di Sebastiano Pasero
La cultura è caffè, tramezzini e pure un boccale di birra. La cultura è qualcosa che si beve e si mangia e che può essere un alimento per la città affamata di nuove identità, di rilancio, di sfide. Terni alla prova della cura di Musicarte, un’associazione nata un anno fa, oltre 50 iscritti, tanta voglia di fare, mettendo in campo un format semplice: poesia e cipolla, musica e pane. «Noi cerchiamo di portare i nostri artisti, soprattutto giovanissimi, nei luoghi di ritrovo e della socializzazione, nei locali, nelle piazze, questo serve ai ragazzi ad uscire dal guscio, a trovare persone che li ascoltino e li apprezzino, questo, se ci pensiamo bene, serve al tessuto economico della città che così trova nuova vitalità, nuove persone, nuovo movimento», dice Sabrina Longari, 45 anni, 14 di lavoro in un call center, una grande passione per la scrittura.
Cultura come nuova identità «Siamo un’associazione di volontari, senza scopo di lucro, anzi pensiamo che il guadagno possa farlo la città, con appuntamenti culturali che sono momento di espressione, ma anche occasione di intrattenimento, di lavoro per il tessuto commerciale di Terni che ha bisogno di essere attrattivo, di avere dinamiche diverse da quelle degli ultimi anni. Non è una visione utopistica la nostra: spesso sono i gestori dei locali che ci chiamano e ci dicono di organizzare qualcosa insieme. Noi abbiamo una visione della cultura concreta, la cultura come espressione di una città ricca di talenti, di voglia di esprimersi, ma la cultura anche come nuovo elemento identitario, che si accompagni a quelli ampiamente consolidati come la fabbrica che pure non riescono ad essere più esaustivi non solo dal punto di vista economico. Terni vuole anche altro e l’espressione artistica può contribuire a costruire una nuova città».
Tante energie positive «Noi non neghiamo che ci sia una dimensione cittadina di difficoltà, la città trascurata, con pochi spazi a disposizione per la propria creatività, con le serrande abbassate e che pure cerca punti di riferimento che al momento sono pochi e deboli, ma vediamo anche che ci sono tante energie positive, che c’è una voglia di esprimersi che colpisce chi viene da fuori. Romina Tondo, la responsabile della casa editrice Letteratura Alternativa con la quale collaboriamo, ogni volta che viene da Asti è meravigliata dall’interesse che esprime Terni, una partecipazione che riscontra in pochissime altre città italiane».
Tanti piccoli locali L’identità, i luoghi simbolo, il ritrovarsi: «La Terni dei nostri vent’anni, degli anni ’80 e ‘90 aveva locali simbolo come il Carpe Diem, il Parsifal, oggi ce ne sono anche di più, c’è una rete ampia e diffusa di locali, ma magari non sono entrati nell’immaginario della città perché aprono e chiudono, cambiano gestione, aspetto. Se aggiungiamo che alcuni locali storici, che risalgono agli anni ’60, hanno chiuso o se la passano male, il quadro è completo», aggiunge Riccardo Merlini, 43 anni, assicuratore, un altro degli animatori dell’associazione che ha come base il circolo Arci L’Accademia del tempo libero, in viale della Stazione.
David, uno di noi Le figure di riferimento della città: «Come associazione – dice Sabrina Longari – abbiamo lavorato al manifestazione in ricordo di David Raggi e lo faremo, molto volentieri, di nuovo, a luglio». David Raggi, assassinato tre anni fa, uno dei simboli della ‘nuova’ Terni: «Un ragazzo vittima di un qualcosa che può accadere ad ognuno di noi, un ragazzo perbene, volontario del 118, attaccato alla famiglia, che aveva iniziato a lavorare per essere autonomo, una bella figura, di una Terni molto positiva».
Ripartire dai ragazzi Ecco, come andrà a finire la partita, riuscirà la città a ritrovare lo sguardo che tende all’orizzonte? «Le crisi portano a cambiare, ad attrezzarsi con nuove risorse, a mettere in campo delle risposte. Occorre far nascere maggiore fiducia, soprattutto per le nuove generazioni che sembrano le più disorientate, dargli segnali positivi, che diano slancio. Nel nostro piccolo: consentire a un ragazzo di esporre le proprie foto, di proiettare i propri video, di far ascoltare la propria voce, è già qualcosa di importante. Occorre iniziare a dire ai ragazzi che all’andare via da Terni c’è anche l’alternativa di restare a Terni per cambiare le cose. Su questo versante si potrebbe fare di più con l’aiuto delle istituzioni che devono tornare ad essere protagoniste in questa città». Di rimando Riccardo Merlini: «Anche io sono ottimista, Terni, nella sua storia, ha saputo superare altre crisi, come quella dei licenziamenti degli anni ’50, è fondamentale liberare le energie che ci sono, magari partendo, rigenerandole, dalle radici di Terni, l’accoglienza, la solidarietà, il rimboccarsi le maniche, perché le radici se sono profonde non gelano».
