Yoko Ono

Verrà aperto da Yoko Ono e dai bambini di Gerusalemme la quarta edizione del film festival Senza Frontiere/Without Borders, la prima a trasferirsi dal dalla Casa del Cinema di Roma alla Sala Frau di Spoleto dall’1 al 3 luglio, ospite del Festival dei Due Mondi.

Quest’anno Senza Frontiere si aprirà con l’anteprima mondiale del corto di animazione “Hometown”, scritto da Yoko Ono (“La tua città è quella che scegli come casa…”), e dal video “Home”, realizzato dai bambini palestinesi e israeliani della scuola Hand in Hand di Gerusalemme. E’ prevista anche la partecipazione della storica compagna di John Lennon per la proiezione.

«Per ogni edizione scegliamo un tema differente», ha spiegato Fiamma Arditi, ideatrice e direttrice del festival, a margine della conferenza stampa di presentazione del festival di Spoleto. «Nel 2008 era il rapporto Israele-Palestina, nel 2009 l’Iran, nel 2010 la privatizzazione dell’acqua. Il tema scelto per questa quarta edizione è il concetto di casa, ‘Home’, che va dai rifugiati ai senza fissa dimora, ma comprende anche chiunque sia alla ricerca di stare bene con se stesso». Il festival è infatti dedicato a film che mostrano quanto abbiamo in comune noi esseri umani.  «Siamo tutti intrappolati in strutture politiche, economiche, religiose che ci dividono e ci fanno soffrire – ha aggiunto Arditi – ma i registi col cinema hanno la possibilità di raccontare storie di esseri umani che riescono a superare le barriere fisiche e mentali per creare un ponte tra realtà apparentemente inconciliabili».

Tra le opere selezionate per questa quarta edizione troviamo inoltre:

–       “Vision”, l’ultimo film di Margarethe von Trotta, dedicato alla figura di Hildegard von Bingen.

–       “Kawasaki’s Rose”, del regista cecoslovacco Jan Hrejk, che entra con lucidità nelle pieghe dei rapporti familiari di un professore di psichiatria.

–       “Kamome Diner” di Naoko Ogigami, un omaggio al Giappone travolto dalle forze della natura e dal rischio nucleare.

–       “Wasteland”, candidato all’oscar nel 2011 come miglior documentario, con l’artista brasiliano Vik Muniz, che ha lavorato con i ragazzi delle favelas di Rio de Janeiro per trasformare il lavoro dello smistamento della spazzatura in un progetto d’arte. “Abbiamo scelto questo lungometraggio”, spiega Fiamma Arditi, “perché esprime e sintetizza lo spirito del nostro festival. Mostra come ognuno di noi abbia la capacità di operare un cambiamento nella nostra vita di tutti i giorni e trasformare il dolore in strumento per andare avanti in maniera creativa”.

–       “White Material”, della regista francese Claire Denis, con Isabelle Huppert, racconta gli ultimi sprazzi tragici del colonialismo in Cameroon ed evidenzia quanto possa essere distruttivo l’atttaccamento a una casa-simbolo di potere.

–       “When we Leave” (Die Fremde), dell’austriaca Feo Aladag, presentato alla Berlinale in febbraio, evidenzia le difficoltà di una donna turca in Germania per emanciparsi dai pregiudizi e superare le barriere politiche, umane e religiose poste dalla propria famiglia d’origine.

–       Il corto di animazione “Poeticide”, del giovane regista iraniano Payam Mofidi, è una metafora del nostro viaggio alla ricerca dell’identità e della casa quando tutte le certezze crollano intorno a noi.

–       Il documentario “Budrus”, di Julia Bacha, racconta degli abitanti dell’omonimo villaggio nei territori palestinesi di fronte alle ruspe dell’esercito israeliano, che sradicano dai campi gli ulivi – loro fonte di sostentamento – per costruire il muro. In questo caso non si tratta solo di attaccamento alla propria casa, ma di rispetto, necessità, sopravvivenza.

In omaggio al cinema del passato Senza Frontiere quest’anno ha selezionato due film tra loro molto diversi, accomunati però dall’esperienza dello spaesamento e dalla speranza di scoprire che l’altro sia da conoscere, non da temere. “Niemansland”, realizzato dal regista tedesco Victor Trivas nel 1931, è ambientato durante la Prima guerra mondiale. Censurato durante il Nazismo, il film racconta come esseri umani di culture e credo differenti possano interagire, conoscersi  e andare avanti insieme.

So Far from India” del 1982 è uno dei primi documentari della regista Mira Nair, che col suo lavoro fa da ponte tra India e Stati Uniti, meta di chi sogna una vita migliore e si trova poi ad affrontare la realtà quotidiana.

Anche quest’anno Senza Frontiere, in collaborazione con la Rai, mostra al pubblico una selezione di PLURAL +, il festival di video promosso dall’Alliance of Civilization delle Nazioni Unite, che premia cortometraggi di animazione e non realizzati da giovani e studenti di ogni parte del mondo.

Tutti i film, i documentari e i cortometraggi presentati durante la rassegna saranno  discussi dagli autori con il pubblico alla fine della proiezione.

Senza Frontiere non è una rassegna di solo tre giorni. Scopo del festival è  organizzare eventi satellite durante l’anno, in Italia e negli Stati Uniti, ma anche a Londra, in Sudafrica, Brasile e dovunque possa arrivare a risvegliare l’attenzione e la passione degli spettatori su temi cruciali del nostro vivere civile. Oltre che a un pubblico di adulti, il festival è rivolto a ragazzi e studenti delle scuole superiori e delle università, che saranno i cittadini del mondo di domani e sono gli autori di alcuni dei cortometraggi selezionati.

Fin dal suo nascere Senza Frontiere ha ottenuto il patrocinio di prestigiose istituzioni educative, come il DAMS di Bologna, il DiCoSpe di Roma Tre, l’Università per Stranieri di Perugia e Agisscuola, che lavora per far arrivare il cinema in maniera capillare nelle scuole.

Sostengono l’iniziativa la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Ministero degli Affari Esteri, il comune di Spoleto, la Regione Umbria.

Senza Frontiere esiste grazie agli amici e alle istituzioni che credono in una politica culturale attenta ai temi e alle necessità del nostro tempo. Banca Intesa San Paolo, Telecom Italia, Postevita, CoGeDi Uliveto, Ministero per i Beni e le Attività Culturali sono stati i sostenitori della scorsa edizione.

Quest’anno Giangiacomo Feltrinelli Editore sosterrà il festival con la donazione al pubblico nella serata di apertura del libro Il Bene Comune della Terra di Vandana Shiva, la filosofa indiana promotrice della bioetica e della bionergia, la quale sostiene che “la Terra non appartiene agli esseri umani; sono gli esseri umani ad appartenere alla Terra”. Visto che è la nostra casa, dunque, sta a ognuno di noi proteggerla e rispettarla.

In omaggio a Vandana Shiva, la sera del 1 luglio Senza Frontiere propone il Trio di Angelica Ponti, voce ed effetti, Luca Biada, dj sound engineer, Alessandro de Berti, chitarra acustica ed effetti, in una selezione di brani contemporanei internazionali, per sostenere la salvaguardia del nostro Pianeta. Saranno composizioni riviste e reinterpretate nell’incontro fra voce, strumenti acustici e ricerca elettronica, scambi fra parole, immagini e musica per raggiungere gli spettatori e farli sentire “a casa”.

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