di Alessio Crisantemi
«Avevamo il mostro in casa e non ce ne eravamo accorti». Inizia con questo triste adagio, lo spettacolo di Serena Dandini, ‘Ferite a Morte’, andato in scena ieri al Teatro Secci di Terni. Un’opera interamente dedicata al dramma della violenza sulle donne, portata in scena e proposta al pubblico in una duplice chiave, drammatica e ironica al tempo stesso, e in grado di mettere in luce tutte le sfumature di un’autentica piaga della nostra epoca, purtroppo assai diffusa anche nel nostro paese. Un doppio registro con sui si alternano una serie di monologhi al femminile. Scorci di vita quotidiana, di tragedie domestiche, raccontati dalle stesse vittime, sulla falsariga dell’Antonologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Un’opera che Dandini ha costruito con la collaborazione di Maura Misiti, ricercatrice del Cnr, con i testi che attingono alla cronaca e alle indagini giornalistiche, dando voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un familiare. Sul palco ci sono attrici di livello: Lella Costa, Orsetta De’ Rossi, Giorgia Cardaci e Rita Pelusio che si alternano sulla scena e narrano storie diverse ma drammaticamente simili tra loro.
Ferite a Morte è un’occasione per riflettere su un tema di cui non si parla mai abbastanza, nel tentativo di coinvolgere l’opinione pubblica, oltre ai media e le istituzioni. «Tutti i monologhi di Ferite a morte – spiega Serena Dandini – ci parlano dei delitti annunciati, degli omicidi di donne da parte degli uomini che avrebbero dovuto amarle e proteggerle. Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo pensiamo che non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica». In Italia sono uno ogni due o tre giorni queste «morti annunciate». Eppure non esiste ancora un approccio nazionale nei confronti di questo problema che viene sostanzialmente delegato sui territori alle varie associazioni. Anche per questo le attrici vanno in scena, in ogni episodio, in abito scuro e scarpe rosse. A richiamare l’iniziativa dell’Onu contro la violenza di genere. Il teatro diventa così uno strumento di denuncia, parlando alla società e tentando di avviare un cambiamento culturale. E il pubblico di Terni sembra aver recepito il messaggio.
