«Seeding change», il dossier di Perugia 2019

di Daniele Bovi

Perché Perugia si candida a capitale europea della cultura 2019? La risposta, semplice e che parte da un quadro che non fa sconti all’attuale situazione della città, l’ha data giovedì durante un lungo forum con la stampa il presidente della Fondazione Bruno Bracalente: «Perché ne abbiamo estremo bisogno. Se non c’è uno scatto culturale e nel modello di sviluppo la città rischia quello che in parte sta già accadendo, e cioè il declino. Abbiamo forte bisogno di cambiamento e la candidatura è uno strumento di riscatto».

IL NUOVO DOSSIER

Disagio «È un territorio dove si vive un disagio – ha detto il direttore artistico Arnaldo Colasanti – e noi questo disagio dobbiamo giocarlo come arma di cambiamento». Una Perugia «angosciata – si legge all’inizio del dossier – e priva di uno slancio creativo» con una «difficoltà culturale» e una «modalità di crescita che ha impoverito il centro storico» creando «spazi vuoti» vista la «mancanza di una politica urbanistica».

IL NUOVO SLOGAN: «SEMINARE IL CAMBIAMENTO»

Cuore caldo Una città con un cuore non facile da riscaldare: «All’inizio – spiega Lucio Argano, project manager della Fondazione – non abbiamo svegliato la passione. Il riscaldamento c’è stato solo dopo il passaggio in short list». In un’altra città candidata come Matera invece «i suoi cittadini sentono la candidatura come un’occasione epocale. «I perugini – osserva Bracalente – sono più smaliziati e non è facile scaldarne il cuore anche se l’interesse è cresciuto». Tre perugini su quattro, secondo un’indagine statistica contenuta nel dossier, conoscono la candidatura e la giudicano un fatto positivo. Un test al riguardo sarà il 10 ottobre, quando i sette commissari scelti dalle istituzioni Ue arriveranno in città per la visita ispettiva: «Lì – dice il presidente – vedremo se la città è presente».

IL TOUR CHE FARANNO I COMMISSARI

Appello In vista di quell’appuntamento Bracalente fa un appello ai perugini e pure ai cittadini di Assisi che saranno toccati dall’ultima parte della visita, invitandoli a prendere il nuovo dossier di candidatura (forse allo scopo andava pensato uno strumento più agile e con meno parole in inglese) che sarà presente gratis nelle edicole e a farlo loro: «Siate coinvolti – dice – in modo concreto, facendo proposte e critiche perché questo è un cantiere che rimarrà aperto per anni. Dimostrate attaccamento e sostegno». Sostegno che Bracalente, insieme all’estremo bisogno che ha la città di aggiudicarsi il titolo, vede come uno dei punti di forza della candidatura: alla Fondazione infatti, anch’essa annoverata come un altro caposaldo (Matera l’ha creata solo negli ultimi giorni) hanno aderito più di 200 soggetti che hanno promesso di dare il proprio concreto sostegno. «È – commenta Bracalente – un motore di mobilitazione».

CHI SONO I 7 COMMISSARI

Ritorno economico Altro punto centrale la società scelta, «una delle migliori a livello europeo», che in caso di vittoria si occuperà di misurare e valutare i risultati raggiunti, compreso il ritorno economico non facile da misurare nell’immediato: «Sarà – assicura Bracalente – di lungo periodo. Di sicuro ci sarà, vista la nomea di Perugia, un immediato recupero di immagine. Pensiamo alla forza attrattiva che eserciterebbe». I due pilastri sui quali si regge la candidatura sono le politiche culturali che riguardano gli eventi e gli interventi di trasformazione dei luoghi della cultura, cittadini ma non solo. Il budget per tutto ciò, «tra i più sobri visti», parla di 38 milioni di euro per gli eventi e 125 per le strutture.

‘LA REPUBBLICA DELLE IDEE’ IL 18 AL PAVONE

Caccia ai fondi L’Ue alla città vincitrice non elargisce nulla, perciò bisognerà bussare alle porte di governo, Regione, Comuni, aziende, banche e altri sponsor. Quanto agli investimenti infrastrutturali invece ci sono opere, come ad esempio la biblioteca degli Arconi o l’auditorium di San Francesco, che hanno già trovato risorse e altre, come l’ex carcere dove i 20 milioni per la riqualificazione andrebbero trovati. Accanto a tutto ciò c’è la proposta di un nuovo modello di cittadinanza europea, ancorato «ai diritti – dice Colasanti – più consapevole, che parla di democrazia partecipata di istituzioni europee più vicine. Perugia dovrà essere un cantiere aperto di idee anche in grado, perché no, di fornire all’Europa le parole di una costituzione che non ha».

Programma Centrale è ovviamente il programma di eventi culturali, «a geometria variabile» e improntato anch’esso alla sobrietà. «Non esiste più – spiega Argano – la logica dei grandi festival perché i soldi sono finiti. Non vogliamo grandi eventi che non lasciano niente ma un processo culturale alla fine del quale l’obiettivo non è tanto l’incremento dei turisti quanto la crescita del territorio e il suo cambiamento». Eventi ci saranno in tutti i Comuni anche se il centro ovviamente sarà Perugia, mentre ad Assisi sarà concentrato un 30%. «Al turista – spiega Colasanti – vogliamo dare una città in grado di funzionare, tra le bellezze regalateci nel corso dei secoli e i luoghi bonificati, come luogo di esperienza. Un’architettura e non un semplice sipario di eventi. “Invaderemo” tutto il territorio e Perugia tornerà ad essere un palcoscenico dove le persone si incontrano. I linguaggi della cultura rovesceranno gli stereotipi di questa terra, e gli eventi saranno in grado di toccare le radici del territorio ridandogli consapevolezza». Radici, è scritto nel dossier, «oggi malate».

Twitter @DanieleBovi

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