Roberto Piccinelli

di D.B.

Umbria jazz ha un nuovo direttore generale. Nelle scorse settimane si è conclusa la procedura relativa all’avviso pubblicato dalla Fondazione per individuare il nuovo dg. UJ ha scelto di affidare l’incarico al manager Roberto Piccinelli. Laurea in Scienze politiche alla Sapienza di Roma, Piccinelli ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito delle risorse umane in più multinazionali come Contship, Roche e poi Epta. Piccinelli è anche presidente della onlus Spazio Nautilus, associazione di volontariato che si occupa di aindrome di Asperger. L’altro candidato era il ternano Nicola Nulli Pero, attualmente direttore delle farmacie comunali di Terni.

UJ Winter Nel frattempo Uj ha alzato lunedì il sipario sul cartellone della trentesima edizione di Umbria jazz winter, in programma a Orvieto dal 28 dicembre al primo gennaio. Un festival (i biglietti sono a disposizione da lunedì) volutamente variegato e che offre proposte da conoscitori assieme a spettacoli più da intrattenimento. «Il filo rosso che lega il programma – assicura UJ – è la costante ricerca della qualità». A Orvieto si potrà ascoltare la nuova produzione originale del festival con la Umbria Jazz Orchestra, ed è una produzione molto impegnativa e altrettanto ambiziosa, con Joe Lovano, arrangiamenti e orchestrazioni di un vero esperto della materia come Michael Gibbs e la partecipazione di Steve Wilson, Peter Washington e Lewis Nash.

Gli omaggi Wilson e Nash sono in programma anche nella formula del duo sax-batteria Duologue. Il «capitolo omaggi» – riferiscono gli organizzatori – comprende lo spettacolo di musica e reading Viva/De André, a cura di Luigi Viva, autorevole studioso di Fabrizio De André, e con ospite Danilo Rea, a 25 anni dalla morte di Faber; «We Wonder», dedicato alle più belle canzoni di Stevie Wonder con il classico quartetto di Fabrizio Bosso con ospite speciale Nico Gori, sax e clarinetto; «Dear Dexter», quintetto con Piero Odorici, in memoria del grande Dexter Gordon, leggenda del sax tenore e del bebop, a cento anni dalla nascita; un omaggio a John Coltrane è il tema dei concerti del quartetto guidato da Chico Freeman, storico sassofonista del jazz di Chicago, e dal pianista romano Antonio Faraò, uno dei musicisti italiani più noti anche all’estero.

Rava e non solo Una delle star del festival è Cécile McLorin Salvant, astro della vocalità, con un pregevole sestetto di cui fanno parte Sullivan Fortner, Marvin Sewell, Alexa Tarantino, Yasushi Nakamura, Keita Ogawa. Si potranno anche ascoltare Tarantino, Fortner, Nakamura e Ogawa, ovvero il quartetto di Alexa Tarantino sassofonista in grande ascesa. Enrico Rava torna alla testa di un quintetto, i Fearless Five, composto da musicisti delle giovani generazioni. Alessandro Lanzoni e Francesco Cafiso sono oggi tra i musicisti italiani di punta, ed entrambi godono di un grande credito a livello internazionale. Spazio a anche per Ray Gelato & The Giants: con il suo swing ironico che sa d’altri tempi Ray Gelato, cantante e sassofonista, è diventato, edizione dopo edizione, uno dei beniamini del pubblico di Umbria Jazz.

Il programma Inutile poi presentare la street band toscana dei Funk Off a chi frequenta Umbria Jazz. Tra le altre certezze anche il presentatore e performer di Radio Monte Carlo Nick The Nightfly. Gli anni formativi nella capitale mondiale del jazz, New York, ed il profondo legame con la musica classica sono invece alla base dell’ispirazione di Olivia Trummer. Cantautore e pianista napoletano, Lorenzo Hengeller ha vinto il Premio Carosone 2007. È proprio Renato Carosone, con Lelio Luttazzi, Gorni Kramer, Fred Buscaglione, fino a Vittorio De Sica, il modello cui sembra rifarsi Hengeller, sia nelle sue canzoni che nella rilettura dei grandi classici del songbook italiano del periodo anni ’30-’60. Il trio Accordi Disaccordi in undici anni di attività ha collezionato tour in tutto il mondo, partecipando ai più importanti festival.

Gli italiani Una fotografia in bianco e nero della musica americana delle radici, quando il jazz stava nascendo e le sue forme erano ancora arcaiche: è questa la mission degli Sticky Bones, band italianissima. Nel nuovo album di Filippo Bianchini e Luca Mannutza, «A tu per tu», c’è il senso di un incontro musicale. Un incontro che si ripete dal vivo. Bianchini è umbro di origini (è nato proprio a Orvieto) e per formazione (diploma in sassofono al Conservatorio di Perugia) ma musicista internazionale per i lunghi soggiorni all’estero, in particolare in Olanda e in Belgio. Luca Mannutza, sardo, un diploma al Conservatorio di Cagliari, è tra i pianisti jazz italiani più affermati. Lovesick: è una divertente band composta da due musicisti bolognesi, Paolo Roberto Pianezza e Francesca Alinovi, entrambi cantanti e polistrumentisti, insieme ad Alessandro Cosentino al violino. Le loro influenze musicali sono profondamente radicate nel country americano, nel rock’n’roll e nello swing anni ’40 e ’50.

Gospel I cori di musica religiosa sono stati presenti, con pochissime eccezioni, in ogni edizione di Umbria Jazz Winter, tanto da rappresentare un tratto identitaria del Festival. Quest’anno torna in Umbria il Virginia State Gospel Choir, che a una imponente presenza scenica (30 elementi sul palco) unisce un altissimo livello musicale. Il Virginia State Gospel Choir è tra i cori più attivi e rinomati della scena gospel americana. Umbria Jazz Winter offre come di consueto una vetrina di prestigio riservata ai musicisti emergenti. Due le band incluse nel programma. Kaleidoscope Quartet ha vinto il Conad Contest di quest’anno, svoltosi a Perugia durante l’edizione estiva. Berklee/Umbria Jazz Clinics Award Group è la band formata dai migliori allievi dei corsi della rinomata scuola di Boston.

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