotto, cedro e altre piante». Un mix dalla storia antica e affascinante.

Aqua mirabilis Siamo alla fine del 1600 quando si distilla il ginepro per curare la febbre delle Indie. «Quella medicina – spiega Gabriele – viene commissionata dalla Compagnia delle Indie e diventa Jenever in Olanda, Gin in Inghilterra e Aqua Mirabilis in Italia. Solo che i primi due, nel corso dei secoli, si trasformano in bevande, mentre la versione nostrana – che veniva usata per curare malanni fisici e sentimentali – prende la strada del profumo creando la base dell’Acqua di Colonia. Paolo Feminis fu il primo a trascrivere la formulazione dell’Aqua Mirabilis. Con il passare degli anni la ricetta è stata tramandata di successore in successore, è stata perfezionata ma non si è mai allontanata dalla formulazione originale. Noi l’abbiamo ripresa alle origini e le abbiamo fatto fare il percorso dei suoi cugini europei».

Prodotti doc L’idea si fonde anche con la verve imprenditoriale di Paola e Gabriele, che entrano in contatto con il mondo dei distillati in otto anni di gestione del lounge bar ‘Martintempo’ di Gubbio. «Ci siamo concentrati sul prodotto e la voglia di creare qualcosa di unico e biologico, per la cui certificazione abbiamo avviato le pratiche. A maggio scorso abbiamo ottenuto la licenza e abbiamo iniziato a produrre, ma la presentazione ufficiale del nostro gin ci sarà il 9 e 10 settembre al Gin Day di Milano». Per farlo, il gruppo ha acquistato i suoi alambicchi a Monteriggioni, l’acqua è rigorosamente locale, l’alcol biologico (materia prima acquistata quindi senza fumi o scarti come per altre distillerie) mentre per il ginepro l’origine è più che garantita. «Pochi lo sanno – dice Gabriele – ma i migliori gin al mondo vengono prodotti utilizzando quello che viene dall’Appennino umbro-marchigiano. Nel 1720 l’inglese Webb James si trasferì in Toscana proprio per procurarlo e fornirlo alle aziende di Oltremanica. La sua azienda ancora c’è e noi siamo i suoi unici clienti italiani».

Distilla la tua idea Ma l’Anonima distillazioni non produce solo gin. «Accanto all’alambicco grande, ce n’è un altro a disposizione dei nostri clienti, privati o aziende, e chiunque può distillare la sua ricetta di gin, rum, vodka, amaro o liquore, mentre brandy e whisky potremo farli dal prossimo anno – specifica Gabriele . La cosa inedita è che possiamo produrre anche solo 20 bottiglie, nessun altro lo fa. E accanto al laboratorio c’è un punto vendita e degustazione».Oltre a Paola e Gabriele, il resto della squadra è formata da Giacomo Faramelli come mastro distillatore e Michela Minelli a marketing e vendite. Per info basta visitare la pagina Facebook della distilleria.

 

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