L’Umbria si conferma anche nel 2025 la regione italiana con la più alta densità di spettacoli in rapporto alla popolazione. Il Rapporto Siae 2026 assegna infatti alla regione 78,3 spettacoli ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 56,7, quasi il 38% in più. Seguono Friuli-Venezia Giulia (76,4), Lazio (73,8), Valle d’Aosta (73,6) e Marche (69,2), mentre in coda si trovano Molise (21,7), Calabria (27,1), Campania (37,9), Trentino-Alto Adige (38,6) e Sicilia (45,1). La rilevazione comprende cinema, teatro, concerti, mostre, discoteche, parchi, fiere e manifestazioni sportive.
Il primato resiste nonostante una lieve flessione del numero complessivo di eventi. Gli spettacoli passano infatti da 67.297 nel 2024 a 66.710 nel 2025, con una riduzione dello 0,9%, sostanzialmente in linea con il calo nazionale (-0,78%). Solo Sicilia, Basilicata, Campania, Calabria e Sardegna registrano un aumento degli eventi.
A fare la differenza è soprattutto la distribuzione territoriale. La Siae colloca l’Umbria tra le poche regioni in cui i comuni che ospitano almeno uno spettacolo sono rimasti stabili o sono aumentati leggermente, mentre a livello nazionale sono diminuiti da 6.740 a 6.629 insieme ai locali e agli organizzatori. L’offerta continua così a raggiungere anche i piccoli centri grazie all’attività di teatri, festival, associazioni, amministrazioni locali e operatori privati.
Questo patrimonio rappresenta anche il punto di partenza della legge regionale n. 8 del 18 maggio 2026 sulle imprese culturali e creative, che introduce nuovi strumenti di sostegno al settore.
Sul fronte economico, però, il quadro cambia. Nel 2025 la spesa del pubblico in Umbria scende del 2,2%, fermandosi a 45,17 milioni di euro, mentre in Italia cresce del 7% fino a 4,3 miliardi. L’Umbria è l’unica regione del Centro con un andamento negativo e occupa il diciassettesimo posto nazionale. A pesare sono soprattutto il calo degli incassi delle discoteche e sale da ballo (-11,7%) e dei concerti (-5,8%), che annullano la crescita registrata da fiere (+17,2%), mostre (+15,3%), teatro (+7,9%), cinema (+5,1%), sport (+2,2%) e parchi (+1,9%).
Nel corso dell’anno sono state registrate 3.569.146 presenze, pari a circa 4,2 ingressi per abitante. La spesa media è di 12,66 euro per presenza, contro i 16,99 della media nazionale, mentre la spesa pro capite si ferma a 53,02 euro rispetto ai 72,96 euro italiani. Dati che riflettono un’offerta diffusa e caratterizzata da eventi di dimensioni e prezzi mediamente più contenuti, senza considerare l’indotto prodotto su turismo, commercio e servizi.
La musica resta il settore simbolo della regione. Nel jazz l’Umbria registra la più alta spesa media per spettatore d’Italia (37,89 euro) e il maggiore incasso medio per spettacolo, oltre 11 mila euro, grazie soprattutto a Umbria Jazz, che nel 2025 ha organizzato 161 spettacoli, e a Umbria Jazz Winter di Orvieto. Anche nella musica classica la regione detiene un primato nazionale: il 57% dei comuni ospita almeno un evento, la quota più elevata d’Italia, mentre prosegue il percorso di candidatura all’Unesco del sistema dei teatri condominiali all’italiana, condiviso con Marche ed Emilia-Romagna.
Così il presidente della Camera di Commercio Umbria Giorgio Mencaroni: «Il primato dell’Umbria non nasce da pochi eventi eccezionali, ma da una presenza dello spettacolo che raggiunge una parte molto ampia del territorio. Il dato sulla spesa, però, invita a non fermarsi alla graduatoria: organizzare molti appuntamenti non basta se imprese, operatori e comunità locali non riescono a trattenere una quota maggiore del valore prodotto. La legge regionale n. 8 del 18 maggio 2026, che riconosce e sostiene le imprese culturali e creative, offre ora un quadro nuovo per consolidare questa rete e darle maggiore continuità. L’Umbria dispone già di marchi internazionali e di un patrimonio diffuso: la sfida è trasformare questa ricchezza culturale in lavoro, investimenti e ricadute più stabili per i territori».
