L'uccisione di Priamo del Canova

«Nonostante i gravi danni, non è affatto perduto» il bassorilievo impropriamente noto come “gesso” di Canova (in realtà realizzato con una miscela di polvere di marmo, grassello di calce e colla caseina), raffigurante «L’uccisione di Priamo» andato in frantumi nell’agosto dello scorso anno in seguito a un incidente avvenuto durante operazioni di movimentazione dell’opera all’interno dell’Accademia di belle arti di Perugia, dalla quale doveva essere portata ad Assisi dov’era in programma una mostra. A riferirlo è l’Accademia in una nota. L’opera, attualmente in fase di restauro, non si è infatti polverizzata, proprio in virtù dei materiali con i quali è stata realizzata. L’Accademia continua a monitorare le fasi del restauro, affidato alle mani del restauratore Daniele Angellotto di Firenze, individuato su indicazione della soprintendenza per i Beni culturali dell’Umbria per aver già restaurato molte opere di Canova.

I lavori Mentre la stessa soprintendenza segue periodicamente gli sviluppi del lavoro, soprattutto dal punto di vista tecnico, l’Accademia non manca di verificare ogni passaggio e problematica che possano insorgere durante i delicati lavori di riassemblaggio. Nei giorni scorsi, su incarico del presidente Mario Rampini, si sono recati a Firenze nel laboratorio di restauro di Angellotto il vicepresidente dell’Accademia Massimo Duranti ed il conservatore dei beni Giovanni Manuali per verificare direttamente lo stato di avanzamento del lavoro. «I due amministratori – è detto nella nota – hanno constatato i confortanti risultati raggiunti fino ad ora». Il grande manufatto è già ampiamente riassemblato: un’ampia percentuale della superficie è stata infatti già ricostituita, seppure non ancora fissata; come in un puzzle si è confermato che le figure sono largamente integre e le lacune, minime, riguardano principalmente le parti non a rilievo.

Restauro efficace Le moderne tecniche digitali in 3D stanno aiutando le fasi del restauro per l’allineamento dei frammenti, grandi e piccoli, e la realizzazione del supporto in fibra di carbonio. Una ditta lombarda specializzata sta passando allo scanner progressivamente tutta la superficie e svolge confronti in digitale con un bassorilievo gemello. «Il lungo e paziente lavoro – riferisce ancora l’Accademia di belle arti – consentirà un restauro efficace con reintegri molto limitati, sostanzialmente visibili e che non coinvolgono, se non marginalmente, le figure. Ciò richiederà ancora mesi di lavoro, ma quello che conta è il risultato finale, che sicuramente costituirà anche un precedente importante nella storia del restauro, vista l’importanza del manufatto, la sua dimensione e complessità di un intervento senza precedenti».

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