di Giorgia Olivieri
Un dialogo, e non un confronto, tra le opere di due tra i più grandi artisti umbri, Perugino e Alberto Burri, con il nero come comune denominatore. La mostra Nero Perugino Burri, visitabile dal 22 giugno al 2 ottobre 2023 a Palazzo Baldeschi, nasce dall’intuizione e dal desiderio di vivere l’arte come «tutta contemporanea, perché siamo noi a fruirne». Continuano così a Perugia le celebrazioni per il cinquecentenario dalla scomparsa del maestro Vannucci.
L’allestimento La mostra Nero Perugino Burri vede come punto di partenza l’intenzione di valorizzare la tavola della Madonna col bambino e due cherubini di Perugino di proprietà della Fondazione Perugia. Quest’opera, caratterizzata da uno sfondo nero, dà quindi il via allo svilupparsi del tema, che vede come secondo termine di paragone della mostra le opere di Burri, concesse in prestito della Fondazione Burri. Il dialogo tra i due artisti si sviluppa in dieci sale, che raccolgono a loro volta lo stesso numero di opere per ciascun artista, alcune firmate dal Perugino sono state portate a Perugia grazie ai prestiti degli Uffizi e del Louvre. L’allestimento si basa, quindi, su associazioni di colori, forme o temi tra i due artisti, pensate come una «una poesia» sia per «chi ama l’arte antica che per chi ama l’arte contemporanea».
Le opere A parlare tra loro ci sono quindi il Ritratto di Francesco delle Opere di Perugino e Catrame di Burri, l’Imago Pietatis del primo e il Rosso dell’altro, il Ritratto di giovinetto del Vannucci e il Ferro del tifernate. Le opere in mostra di Perugino si collocano in quell’arco temporale della vita del maestro trascorso a Venezia, negli anni 90 del Quattrocento, quando subisce la forte influenza della pittura fiamminga. Per Burri, invece, il nero è un tema ricorrente in tutta la sua produzione artistica, specialmente all’inizio della sua produzione nei Catrami del 1948, alcuni dei quali in mostra.
Il nero «L’interpretazione di questo dialogo viene lasciato allo spettatore – spiega la curatrice Vittoria Garibaldi – a capire chi comincia prima tra i due artisti in ogni sala». Si tratta di un «miracolo, questo sentimento comune dello stare bene insieme» per la storica dell’arte Garibaldi, che sottolinea come «l’arte è contemporanea perché noi la vediamo ora, vediamo questi due artisti insieme, che ci parlano, e non ci importa niente se hanno 500 anni di distanza». Il nero, spiega la curatrice, «più che mangiare i colori li risalta, è luce, è buio, è tenebra, è vita, è morte, le interpretazioni sono rimandate alla nostra sensibilità personale».
Impatto d’urto «Una compresenza che annulla il tempo e diventa eterno presente», così descrive la mostra Bruno Corà, curatore e direttore della Fondazione Burri. «Volevamo che lo spettatore subisse un urto e un’osmosi che poi inizia a sciogliersi lungo la visita, per cambiare punto di vista sulle cose», questo lo scopo della mostra secondo Corà. «Sul denominatore comune del nero abbiamo costruito questo episodio che abolisce molti pregiudizi, il più duratore dei quali è ritenere che le opere d’arte del Cinquecento non siano compatibili con quelle del XX secolo, nel grande buio in cui immergiamo lo spettatore vogliamo mettere in luce questo aspetto», conclude il curatore.
Visita La mostra sarà aperta al pubblico, a partire da giovedì 22 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 19.30 e il sabato e la domenica dalle 10.30 alle 19.30. Il costo del biglietto d’ingresso è di 7 euro, ridotto 4 euro, e on il biglietto della mostra sarà possibile visitare anche le collezioni permanenti esposte a Palazzo Baldeschi. L’acquisto del biglietto della mostra, inoltre, darà diritto all’ingresso agevolato ai Musei di palazzo Albizzini Fondazione Burri a Città di Castello e viceversa.
