di Filippo Coarelli – professore emerito dell’Università di Perugia, accademico dei Lincei, accademico di Francia
Con una certa sorpresa sono stato informato della conferenza dell’ingegner Luciano Vagni, in cui (martedì 17) sarebbero state presentate nuove, clamorose novità sulla Perugia etrusca. Insieme alla collega Simonetta Stopponi, nota etruscologa, ho raggiunto la Sala dei Notari alle ore diciassette, per prendere conoscenza di tali scoperte. Già nel corso della presentazione siamo venuti a sapere che si trattava del rovesciamento delle datazioni di due importanti monumenti antichi della città: le mura e le relative porte (Arco Etrusco e Porta Marzia) e il mosaico di S. Elisabetta: le prime venivano declassate a mura romane, il secondo (forse per compensazione) promosso a manufatto etrusco.
Devo dire che avendo alle spalle quasi settanta anni di ricerca e di insegnamento universitario (più di trenta dei quali a Perugia) e di attività archeologica sul campo in vari luoghi sperduti dell’Italia avevo avuto innumerevoli occasioni di imbattermi in rappresentanti di un tipo umano molto diffuso nel nostro paese, l’esperto dilettante di memorie locali, sottospecie generata dal nostro endemico campanilismo: per intenderci, scopritori del segreto della lingua etrusca o di oscure mene dei Templari. Non illudendomi di poter convincere persone, in genere molto testarde e refrattarie al ragionamento, mi astenevo sistematicamente dall’intraprendere discussioni con loro, che sapevo perfettamente inutili: dopo tutto, si trattava solo di maniaci inoffensivi, per il resto individui quasi normali e addirittura simpatici.
Ma qui il problema era diverso: tra il pubblico presente, per fortuna scarsissimo, venivo a sapere che si trovavano anche presidi di scuole statali; inoltre, che erano previsti (fatto confermato nel messaggio di Umbria 24) «ulteriori considerazioni sull’antico teatro che si trova a ridosso dei Tre Archi, sotto Palazzo della Penna» (sarebbe bastato consultare l’ottima guida archeologica dell’Umbria Laterza, per sapere che si tratta in realtà di un anfiteatro); ma soprattutto (ahimé) incontri con le scuole: con la sinistra aggravante che la proposta dell’associazione Catha «era stata accolta da quindici associazioni cittadine per candidare a patrimonio Unesco Perugia etrusca, capitale dell’umanità». Immaginando facilmente la faccia dei funzionari europei, tra i quali si trovano certamente persone civili e mediamente informate, davanti a motivazioni deliranti quali quelle esposte dall’Ing. Vagni (e suppongo condivise dagli altri promotori) e considerando le inevitabili conseguenze disastrose che ne sarebbero seguite, per quel poco di amore per il nostro disgraziato paese che ancora mi resta, considero doveroso prendere posizione in merito.
In primo luogo, è dimostrato (da studi pubblicati nella stampa scientifica, di Francesco Roncalli e anche miei) che le mura antiche di Perugia sono del IV secolo a.C., mentre le due porte monumentali sono un’aggiunta della metà del III: dunque certamente opere “etrusche”, fino a prova contraria. Quanto al mosaico di S. Elisabetta, si tratta di un interessante esempio della produzione in tessere bianche e nere, corrente in età imperiale romana, e precisamente nel II secolo d.C. (ritengo che la data comunemente accettata ad età adrianeo-antonina debba essere rialzata di circa un cinquantennio, fino a Traiano): su questa tipologia esiste una letteratura scientifica immensa, che non è qui il caso di citare e di cui il Vagni non ha certamente nozione. Gli consiglierei di rivolgersi a una delle migliori specialiste attuali e mia ex allieva, Valentina Vincenti, che tra l’altro ha pubblicato di recente un enorme volume sui mosaici di Villa Adriana, più o meno contemporanei a quello perugino: abita a Perugia, e posso eventualmente fornirgli il numero di telefono.
Ma il vero problema si trova a monte: il fenomeno di discredito che sembra oggi coinvolgere qualsiasi tipo di competenza è ormai virale, e ne abbiamo avuto piena coscienza in seguito all’epidemia di Covid e alla diffusione dei no-vax. Per quanto mi riguarda, non mi azzarderei a discutere con il Vagni di strutture in cemento armato o di ponteggi Innocenti, ma pretendo che egli si astenga dal pontificare su argomenti di cui non sa nulla, soprattutto minacciando di manipolare studenti indifesi, coinvolgendo addirittura le istituzioni europee, e ridicolizzando così non solo se stesso (ciò che ovviamente non sarebbe grave) ma la nostra città e il nostro paese.
