Dal mondo virtuale al macabro mondo reale il passo è di 6 mesi. Tanto hanno impiegato gli inquirenti per incastrare, sul fatto, alcuni componenti di una rete di consumatori di materiale pedopornografico che si scambiano migliaia di immagini, foto e video, di bambini di età inferiore a 10 anni.
L’operazione Gli agenti della polizia Postale di Firenze erano impegnati in una normale attività di monitoraggio in internet che può essere esemplificata come l’individuazione di alcuni ‘movimenti’ sospetti nella rete, che poi vengono approfonditi, con una vera caccia ai consumatori, spesso nascosti dietro finti nomi. E’ così che incrociano una fitta rete internazionale di traffico di materiale pedopornografico. Si contano circa 120 persone tra Europa, Stai Uniti e America Latina, tra questi 44 cittadini italiani, di diverse regioni, dalla Toscana, al Veneto, alla Lombardia, al Trentino, e ancora: all’Emilia Romagna, Lazio, Puglia e fino alla nostra Umbria. Si tratta di persone tra i 27 e i 73 anni, di varie professioni e mestieri. Da addetti alla ristorazione, a commercianti, a portieri, personale d’albergo, pensionati, operatori di call center, metalmeccanici e altro.
Il bilancio Sono 30 gli indagati e 5 gli arrestati. A un umbro, residente nel territorio ternano, i poliziotti hanno bussato alla porta ed effettuato una perquisizione. Anche qui, come in altre abitazioni italiane, è stato trovato quel materiale pedopornografico, che i poliziotti hanno monitorato, sotto copertura, per i lunghi mesi di indagine, nella rete. Gli agenti parlano di «migliaia» di foto e di video che i vari utenti condividevano attraverso programmi di file sharing.
