Un'immagine tratta dal film

Un film da guardare con gli occhi chiusi. Al Postmodernissimo di Perugia fino al 24 marzo sarà in programmazione «Il colore dell’erba» di Juliane Biasi Hendel, road movie su due giovanissime amiche non vedenti prodotto da Indyca assieme a Kuraj, con il sostegno del Mibact, di Trentino Film Commission, Piemonte Doc Film Fund e Rai 3 (Doc 3) e con il patrocinio dell’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Il film, 59 minuti, grazie alla costruzione di un vero e proprio «paesaggio sonoro» che rende il film visibile «a occhi chiusi», offre agli spettatori un’esperienza sensoriale unica. Ideato per essere percepito anche da un pubblico di non vedenti, il film si avvale del contributo del sound designer Mirco Mencacci, istituzione nel mondo del sonoro, già collaboratore di Marco Tullio Giordana, Ferzan Ozpetek, e Michelangelo Antonioni. Mencacci ha creato assieme alla regista e il team Indyca un universo sonoro che riproponesse il mondo non solo fisico ma anche emotivo delle sue giovani protagoniste nel quale immergere gli spettatori e che, per la prima volta al cinema, permette di unire nella visione persone vedenti e non vedenti.

Il film Frutto di un lavoro di oltre quattro anni, «Il colore dell’erba» racconta la storia vera di Giorgia e Giona, due giovanissime ragazze non vedenti in cammino verso l’indipendenza. Non possono vedere ciò che le circonda, ma le paure, le emozioni, gli impegni che la vita impone sono eguali a quelle di tutti i loro coetanei. Una passeggiata da sole fino a un lago diventa una sfida appassionata che le porta a misurarsi con se stesse ed è metafora dell’adolescenza, età rivoluzionaria e delicata in cui si lascia per la prima volta l’uscio di casa per affrontare il mondo in modo indipendente. «Le protagoniste mostrano come la paura del buio riguarda tutti – spiega Biasi Hendel, regista che nel corso degli anni si è misurata più volte con temi sociali – e il film restituisce questa universalità anche da un punto di vista formale. Mi piace scoprire nuovi mondi e anche l’adolescenza lo è. È un’età in cui la paura dell’ignoto invade e al tempo stesso spinge a conoscere il mondo. Giorgia e Giona diventano un esempio vivente di come questa paura possa essere affrontata, qualunque sia la sfida, per riscoprirsi ancora più forti».

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