di D.B.
Reintrodurre quanto prima la «Perugia città museo card», ovvero il biglietto unico che dava la possibilità, anche a intere famiglie, di visitare per un anno undici tra musei ed altri luoghi della cultura cittadina. È quanto chiedono i gruppi di Pd e Giubilei con un ordine del giorno presentato lunedì in consiglio comunale. La card era gestita da un consorzio formato da Polo museale dell’Umbria, Comune, Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo, Nobile Collegio del Cambio, Nobile Collegio della Mercanzia, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e Fondazione Ranieri di Sorbello. Con questo biglietto unico era possibile visitare i due Collegi, la Cappella di San Severo, la Galleria nazionale dell’Umbria, l’Ipogeo dei Volumni, il Museo archeologico nazionale, quello di Palazzo della Penna, quello delle porte e delle mura urbiche, quello capitolare di San Lorenzo, il pozzo etrusco e Palazzo Baldeschi al Corso. Nelle settimane passate però i due Collegi si sono sfilati, il consorzio è stato sciolto e quindi addio card.
RIEVOCAZIONI, UN ALBO PER AVERE PIÙ RISORSE
L’odg «Perugia – si legge in una nota a firma dei tre capigruppo Sarah Bistocchi, Giuliano Giubilei e Fabrizio Croce – si ritrova ora priva della sua card, pur essendo stata tra le prime città a sperimentare il biglietto unico che rappresentava una vantaggiosa condizione d’accesso ai musei, attiva ormai da anni e diventata un modello preso ad esempio in molte città d’arte italiane». Pd e i due gruppi che fanno capo a Giubilei parlano di «un fatto grave» e di possibili «preoccupanti ripercussioni»: «È immaginabile – scrivono – che si riduca il numero degli ingressi senza che aumenti il numero dei biglietti staccati». Da parte sua la Galleria nazionale dell’Umbria ha provveduto dando vita a una sua card annuale ma questo «non cancella la gravità del fatto e non riassorbe l’emorragia sui diversi fronti, sia economico che culturale».
La Società di mutuo soccorso A esprimere preoccupazione nelle scorse ore è stata anche la Società di mutuo soccorso: «Non sappiamo per quale motivo si sia sciolto il consorzio» dice l’associazione, aggiungendo che si tratta di una «decisione autolesionista perché grazie alla familiarità con le opere d’arte che la Carta favoriva, era diventato fecondo lo scambio tra chi la possedeva e le opere d’arte e più disinvolto il rapporto con i musei cittadini, dove i cittadini stavano abituandosi a muoversi con naturalezza partecipando anche alle iniziative». Anche la Società, che chiede al Comune di prendere in mano la situazione, parla di un possibile calo degli ingressi, sottolineando però che «la perdita più importante riguarda il rapporto sentimentale tra le opere d’arte, i musei che le espongono, gli operatori che ci lavorano e i possessori della card».
Twitter @DanieleBovi
