di Daniele Bovi
«Una presenza eccentrica per il nostro museo». Seppur con qualche giorno di ritardo causato dal lungo sciopero dei piloti di Air France, da martedì alla Galleria Nazionale dell’Umbria, a Perugia, sono esposte le due tele del Canaletto che arrivano dallo Jacquemart André di Parigi dove, fino al 19 gennaio, rimarrà aperta la mostra «Perugino maestro di Raffaello», per la quale la Galleria ha prestato sette opere «che raccontano – ha detto martedì il soprintendente Fabio De Chirico presentando i due Canaletto – tutta l’evoluzione del Vannucci». Due «vedute straordinarie», quella di piazza San Marco e quella del ponte di Rialto, che con tutta probabilità arrivano dalla collezione dell’allora console inglese nella Serenissima Joseph Smith, uomo che ha intrattenuto con Canaletto un lungo quanto a tratti burrascoso rapporto.
La storia Il console, punto di riferimento per la comunità inglese a Venezia, trovò anche molti acquirenti per Canaletto; proprio quegli inglesi a cui molto piaceva il gusto per il dettaglio del pittore veneziano. Nella collezione dello Jacquemart secondo il suo curatore Nicolas Sainte Fare Garnot, i dipinti sono arrivati attraverso l’amicizia che legò Alfred André, padre di quell’Edouard che insieme alla moglie Nélie diede vita al museo, al ricchissimo collezionista lord Hetford. Un’amicizia che legò anche i rispettivi figli. Il gusto per il dettaglio e la «vocazione documentaria» del pittore veneziano sono però solo una parte della verità contenuta nelle due tele. «Non si tratta solo di pittura di paesaggio bensì di vedute dove troviamo – ha detto De Chirico – tecniche prospettiche particolari, uno stile inconfondibile fondato sulla costruzione prospettica cui si sovrapponeva poi il singolo motivo topografico prescelto».
Vedutismo Il soprintendente, che ha presentato le due opere insieme all’assessore comunale alla Cultura Teresa Severini e al direttore regionale per i Beni culturali Francesco Scoppola, insieme ai curatori ha deciso di collocarle nella sala 39, dove sono ospitate le vedute perugine di Silvestro Massari e di Giuseppe Rossi, comprese quelle della Rocca Paolina (prima della demolizione) della quale nei giorni scorsi in un cantiere è affiorata quella che pare la Tenaglia. «A distanza di un secolo – spiega Scoppola – Rossi aveva in mente il vedutismo di Canaletto e non quello romantico». Quanto alla veduta di San Marco, il direttore sottolinea che «vale paragonare la ‘nostra’ con quelle di Madrid e di Cambridge: specialmente questa seconda è molto simile a quella che ospitiamo. Qui Canaletto mostra di non usare solo il banco ottico ma di appartenere a quella corrente che ha un approccio architettonico simile a quello di Luigi Vanvitelli».
Teatro del vero Scoppola parla di «realtà dilatata e ampliata, di teatro del vero e non solo semplice rappresentazione del vero». Centrali al proposito sono le osservazioni fatte molti anni fa da uno dei più importanti storici dell’arte italiani, ovvero Cesare Brandi, e che più volte risuonano nelle parole dei curatori. In particolare quelle riguardo alla «purezza incandescente del più piccolo tratto», il riferimento a Vermeer, la capacità di isolare la luce e il non «attirare lo spettatore dentro il quadro»: infatti più ci si avvicina più l’immagine sfuma, mentre allontanandosi l’immagine si fa nel complesso stereoscopica. «Si serve della luce – scriveva Brandi – come per messa a punto definitiva».
L’operazione L’operazione Canaletto si inserisce in un quadro più ampio di collaborazione fra Galleria e Jacquemart André, tra le quali è stata firmata una convenzione. «C’è intesa col Comune – dice De Chirico – per fare sistema. Abbiamo portato l’Umbria a Parigi nell’ambito di un progetto di valorizzazione territoriale del patrimonio». «Utilizzeremo – ha aggiunto Severini – anche i canali delle ambasciate, dei consolati e degli istituti italiani di cultura per portare le nostre eccellenze all’estero con mostre e altre attività. Vogliamo fare comunicazione per avere una visibilità internazionale». Un lavoro che Severini promette partirà il prossimo anno.
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