Aldo Zerbini e il suo libro

di Francesca Torricelli

«Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente», diceva Indro Montanelli. E oggi – tra lavoro, famiglia, supermercato, sport – nella vita frenetica di tutti i giorni, spesso dimentichiamo questa verità. Per il continuo correre non riusciamo mai ad avere il tempo di pensare. È da questo concetto che è partita l’ispirazione di Aldo Zerbini per il suo libro, ‘Terni e lo sport nei 150 anni dell’unità d’Italia’, presentato lunedì pomeriggio, alla bibliomediateca di Terni.

La presentazione La coordinatrice dell’incontro è stata la psicologa Tullia Cianchelli, vicepresidente dell’associazione ‘Comitato regionale dell’Umbria di psicologia del gioco e dello sport’, di cui Zerbini è, invece, presidente. Erano anche presenti l’assessore allo sport del Comune di Terni, Renato Bartolini; il presidente regionale del Coni dell’Umbria, Domenico Ignozza; il Presidente provinciale dell’associazione nazionale atleti olimpici e azzurri d’Italia, Silvano Pani.

Il libro Una raccolta di immagini e testimonianze che «tracciano – racconta Zerbini – gli avvenimenti più importanti, le società sportive e i più grandi campioni della nostra città». Il filo etico del libro, racconta Tullia Cianchelli, «è lo stesso della nostra associazione. Cioè quello della realizzazione personale di uno sportivo e lo spirito di gruppo. Si parla, sì, di sport, ma anche di origini, di radici storiche. Terni, purtroppo, è stata spesso svalutata. A mio parere, il senso di appartenenza ad una città, passa anche attraverso questi valori». L’idea è nata, conclude Aldo Zerbini, «guardando l’immagine di un atleta ai blocchi di partenza. A mio parere alcune foto che raffigurano degli sportivi, sono vere e proprie metafore di vita. Da lì, appunto, l’idea di ricostruire la storia di Terni, attraverso lo sport, perché è grazie al passato che possiamo capire meglio il presente e affrontare il futuro. È stata dura, alle volte, riuscire ad ottenere informazioni, mi sono quasi messo in ginocchio, ma ne è valsa la pena».

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