Bracco, Cucinelli e Ruggieri

di Daniele Bovi

Il Teatro stabile dell’Umbria cambierà volto in profondità. Il punto su quello che è il Tsu oggi e su cosa sarà domani è stato fatto venerdì a Solomeo durante un incontro con la stampa al quale hanno partecipato il presidente Brunello Cucinelli, il direttore artistico Franco Ruggieri e l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco. In ballo c’è la riforma del settore (legata alla legge ‘Valore cultura’) che entrerà in vigore nel 2015 e che, sostanzialmente, poggia su cinque punti che verranno applicati in misure differenti per ciascuna delle categorie previste dal nuovo decreto: innalzamento generalizzato dei requisiti tecnici, progetti che dovranno essere triennali (come i finanziamenti), maggiore coinvolgimento delle Regioni e nuovo sistema di quantificazione del contributo. Una riforma anche duramente criticata e che divide i teatri in due categorie: quelli di «interesse nazionale» e quelli di «rilevante interesse culturale». Per quanto riguarda i primi, gli enti locali dovranno dare il 100% di quello che dà il Ministero attraverso il Fondo unico per lo spettacolo; per i secondi, la percentuale scende al 40%.

La riforma In molti, anche se alla fine probabilmente si conteranno sulle dita di una mano e saranno quelli delle grandi città, mireranno a diventare teatri nazionali, mentre Ruggieri sul punto sgombra subito il campo: «Noi – ha detto – non abbiamo mai pensato di candidarci a teatro nazionale e secondo me questi non dovranno essere più di due». «La dimensione più ‘tagliata’ sulla nostra esperienza – aggiunge Bracco – è quella del teatro di rilevante interesse nazionale». A dimostrarlo ci sono i numeri: i primi dovranno replicare alcune produzioni per 45 giorni, una cifra enorme per una regione di 900 mila abitanti. Semplicemente «l’Umbria – sottolinea Bracco – non ha un bacino da teatro nazionale». Altri numeri fondamentali sono quelli che riguardano i conti. Complessivamente il bilancio del Tsu vale cinque milioni di euro: un milione circa arriva dai fondi statali, 1,350 milioni dei quali 850 mila dalla Regione (ma Bracco per il 2015 ne promette 900 mila come in precedenza), e il resto da alcuni Comuni (quello di Perugia ne mette sul piatto 300 mila).

I numeri Poi ci sono 500 mila euro che vengono garantiti da sponsor (cioè Cucinelli e Liomatic) mentre il resto dagli incassi. Tradotto in percentuale, il 20% lo mette lo Stato, il 30% le istituzioni locali, il 15% gli sponsor e il 35% il pubblico. «Un fatto straordinario – dice il presidente riferendosi a quest’ultimo dato -. Nel 2013 abbiamo chiuso il bilancio in pareggio mentre nel 2014 ci andremo vicini». ‘Spremere’ di più dagli spettattori non è possibile, dato che gli abbonamenti vanno a gonfie vele (oltre 4.300, pochissimi i posti liberi), i prezzi non si possono alzare e più poltrone, ovviamente, non si possono aggiungere. Nel complesso le risorse bastano a tenere in piedi palchi e attori ma non un centesimo si può togliere perché «siamo – spiega Cucinelli – al limite delle forze. Ringrazio gli enti locali perché so che sono in difficoltà, e speriamo che possano anche in futuro riuscire a sostenere le nostre stagioni teatrali». Bracco sul capitolo finanziamenti chiede maggiore «coinvolgimento fattivo», cioè maggiori risorse da parte del territorio anche perché seppure ad oggi «nulla è scoperto, se un domani gli enti venissero meno – prefigura Cucinelli – si va in difficoltà. Io però spero che non cambi niente».

Niente segreti Spoleto non si dovrebbe sfilare dalla compagine e Perugia neppure: «Ad oggi – sottolinea Ruggieri – non ho segnali che facciano pensare a diminuzioni dell’impegno economico. Ho incontrato due volte il sindaco Romizi e lui ha capito la situazione e, anzi, vorrebbe ampliare la collaborazione». Comune di Perugia che allo stato dei vantaggi ce l’ha. I costi del teatro Morlacchi infatti sono sulle spalle del Tsu e ammontano a 700 mila euro l’anno, «una cifra doppia rispetto a quella che mette il Comune» e che palazzo dei Priori dovrebbe affrontare in caso di gestione autonoma del teatro (tra i due enti la convenzione scade a fine anno). «Tutti conti – osserva patron Cucinelli – che a differenza di quanto detto non sono segreti perché sono sul sito. Quanto allo stipendio del direttore, percepisce 5.300 euro al mese che diventano 4 mila netti». Il Tsu poi non ha «tre direttori» bensì a Ruggieri sono affiancati due 40enni «e così magari uno di loro, in futuro – conclude Cucinelli- potrà prendere il suo posto».

Riorganizzazione La riforma però non riguarderà solo il Tsu bensì anche i centri di produzione e le cosiddette «residenze teatrali», ovvero quei progetti culturali legati al territorio dove una compagnia progetta spettacoli: «Sarà un’occasione – dice Bracco – per una riorganizzazione complessiva». Il disegno della Regione potrebbe prevedere due soli centri di produzione (uno per provincia) e residenze nelle quali coinvolgere le regioni vicine. Da ultimo sul tavolo è finita anche la questione del teatro Pavone di Perugia. Il Comune di Perugia sta reperendo una parte delle risorse per l’ammodernamento (un’altra dovrà arrivare dai privati) mentre almeno secondo quanto stabilito all’ultimo secondo della giunta Boccali la gestione della struttura dovrebbe essere affidata al Tsu per 12 anni. Dovrebbe perché Ruggieri ci va coi piedi di piombo: «Ad oggi non c’è nessuna convenzione firmata, aspettiamo di essere convocati dal Comune». Tutto però è stato messo pubblicamente nero su bianco in una delibera. Possibile che il Tsu non sia stato coinvolto a sufficienza? «Se è stata una forzatura elettorale? La domanda dovete farla ad altri. E la delibera io non l’ho vista».

Twitter @DanieleBovi

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