di Maurizio Troccoli
Umbri un po’ meno spreconi, ma la percentuale dei prodotti che finiscono nel cestino, prima ancora di essere consumati, è alta. Accade quotidianamente ma l’ormai abitudine allo spreco determinata da comportamenti consumistici difficilmente accettabili raggiunge livelli di punta nei momenti di festa. Anche durante le ricorrenze religiose. Un po’ come un paradosso quindi. Proprio nei momenti in cui l’attenzione verso comportamenti sobri dovrebbe essere maggiore, si verificano quei fatti, ormai consueti che poco hanno a che fare con la solidarietà e con un consumo rispettoso e consapevole.
Ecco le cifre dello spreco L’Adoc ha tracciato un bilancio degli sprechi alimentari delle famiglie Umbre del 2010. Sono stati buttati nel cassonetto, in media, 454 euro, pari all’8% della spesa totale effettuata, ma rispetto al 2009 la percentuale di sprechi è calata del 13,4%. “E’ positivo che le famiglie stiano imparando a sprecare sempre meno – sostiene l’Adoc -, nel 2010 sono stati ‘buttati’nel cassonetto 454 euro contro i 515 euro del 2009, per un risparmio di 61 euro. Un calo complessivo del 13,4%, con punte del 17,6% durante le Feste. Nel 2009 lo spreco mensile era pari a 33 euro, lo scorso anno è sceso a 29 euro. I consumatori, complice la crisi e grazie anche ai consigli dell’Adoc, hanno assunto maggiore consapevolezza, tuttavia gli sprechi rimangono alti, sono necessari ulteriori sforzi per ridurre drasticamente la percentuale di cibo sprecato da parte delle famiglie”. Secondo i dati che emergono da questa indagine sono i prodotti freschi i più a rischio pattumiera. “Il 35% dei prodotti che si buttano – emerge ancora – sono quelli freschi, un calo del 2% rispetto allo scorso anno, segno che c’è maggiore attenzione al momento dell’acquisto. Tra i prodotti più sprecati troviamo il pane (19%), frutta e verdura (16%). Salgono gli sprechi dei prodotti in busta, che crescono del 2% rispetto al 2009, e degli affettati. Il motivo principale per cui si spreca è l’eccesso di acquisto generico, sebbene sia in calo del 4% a confronto con l’anno passato. Al contrario, aumentano gli sprechi dei prodotti non necessari. Infine, abbiamo rilevato un sostanziale equilibrio tra lo spreco del prodotto di marca (46%) e quello non di marca (54%).
Attenzione al 3×2 e regali ” Per l’Adoc, molte cattive abitudini, nate anche a causa dei metodi di vendita utilizzati dai vari esercizi commerciali per rendere più abbordabile o allettante un prodotto. “Oggi si spreca sia per comprare un prodotto richiesto dal figlio o dal nipote, magari attratto dal regalo allegato, che poi non mangia l’alimento, sia perché attirati dalle offerte promozionali, quali ad esempio il 3×2, che con l’illusione di risparmiare ci spingono all’acquisto di un quantitativo di prodotto superiore al necessario altro problema sono le confezioni: come può ad esempio un anziano che vive solo consumare in pochi giorni un litro di latte? Le confezioni da mezzo litro ormai non esistono quasi più. Come non esistono i prodotti pronti monoporzione, che obbligano chi vive da solo a dover spendere e sprecare di più della classica famiglia di quattro persone. Considerando il crescente aumento dei nuclei famigliari singoli, è un problema che non va sottovalutato”.
Caritas come ammortizzatore La Caritas svolge un ruolo da “ammortizzatore” per smussare i margini di spreco della collettività. «In effetti – dice Stella Cerasa, responsabile Caritas Umbria – esistono diversi accordi con svariati punti vendita che si interfacciano con l’organizzazione cattolica per individuare una soluzione di consumo alternativa ai prodotti che altrimenti sarebbero destinati alla pattumiera. Cerchiamo di utilizzare i prodotti fino all’estremo, ad esempio individuando per la frutta che non è perfettamente intatta l’utilizzo per le confetture. Ma anche in questi periodi di festa riusciamo a recuperare molti panettoni e prodotti tipici, sia dai punti vendita che dalle famiglie, per destinarli alle nostre mense». Resta comunque alta la soglia di attenzione sulla sicurezza alimentare mentre c’è chi prova ad offrire soluzioni possibili contro i prodotti contraffatti e contro l’allarme diossina che in questi giorni conquista le pagine nazionali dei quotidiani.
Sicurezza, diossina ed etichettatura obbligatoria E’ previsto per domani l’approvazione in parlamento del testo di legge sull’etichettatura obbligatoria sui prodotti alimentari. Coldiretti informa sugli aspetti che riguardano questa iniziativa che fino ad oggi ha interessato numerosi prodotti alimentari ma che a tutt’ora vede scoperti numerosi beni alimentari comunemente sulle nostre tavole per i quali è bassa la soglia d’attenzione per la sicurezza. «L’ultima emergenza alimentare legata al latte e alle uova alla diossina, evidenzia ancora una volta la necessità di un sistema di etichettatura obbligatorio che indichi la provenienza e l’origine di tutti gli alimenti, come elemento di trasparenza per produttori e consumatori e a garanzia della sicurezza alimentare. È quanto afferma Coldiretti Umbria, nel ribadire come l’etichettatura obbligatoria diventa fondamentale per delimitare le aree di crisi, facilitare i controlli sulle importazioni e valorizzare i primati qualitativi e di sicurezza della produzione Made in Italy. Essenziale quindi diventa l’approvazione definitiva della legge sull’etichettatura d’origine, prevista per domani alla Camera dopo il consenso raccolto da tutti i gruppi parlamentari al Senato; una legge nazionale – sottolinea Coldiretti – che dovrà tamponare una carenza comunitaria sull’etichettatura che oggi più che mai si dimostra clamorosamente incomprensibile».
Il via libera all’indicazione obbligatoria dell’origine è sostenuta da Coldiretti e dalla pressoché totalità dei consumatori, come testimonia anche un sondaggio di Coldiretti-Swg secondo il quale il 97 per cento degli italiani considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di provenienza della componente agricola contenuta negli alimenti. Colmare questo ritardo è dunque un risultato importante nell’interesse degli imprenditori agricoli e dei cittadini. Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell’informazione, si è riusciti ad ottenere l’obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele, latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma l’etichetta resta anonima per circa la metà della spesa, dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta.
IL TOTALE DEGLI SPRECHI SU UNA SPESA ALIMENTARE A FAMIGLIA DI 480 € AL MESE
2009 – 2010
Spreco annuale a famiglia (escluse grandi feste) 396 € (33€/mese) 348 € (29€/mese)
Spreco alimentare a Natale 50 € 46 €
Spreco alimentare a Capodanno 20 € 17 €
Spreco alimentare a Pasqua 38 € 35 €
Feste generiche (compleanni, carnevale, ecc) 11 € 8 €
TOTALE 515 € 454 € (-13,4%)
% DI SPRECHI SULLE SINGOLE VOCI DI SPESA
2009 2010
Prodotti freschi (latte, uova, carne, preparati, mozzarella, stracchino, yogurt, ecc) 37% 35%
Pane 19% 19%
Frutta e verdura 17% 16%
Affettati 9% 10%
Prodotti in busta (insalata, ecc) 8% 10%
Pasta 4% 4%
Scatolame 3% 3%
Surgelati 3% 3%
MOTIVI PER CUI SI SPRECA
2009 2010
Eccesso di acquisto generico 36% 32%
Prodotti scaduti o andati a male 25% 23%
Eccesso di acquisti per offerte speciali 24% 26%
Novità non gradite 8% 9%
Prodotti non necessari 7% 10%
VADEMECUM CONTRO GLI SPRECHI
- Comprare solo l’essenziale, preferendo la qualità alla quantità, meglio una tavola meno imbandita ma più saporita.
- Se hai avanzi nel frigo, cerca di riutilizzarli nella preparazione di altri piatti.
- Utilizza al meglio il congelatore, se ne possiedi uno: surgela i tuoi avanzi di cibo, potranno essere utilizzati come porzioni monoposto.
- Prova ad acquistare meno e più spesso ciò di cui hai bisogno.
- Gli avanzi, se in buone condizioni, possono essere donati alle Associazioni di assistenza per i più bisognosi.
- Al momento dell’acquisto evitare le offerte promozionali illusorie come i 3×2, in questo modo si acquista e si spende più del necessario.
- Riporre le verdure nella parte bassa del frigo per evitare che ammuffiscano. Per la frutta il metodo migliore di conservazione è a temperatura ambiente Mantenere separata la frutta e verdura che si intende consumare a breve da quella che si intende conservare più a lungo.
- Il pesce si può conservare in frigorifero, se fresco, per un paio di giorni al massimo, oppure può essere anche congelato. Deve essere sistemato in posizione intermedia nel frigo, opportunamente avvolto in pellicola trasparente o in contenitori chiusi. I molluschi devono essere riposti in un piano intermedio, in contenitori che ne garantiscano l’isolamento dagli altri cibi per evitare eventuali scambi di batteri
- Moderare le porzioni da servire.
- Controllare le scadenze al momento dell’acquisto
L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI
| Cibi con l’indicazione di provenienza | E quelli senza |
| Carne di pollo e derivati | Pasta |
| Carne bovina | Carne di maiale e salumi |
| Frutta e verdura fresche | Carne di coniglio |
| Uova | Frutta e verdura trasformata |
| Miele | Derivati del pomodoro diversi da passata |
| Passata di pomodoro | Formaggi |
| Latte fresco | Derivati dei cereali (pane, pasta) |
| Pesce | Carne di pecora e agnello |
| Extravergine di oliva |

