Alcuni degli oggetti ritrovati (foto U24)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Setre, Tettia, Vibius, Astia Ampinea. Uomini e donne vissute nell’antica Perugia tra il secondo secolo avanti Cristo e la prima metà di quello successivo, sepolti in una piccola tomba rinvenuta dalla Soprintendenza per i beni archeologici a Elce (nella zona vicina all’Onaosi) e della quale Umbria24 ha riferito settimane fa. Un ritrovamento che, durante la conferenza stampa di mercoledì all’Ipogeo dei Volumni in cui sono stati presentati i reperti e i primi risultati scientifici, il soprintendendente Mario Pagano ha definito «interessantissimo». Una piccola tomba a camera, senza la lastra di chiusura, riportata alla luce tra giugno e luglio nel corso dei lavori di scavo portati avanti vicino alla grande tomba dei Cacni, il cui tesoro storico-scientifico, composto da oltre 20 urne e dall’intero corredo, è stato recuperato dai carabinieri alla fine di giugno in quello che è stato definito uno dei più importanti ritrovamenti per l’etruscologia degli ultimi decenni.

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Sei urne La seconda tomba è di due metri per due, con una banchina a elle dove erano collocate sei urne (due senza coperchio) in travertino: due con iscrizioni etrusche (un uomo di nome Setre e una donna chiamata Tettia) e due latine (Vibius e Astia Ampinea, il cui cognome compare anche in un’altra urna ritrovata a Castel del Piano). Si trattava probabilmente di uomini liberi e, vista la fattura decisamente meno pregevole rispetto a quella che caratterizza le urne dei Cacni, di una famiglia non di alto rango. Due le urne decorate sulla parte anteriore, la più bella delle quali presenta un vaso in altorilievo. Insieme alle urne un non ricchissimo corredo funerario, perlopiù composto da ceramiche da mensa tra cui 12 brocche (gli ellenistici lagynoi) che servivano per contenere anche del vino profumato, nove piatti, tre ciotole, piccoli strumenti da toletta come otto unguentari e tre specchi in bronzo, in pessime condizioni e dei quali è andata distrutta la cornice in legno.

L’OPERAZIONE IFIGENIA E I BENI RECUPERATI

Il periodo Tipologie molto comuni e diffuse tra il secondo e il primo secolo avanti Cristo nelle necropoli ellenistiche del territorio perugino e che, in particolare, trovano confronti molto stringenti con gli esemplari provenienti dalle sepolture di Strozzacapponi. Il periodo storico, come testimoniano le scritte latine, è quello di passaggio che porta alla romanizzazione di questi territori, segnato dalla terribile battaglia del 41-40 avanti Cristo, con la città assediata dalle truppe di Ottaviano Augusto che, dopo la resa di Lucio Antonio, sterminarono la classe dirigente della città, e dalla lex Iulia del 90 avanti Cristo, con la quale si concedeva la cittadinanza non solo a tutti i latini, ma anche agli alleati etruschi ed umbri che non avevano preso parte alla guerra sociale antiromana.

Una mini-necropoli Quella di Elce si può definire una sorta di mini-necropoli, visto che oltre alle due tombe ne è stata ritrovata una terza mai utilizzata. Tutte e tre erano allineate probabilmente lungo una via che portava verso la pianura. Per quanto riguarda la sepoltura dei Cacni, nel corso dei lavori per la costruzione della villetta (durante i quali è emersa la tomba poi trafugata) la camera ipogea è stata completamente distrutta dai novelli tombaroli. L’unico indizio rintracciato è stato il recupero di numerosi frammenti della cassa di un sarcofago in arenaria, interrati in una buca e da collegare al coperchio (sempre in arenaria) a doppio spiovente recuperato tra i materiali trafugati dalla tomba.

Il problema degli spazi Gli oggetti della seconda sepoltura sono conservati per il momento in uno dei cinque piani del magazzino di Ponte San Giovanni («il secondo in Europa dopo quello di Londra per tecnologia» spiega la dottoressa Luana Cenciaioli della Soprintendenza), e finiranno con quelli dei Cacni nella mostra monografica che verrà organizzata a breve negli spazi delle scuderie del Quirinale. Spazi che sono uno dei problemi principali del Museo archeologico di Perugia dove, presumibilmente nel 2014, arriverà il tesoro dei Cacni. Pagano ha infatti rilanciato ancora una volta l’idea di spostare l’intero archivio di Stato in una struttura più moderna e funzionale e ha spiegato di aver chiesto ai frati domenicani i sotterranei dell’antica chiesa di San Domenico: «Aspettiamo una risposta. Il sistema museale di Perugia è carente e la politica se ne dovrebbe occupare, ci vuole una strategia». E ci vogliono anche i fondi, scarsissimi: «Il laboratorio di restauro dell’archivio di Stato – ha detto Pagano – rischiava di chiudere. Mancavano anche i soldi per ricaricare gli estintori».

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