L’Umbria è la quinta regione più musicale d’Italia ed è l’unica del Paese in cui il genere più seguito dal pubblico non è il pop ma il jazz. È quanto emerge dal Music Lover Index 2026 elaborato da Casinos.com sui dati dell’ultimo Rapporto Siae, che colloca la regione al quinto posto della classifica nazionale con un punteggio di 58,6 su 100.
A spingere l’Umbria nelle prime posizioni è soprattutto la varietà dell’offerta. L’indice di diversità dei generi musicali raggiunge infatti quota 87 su 100, terzo valore più alto d’Italia, a testimonianza di un panorama che comprende pop, musica classica, jazz e altri generi. Anche gli altri indicatori utilizzati per costruire la graduatoria presentano valori significativi: in Umbria si contano 49 locali dedicati ai concerti ogni 100 mila abitanti, altrettanti ogni mille chilometri quadrati e 33 organizzatori di eventi musicali ogni 100 mila residenti.
Il dato che distingue la regione dal resto d’Italia riguarda però le preferenze del pubblico. L’Umbria è l’unica realtà italiana in cui il jazz rappresenta il genere più seguito nei concerti dal vivo. Oltre un terzo degli spettatori sceglie infatti appuntamenti legati alle cosiddette «note blu», una quota che non trova riscontri nelle altre regioni.
Un ruolo determinante è attribuito a Umbria Jazz, il festival nato a Perugia nel 1973 e divenuto negli anni uno dei principali appuntamenti a livello globale dedicati al genere. Secondo l’analisi, la manifestazione estiva raccoglie da sola il 38 per cento del pubblico jazz nazionale, cui si aggiunge il richiamo della rassegna invernale organizzata a Orvieto durante il periodo delle festività. Elementi che, secondo lo studio, hanno contribuito a costruire una vera identità musicale regionale.
«L’Umbria è il caso più affascinante della classifica – afferma Daniele Alfieri, analista di Casinos.com –. È l’unico posto in Italia dove la musica dal vivo ha un volto preciso, quello del jazz, e dove un festival come Umbria Jazz è diventato l’identità di un’intera regione. Conferma la lezione dell’indice: lontano dalle metropoli, sono i territori più piccoli a costruire le scene musicali più riconoscibili, capaci di attrarre un pubblico da tutto il Paese».
Lo studio si inserisce in un quadro di crescita della musica dal vivo in Italia. L’ultimo Rapporto Siae registra oltre 65 mila concerti in un anno, quasi 29 milioni di spettatori e una spesa complessiva vicina ai 990 milioni di euro. Numeri che testimoniano un’espansione del settore ben oltre i grandi centri urbani, con una diffusione crescente di eventi in città di medie e piccole dimensioni, piazze storiche e luoghi di interesse culturale.
Il Music Lover Index 2026 è stato costruito prendendo in esame esclusivamente il comparto dei concerti e confrontando le venti regioni italiane attraverso quattro indicatori: il numero di locali per 100 mila abitanti, il numero di locali per mille chilometri quadrati, gli organizzatori per 100 mila abitanti e la varietà dei generi musicali proposti. I singoli parametri sono stati normalizzati su una scala da 0 a 100 e successivamente combinati in un punteggio composito finale che determina la posizione in classifica delle diverse regioni.
