L'appuntamento è per l'11 e 12 giugno

di Daniele Bovi

A poco più di quattro mesi dall’11 e 12 giugno, ovvero i giorni in cui andrà in scena la prima edizione, «Perugia 1416» ha una sede, un’associazione e un atto fondativo. A dare il via libera alla bozza di statuto è stata infatti la giunta comunale dopo che a fine gennaio «alcuni cittadini hanno avanzato richiesta di farsi parte attiva nel processo di realizzazione e organizzazione della rievocazione storica», anche costituendo «un’associazione di scopo che li vede come soci fondatori».

Premesse In premessa palazzo dei Priori ribadisce quelli che sono gli scopi di una manifestazione che non convince tutta la città: valorizzare il periodo della reggenza di Braccio Fortebracci (molto «ruota intorno al sesto centenario dalla consegna delle chiavi della città dopo la battaglia di Sant’Egidio»), Perugia «e il suo territorio per favorirne conoscenza e divulgazione», «rinvigorire il senso di appartenenza dei cittadini», fornire nuove opportunità occupazionali (dall’artigianato al turismo alle «attività imprenditoriali giovanili»), contrastare il degrado urbano e «mettere a sistema» il contributo di associazioni e residenti.

LA PRESENTAZIONE DI PERUGIA 1416

Lo statuto L’associazione si chiamerà «Perugia 1416-Passaggio tra Medioevo e Rinascimento», un ente non commerciale che ha come soci fondatori il gruppo di cittadini citati poc’anzi e il Comune. Quest’ultimo registrerà il marchio ma poi utilizzo e sfruttamento è concesso all’associazione sulla base di un accordo che verrà stipulato in futuro. La sede è in via Prospero Podiani 11, cioè a palazzo della Penna e l’orizzonte che i soci si sono dati è quello del 2066. Dall’articolo 3 si capisce che l’associazione non è necessariamente legata alla sola rievocazione di giugno, dato che gli scopi sono ampi e riguardano «l’ideazione, organizzazione e gestione di rievocazioni commemorative di fatti, avvenimenti e periodi propri del patrimonio storico cittadino e la loro diffusione sul territorio nazionale e internazionale». In più Perugia 1416 potrà promuovere eventi di ogni tipo, come convegni, incontri, seminari, lezioni, concorsi, premi e così via.

LE ASSOCIAZIONI SULLA RIEVOCAZIONE
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La ‘presentazione’ Ovviamente l’associazione è aperta a chi vuol dare il proprio contributo, ma ci sono paletti. Soci (tutti dovranno pagare una quota associativa, ancora da stabilire) possono essere persone fisiche o giuridiche ed enti, ma le domande di adesione dovranno essere accettate dal consiglio direttivo e i richiedenti dovranno essere ‘presentati’ da tre soci, due dei quali dovranno essere soci fondatori; in caso di accettazione si diventerà un socio «associato». Perugia 1416 avrà un consiglio direttivo (da 3 a 7 membri con presidente e vice) eletto dall’assemblea e rimarrà in carica tre anni anche se il primo consiglio (che sarà nominato direttamente nell’atto costitutivo) potrà rimanere in sella fino a 5. Poi ci sono i revisori e i probiviri. I poteri più ampi sono nelle mani del consiglio per quanto riguarda la gestione ordinaria e straordinaria, «senza limitazioni», mentre l’assemblea, che approverà bilanci e linee di indirizzo, andrà convocata almeno una volta all’anno.

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Tre livelli Capitolo importante è quello relativo al patrimonio e alle entrate. Del primo ovviamente faranno parte i beni che eventualmente Perugia 1416 acquisirà, mentre le seconde saranno costituite dalle quote versate dai soci, dal ricavato di manifestazioni, sponsor, contributi pubblici e privati e da proventi di attività economiche che l’associazione potrà gestire solo «in via secondaria e strumentale per il raggiungimento degli scopi istituzionali». Tre infine, ribadisce la giunta, i livelli sui quali si articolerà la manifestazione di giugno: storico-scientifico, «museale-territoriale» e poi, l’ultimo, quello «spettacolare, rievocativo e divulgativo». E sulle politiche culturali portate avanti dal Comune nelle scorse ore sono andati all’attacco alcuni consiglieri del gruppo Pd (Vezzosi, Bistocchi e Bori) attraverso un ordine del giorno con il quale contestano il modo in cui palazzo dei Priori ha speso il milione di euro stanziato dal Mibact per ognuna delle Capitali italiane della cultura 2015.

Pd all’attacco I tre partono ribadendo la bontà dei progetti proposti all’interno del dossier Perugia 2019 e sostengono che ora la giunta ha scelto di utilizzare le risorse in modo non trasparente, non partecipato e per progetti che non guardano al futuro bensì al passato. «Si tratta per la maggior parte di eventi – dicono -, iniziative e mostre già realizzate e concluse non riconducibili alla candidatura o alle sue progettualità, di cui ora, a consuntivo, vengono pagate le spese retroattivamente». Tutti motivi per cui i dem vogliono attivare sul caso la commissione Controllo e garanzia «per stabilire la regolarità e la legittimità dell’uso dell’importo stanziato per Perugia».

Twitter @DanieleBovi

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