E’ tornata all’antico splendore, all’interno della basilica perugina di San Pietro, la cappella dei Vibi eretta nel 1473 e ricostruita nel 1506 da Francesco di Guido di Virio da Settignano su incarico di Baglione Vibi. Lunedì mattina, all’interno del complesso, la Fondazione per l’istruzione agraria presentato il restauro curato da Giovanni Manuali. Una famiglia importante, quella dei Vibi, per la storia umbra e per quella della città: Raniero di Andreuccio fu il primo ‘rettore’ dell’Università di Perugia (1308) e Baglione Vibi finanziò la sacrestia dell’abbazia e abbellì la cappella di famiglia con il tabernacolo di Mino da Fiesole.
La tomba di Treboniano Gallo? La basilica poi, come spiegato in mattinata dal professor Franco Cotana, che ha partecipato alla presentazione insieme a Manuali, al rettore (e presidente della Fondazione) Franco Moriconi, alla professoressa Cristina Galassi del Cams, al presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia Carlo Colaiacovo, al professor Francesco Tei (direttore del Dipartimento di scienze agrarie), all’assessore regionale alla Cultura Fernanda Cecchini e a don Eugenio Gargiulo, priore dell’abbazia di Farfa, potrebbe riservare anche una sorpresa: da tempo infatti si parla della possibilità, avanzata qualche tempo fa dal sovrintendente Mario Pagano, che «un avo importante dei Vibi – ha detto Cotana -, l’imperatore Vibio Treboniano Gallo. Potrebbe essere seppellito sotto il campanile, la cui base ha le fattezze di un mausoleo romano: è quanto si dovrà accertare con i prossimi scavi».
La presentazione Nel corso della mattinata poi, il rettore ha annunciato che il complesso di San Pietro, e in particolare l’Orto medievale, diventerà da quest’anno il punto immatricolazione dell’Ateneo, «a ribadire l’importanza che ha per noi questo luogo». Moriconi, che ha anche sollecitato la partenza dei lavori di restauro del primo chiostro («i soldi sono stanziati da un anno»), ha sottolineato che «il complesso rappresenta un monumento unico in Italia. Eppure ci siamo resi conto che turisti, ma anche i perugini, si fermano a San Domenico senza compiere trecento metri di strada che li porterebbe alla scoperta di questi spazi. Il restauro presentato oggi è l’ennesimo intervento realizzato a San Pietro nell’ottica del rilancio come luogo di arte, spiritualità e cultura oltre che per l’attività accademica che vi si svolge; di tutto questo sono grato alla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia».
Visite guidate Da settembre poi partiranno le visite guidate, gestite dalla società cooperativa Atlante, che coinvolgeranno le suole perugine e umbre. «Puntiamo così a creare una ‘consuetudine’ – ha detto Elisa Nocentini di Atlante -, una vicinanza fra le scuole e l’Università che è la chiave per farci meglio ascoltare in occasione delle nostre iniziative e quando illustriamo la nostra offerta formativa. L’Ateneo di Perugia deve diventare infatti, sempre di più, per gli studenti della nostra regione, un naturale percorso dopo gli studi superiori, senza ascoltare le ‘sirene’ rappresentate dalle altre realtà universitarie».
