‘Saluti e baci da..’, questa l’espressione che precede il nome di un luogo, oggi associata ad una foto postata su Facebook, Intagram, Twitter o inviata per messaggio tramite Whatsapp o Telegram; la stessa che un tempo compariva invece sul retro delle cartoline, spedite per posta con l’apposizione di un francobollo e che i più giovani forse non sanno neppure cosa siano. A diffonderle, fu un imprenditore ternano, Virgilio Alterocca. L’assessore ai Lavori pubblici Enrico Melasecche vorrebbe oggi farne un museo.
Virgilio Alterocca «Venti anni fa, era da poco insediata la giunta Ciaurro, visitai in Via Marco Claudio ciò che rimaneva della vecchia Tipografia Alterocca prima della sua demolizione. L’immobile era stato venduto ad un costruttore per realizzarvi un moderno edificio che prese il nome proprio dall’originario titolare di quella tipografia, il mitico Virgilio Alterocca, imprenditore attivissimo ma anche uomo di cultura che molto bene fece alla città e che inondò delle sue cartoline dal suo ternanissimo opificio tutta Italia, direi tutto il mondo, prima in bianco e nero, poi a colori. Christian Armadori, giovane ternano appassionato di storia locale, ormai londinese di adozione, ha scritto recentemente un libro interessante sulla sua vita. Tutte le città d’Italia – racconta ancora Melasecche – furono immortalate perché qualsiasi turista potesse, inviandole a parenti ed amici, mostrare la bellezza dei luoghi visitati. Cartoline anche adatte a mandare auguri di compleanno o saluti agli amici. Una tradizione quella ormai tramontata in un mondo globalizzato in cui le immagini viaggiano a velocità supersonica e le web cam ci trasmettono in tempo reale luoghi e panorami lontanissimi. Erano gli anni in cui gli ultimi edifici della Terni prebellica, rimasti in piedi dopo i bombardamenti, lasciavano il posto alla nuova Terni che prepotentemente si faceva avanti con le nuove edificazioni anche di pregio. Ricordo che cercammo di salvare alcune di quelle macchine da stampa antiche, peraltro non più in uso da molti anni, mentre purtroppo non potemmo fare altrettanto con delle mastodontiche e complesse linotype impossibili o quasi da trasportare».
Melasecche e il museo della cartolina «Nel dibattito cittadino di quegli anni, seguivo personalmente tutte le vicende che potessero dare lustro alla città, in cui spesso intervenivano Vincenzo Pirro e Telesforo Nanni. Il tema della creazione di un Museo della cartolina era argomento ricorrente, unitamente alla ipotesi di collocare il deposito nella attuale Bct. Dovemmo scartare però quella idea e ricordo ne parlammo proprio quando inaugurammo in pompa magna l’attuale Biblioteca. Venne in visita per l’occasione l’allora Ministro della Difesa del primo governo Berlusconi. Il ventennio successivo ha dimenticato quella idea e quella enorme raccolta di cartoline, carica di polvere e relegato nei locali a pian terreno ben poco adatti di Palazzo Carrara, oggi sede dell’Assessorato alla Cultura, in cui ci accingiamo a restaurare la bellissima Sala Apollo e Dafne che, grazie alla munificenza della Fondazione Carit, stiamo per restituire alla città. Questo nostro archivio Alterocca è unico al mondo. Ancor oggi in mano a privati, costituisce un deposito prezioso di cartoline e di matrici, importantissimo per la storia non solo di un’attività tipografica ed editoriale in auge per un periodo lunghissimo ma quale testimonianza di un costume d’epoca e di un intero Paese. Quella idea, caduta nell’oblio in questo primo ventennio del ventunesimo secolo, merita di essere rivalutata e soprattutto materializzata. La aggiungerei molto volentieri nel nostro programma di governo unitamente a quella del Museo delle Armi».
