di M. R.
Come volevasi dimostrare là sotto si nasconde qualcosa di interessante. Le indagini condotte dall’Img di Roma col georadar nella giornata di lunedì avrebbero già dimostrato la presenza di un complesso monumentale di epoca romana. Gli ambasciatori della Valnerina Luca Tomio e Sebastiano Torlini, nominati dal sindaco di Ferentillo Paolo Silveri lanciano la sfida alla politica locale: «L’abbazia ci regala ogni volta nuovi dati e nuovi spunti di ricerca ma ormai è giunta l’ora di iniziare concretamente degli studi sistematici del sito e lo scavo archeologico è il passo indispensabile da fare nel prossimo futuro. Siamo ancora in attesa dei dati definitivi, ma dalle prime rilevazioni effettuate si può già dire che nella parte antistante l’ingresso dell’abbazia il georadar ha restituito dati positivi circa la presenza di una necropoli ora tutta da indagare archeologicamente».
Tomio e Torlini I due studiosi al lavoro per la promozione del territorio e delle sue bellezze dicono molto, ma non troppo sui primi risultati: «Una panoramica precisa sui dati emersi dall’esplorazione del terreno con le onde elettromagnetiche la forniremo il prossimo 18 marzo». Quel giorno a San Pietro in Valle a Ferentillo è in programma una giornata di festa per la riapertura dell’abbazia, che sta scontando ancora le conseguenze del terremoto, sarà occasione di confronto con le istituzioni civili e religiose oltre che di coinvolgimento della cittadinanza. Tomio: «Una cosa importante che ha rilevato il georadar è che le spalle della fila di archi, nella zona est, connesse all’abbazia hanno una fondazione di almeno 3 metri. Questo dato è incompatibile con una struttura medievale e come conferma anche la modalità costruttiva delle murature sembra più plausibile ipotizzare una struttura di sostruzione di epoca romana, verosimilmente connessa ad un’opera viaria, se non la Flaminia stessa, un suo diverticolo importante».
La via Flaminia Torlini: «Questo dato ci deve far riflettere sulla necessità di delineare il tracciato della Via Flaminia che collegava Terni con Spoleto. La capillarità della frequenza romana nella zona di Ferentillo fa pensare a un sistema complesso di insediamenti che aveva la necessità di un sistema viario di collegamento, che si snodava sia verso monte con il tempio già indagato di Monte Moro sia verso Scheggino con le varie attuali frazioni lungo il Nera e probabilmente con il sito ancora da indagare del Colle Borcino». «Come avviene per il complesso di San Giovanni de Budris ad Acquasparta – spiega il critico milanese Tomio – il sito longobardo poi benedettino di San Pietro doveva insistere su una precedente struttura romana, verosimilmente un santuario dedicato ad un dio silvano, annesso al tracciato viario di cui resta l’imponente struttura ad archi e nei cui pressi, nella zona absidale dell’attuale Abbazia, si riscontra ancora non solo la pavimentazione romana ma anche quella rabbrecciata di epoca altomedievale». Restada capire come e con quali modalità i Longobardi abbiano costruito il loro luogo di culto su un preesistente sito romano a cui sembrano essersi sovrapposti in maniera molto stringente.
@martarosati28
