Pat Metheny ieri sera all'arena (foto M.A. Manti)

di Daniele Bovi

In equilibrio tra jazz e quelle sonorità che ormai hanno reso la chitarra di Pat Metheny un genere a sé stante il chitarrista americano ha presentato giovedì sera all’arena Santa Giuliana la sua Unity Band. A un mese esatto dall’uscita dell’album (Pat Metheny Unity Band) sul palco di Umbria Jazz sono saliti Ben Williams al contrabbasso, il fido Antonio Sanchez alla batteria e Chris Potter al sassofono. Quel sax che in una formazione di Metheny mancava da trent’anni, ossia dai tempi di quel 80/81 riproposto in alcune parti. Per aprire la serata Metheny ha imbracciato «Pikasso», la chitarra a 42 corde che si è fatto costruire appositamente per lui. Un lunghissimo brano, a cavallo tra suoni che ricordano un’arpa, una chitarra acustica e un basso, al termine del quale una signora commenta: «Ma quanti erano a suonare?». Uno, uno solo.

Unity Band Il concerto poi prende le vie che portano al materiale pubblicato nell’ultimo disco con Come and See, una lunga versione di New Year infuocata dagli assoli bop di Chris Potter, una splendida ballad come This Belongs To You intonata da Metheny con la sua chitarra acustica e con una melodia «disegnata» da Potter al sax. Williams e Sanchez, ovvero la notevole sezione ritmica voluta da Metheny, stendono il loro raffinato tappeto in pezzi come Breakdealer. Per lunghi tratti Metheny e la sua chitarra synth, uno dei marchi di fabbrica dell’artista, colloquiano con Potter in quello che diventa un gioco emozionante. Una parte di concerto lirica, venata di striature blues, fusion e jazz.

Turnaround Come detto nel corso del giovedì notte dell’arenza Metheny e soci hanno omaggiato anche 80/81 e quel genio di Ornette Coleman (che bello sarebbe rivederlo al festival dal quale manca dal 2007). Imbracciando la synth infatti Metheny dà vita ad una bella versione di Turnaround, pezzo di quel Tomorrow is the question! (1959, sottotitolo «The New Music of Ornette Coleman») che insieme a Something Else!!! sono parte del manifesto poetico del sassofonista texano. Da segnalare poi che sul main stage del festival, nascosto dietro a una tenda, fosse presente l’Orchestrion di Metheny usato per eseguire Signals Orchestrion Sketch. Orchestrion che, oltre ad essere il titolo dell’album più concettuale di Metheny, è in pratica un enorme ensemble di strumenti (comprese bottiglie), partorite e assemblate dalla mente vulcanica di Metheny e attivato usando la chitarra. Da vedere almeno una volta. Decisamente più nei canoni la chiusura, con il chitarrista richiamato sul palco che esegue This is not America.

Rollins e Sting La serata di venerdì ha bisogno di pochissime presentazioni: sul palco dell’arena sarà la volta di Sonny Rollins, il tenor madness, tra gli ultimi dei mohicani di una generazione che ha rivoluzionato la storia della musica. E dopo la serata interamente dedicata al reggae di sabato, domenica il gran finale con Sting. L’organizzazione del festival giovedì mattina in una nota ha ricordato che il concerto è sold out e ha invitato le persone a non venire all’arena senza biglietto. Altri, purtroppo per gli appassionati, non saranno messi in vendita.

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