di M.R.

Con l’obiettivo dichiarato di raggiungere, entro aprile 2026, un assetto industriale in grado
di garantire 4 milioni di tonnellate annue di capacità produttiva nello stabilimento ex Ilva di Taranto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nei giorni scorsi in Senato ha fatto il punto sulle misure adottate dal governo Meloni per l’intera siderurgia italiana, con un focus anche su Piombino e Terni.

Cbam «Sul fronte regolatorio – ha riferito – stiamo lavorando per creare un contesto normativo europeo più favorevole all’industria siderurgica, che costituisce la base di tutti i principali settori strategici per l’economia e il benessere collettivo, dall’automotive alla meccanica, dalla nautica alla difesa. Il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, entrato in vigore dal 1° gennaio 2026, è finalizzato a proteggere i nostri mercati da prodotti importati da Paesi con normative ambientali più permissive o inesistenti, ma necessita di importanti revisioni per prevenire i rischi di fuga di carbonio e di elusione, o l’importazione nell’Unione europea di prodotti finiti e semilavorati. Il Governo italiano, insieme a Paesi come Austria, Bulgaria, Polonia e Francia, ha presentato, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, in modo tempestivo previdente un non paper, cioè un documento d’indirizzo strategico per anticipare la revisione del Cbam, dettando alla Commissione condizioni e regole per una reale efficacia. Siamo ora impegnati in prima linea nel dialogo interistituzionale, per migliorare necessariamente la proposta della Commissione. Per quanto riguarda la difesa commerciale, la Commissione, sempre su impulso italiano (siamo il Paese che guida le riforme in politica energetica e industriale in Europa) lo scorso ottobre ha presentato una proposta per aggiornare le attuali misure di salvaguardia, prima della loro scadenza il 30 giugno 2026, prevedendo misure più adeguate a proteggere il settore siderurgico dell’Unione europea dagli impatti di dumping e dalla sovracapacità».

Urso La proposta della Commissione è attualmente in discussione, l’auspicio del governo è che lo strumento possa diventare operativo prima di giugno di quest’anno, vista l’urgenza di interventi correttivi e considerata l’inadeguatezza delle attuali misure, concepite in epoca antecedente a quella attuale, quando non c’era un conflitto armato e commerciale intorno all’Europa. «Con la stessa finalità – ha proseguito il ministro Urso – Italia e Polonia hanno proposto, con un documento comune firmato da altri Stati membri lo scorso dicembre la revisione del meccanismo di phase out delle quote gratuite Ets, correggendo – come ha ricordato il presidente del Consiglio Meloni proprio ieri in quest’Aula – una serie di meccanismi che oggi, in un significativo numero di Stati membri, Italia inclusa, gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che per la nostra Nazione toccano i 30 euro per megawattora, un quarto dell’intero costo dell’elettricità. La proposta italiana, che io stesso ho illustrato nel Consiglio competitività appena riunito, supportata dagli stakeholder delle industrie energivore, è di sospendere l’eliminazione delle quote gratuite Ets in questa fase d’impegno straordinario per la siderurgia e comunque fino alla piena revisione del Cbam. Meloni affronterà questo tema nel Consiglio europeo della prossima settimana. La revisione del sistema regolatorio della siderurgia può essere decisiva anche per i progetti di Piombino e di Terni, che rappresentano la soluzione più avanzata sia dal punto di vista produttivo sia sotto il profilo della tutela ambientale e sanitaria, a dimostrazione di quanto fatto in questi tre anni di legislatura, con coerenza, determinazione e responsabilità, per realizzare in
Italia una siderurgia all’avanguardia in Europa».

Metinvest «A Piombino il rilancio del sito si fonda sul progetto industriale promosso da Metinvest e Danieli, che prevede la realizzazione di due forni elettrici, quindi green, e impianti di laminazione per una capacità produttiva di 2,7 milioni di tonnellate annue, con un investimento stimato di quasi tre miliardi di euro. Il nuovo polo produrrà acciai di qualità medio-alta mediante tecnologie avanzate, le più avanzate, e produzioni flessibili, assicurando così oltre 800 posti di lavoro diretti e riportando quindi al lavoro coloro che sono in cassa integrazione a Piombino da oltre 10 anni. Il 10 luglio 2025 è stato sottoscritto l’accordo di programma per la realizzazione del nuovo polo siderurgico, mentre il 20 novembre 2025 il progetto Piombino Metinvest Adria è stato dichiarato dal Consiglio dei ministri ‘preminente interesse strategico nazionale’».

L’Ast di Arvedi «A Terni – ha detto ancora il ministro – la nuova fase industriale del sito Acciai speciali Terni (Ast), sotto la guida del gruppo Arvedi, punta sul rafforzamento produttivo e sulla sostenibilità ambientale. L’11 giugno 2025 è stato firmato l’accordo di programma che prevede 557 milioni di investimenti entro il 2028, con una possibile seconda fase sino a ulteriori 573 milioni: in tutto, oltre 1,13 miliardi. Negli interventi è incluso un contratto di sviluppo con risorse pari a 96 milioni di euro per nuovi investimenti che assicureranno una riduzione delle emissioni. Ricordiamo che tali interventi sono decisivi per venire incontro alla necessità del sistema produttivo italiano, che tuttora importa – e non possiamo più permettercelo – il 30 per cento del suo fabbisogno, tanto più in presenza di venti di guerra, che purtroppo si accrescono intorno all’Europa, e della chiusura necessaria del mercato dell’Unione europea a prodotti extraeuropei che, giustamente, abbiamo sollecitato tutti a difesa dell’industria del lavoro europeo impegnata nel gravoso, ma necessario processo di decarbonizzazione che va necessariamente tutelato dalla concorrenza sleale, se vogliamo che sia sostenibile».

L’ex Ilva «In questo contesto – ha concluso il ministro Urso – s’inserisce la necessità di mantenere attivo l’impianto siderurgico di Taranto, scongiurando lo scenario di chiusura che ha già generato allarme diffuso, come ricordato dalla stessa Federmeccanica a seguito della sentenza di Milano; tale associazione industriale ha documentato l’impatto devastante di un’eventuale chiusura di Taranto sul sistema produttivo del nostro Paese. Ebbene siamo riusciti a ottenere dalla Commissione europea semaforo verde, non era affatto scontato, per un prestito in extremis, per consentire all’amministrazione straordinaria di continuare a pagare gli stipendi e di completare le opere di manutenzione in attesa dell’assegnazione degli impianti, come è previsto nel decreto-legge che questo Parlamento ha convertito qualche settimana fa. L’obiettivo, davvero sfidante, ma importante – ha concluso approfondendo ancora le questioni di Ilva in relazione a Jindal, è quello di essere il primo Paese green d’Europa che nel contempo soddisfi appieno le esigenze del sistema produttivo nazionale, contribuendo così in modo decisivo all’autonomia strategica europea nel comparto siderurgico che oggi è più necessaria che mai».

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