Notre Dame de Paris (Foto Lucia Caruso)

di Lucia Caruso

Tratto dal romanzo di Victor Hugo Notre dame de Paris è un successo che si rinnova dal 1998. La versione italiana di Pasquale Panella e le musiche griffate Riccardo Cocciante fanno di quest’opera, già di per sè intrisa di fascino, un musical dalla narrazione coinvolgente in cui si mescolano i grandi temi dell’umanità: l’amore e l’odio, il bello e il brutto, la vendetta e il perdono, la vita e la morte tutti appesi ad una sottilissima linea emozionale: quella dell’amore impossibile. E’ il Palaevangelisti di Perugia il 25, 26 e 27 maggio, ad aver ospitato la penultima delle tappe di questo tour che festeggia il decennale e che per i prossimi 5 anni, dopo gli ultimi spettacoli il 7 e l’8 settembre all’Arena di Verona, come annunciato, si stopperà, per un periodo di meritato riposo.

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La trama Siamo nel 1482 in una Parigi in cui convergono clandestini, zingari e stranieri da ogni dove. Protagonista della storia è Quasimodo, il campanaro della cattedrale conquistato dal fascino e dalla voce della bella gitana Esmeralda. Un amore sofferto, perchè Quasimodo è gobbo, zoppo e “più brutto di lui non ce n’è” e Esmeralda è innamorata del giovane condottiero Febo, fidanzato con Fiordaliso, ricca borghese che però è sodotto dal fascino misterioso della zingara. Anche Frollo, l’arcidiacono della cattadrale è invaghito di Esmeralda. Ma tra equivoci e provocazioni si giunge ad un tragico epilogo: Esmeralda verrà impiccata e il gobbo si lascerà morire accanto a lei.

La religione A giocare un ruolo chiave in questo dramma è la religione che vede nel diverso qualcosa di dissacrante.”Siamo noi questa corte dei miracoli. Non abbiamo bandiere e nemmeno la fede”, cantano i gitani che vedono “di là la religione e di qua la poesia”, e la chiesa intanto addita Esmeralda come “assatanata”: “attenzione – dirà l’arcidiacono più volte – l’inferno è con lei, è una zingara, una straniera”. Ed è proprio la religione con le sue eterne contraddizioni che mostra le sue fragilità e la sua inconsistenza. Frollo infatti sedotto canterà : “E’ il demonio che si è incarnato in lei per strapparmi gli occhi via da Dio, lei che ha messo la passione e il desiderio in me, la carne sa che paradiso è lei. C’è in me il dolore di un amore che fa male e non m’importa se divento un criminale. Lei che passa come la bellezza più profana, lei porta il peso di un’atroce croce umana. Oh Notre Dame, per una volta io vorrei per la sua porta come in chiesa entrare in lei”, mentre poi per salvarla dall’accusa di aver tentato di uccidere il capitano chiederà in cambio il suo corpo.

Architettura scenica Ad accogliere lo spettatore 38 metri di palco in cui si erge maestosa la facciata della cattedrale di Notre Dame animata da continue aperture che consentono un effetto tridimensionale. Una costruzione scenica incredibile in cui 3 sipari si alternano per concedere spazio a diverse scene, sfruttando varie profondità di campo, in un gioco di luci e trasparenze, di colori ed ombre, che come pennellate dai toni ora accesi ora tenui riempiono lo spazio.

Texiture urbana All’impatto scultoreo dell’antica pietra di Notre Dame che crea la facciata si contrappone la scelta di alcuni elementi della texiture urbana contemporanea, come travi e transenne usati nelle coreografie. Anche i costumi del corpo di ballo sono contemporanei, come le danze scelte che vanno dalla capoeira alla breakdance fino a sonorità tribal e rock. Ballerini e acrobati creano coreografie spettacolari degne di un grande musical.

La musica La potenza delle musiche, composte da Riccardo Cocciante, conquista il cuore e la mente, trascinando lo spettatore all’interno della vicenda, concedendo il sogno, la rabbia, l’emozione, l’incomprensione e infine riesce a commuovere per l’impotenza umana rispetto al dramma delle ingisutizie, dell’odio e della morte. Le note si mescolano sapientemente alla poesia dell’amore e della vita che porta con sè sentimenti contrastanti, fuorvianti, a volte incomprensibili.

Il cast giovane ed energico riesce a coinvolgere il pubblico minuto per minuto, e senza cali di tensione si snoda la storia che se nel primo atto è più che altro descrittiva nel secondo si fa più intensa e struggente. Dall’incarcerazione di Esmeralda fino alla sua morte è un climax di emozioni che travolgono allo stesso modo attori e spettatori. Gli interpreti anche se avvolti dalla magia dei propri rispettivi personaggi attraverso le loro voci e le loro espressioni sempre intense ed in sintonia col dramma, con magistrale bravura mettono in luce quella struggente e folle umanità di cui l’opera stessa si fa emblema.

Interminabile ovation dal Palasport per questo spettacolo spettacolare che scorre, nonostante la drammaticità della storia, leggero e veloce, tanto che al termine c’è chi è pronto a rivederlo. Un classico reinterpretato in chiave moderna che a discapito dei suoi anni riesce ancora a concedere una ventata di freschezza e passionalità, travolgendo grandi e piccini in un vortici di emozioni indimenticabili. Occorre vederlo per capire il perchè del suo meritato e incredibile successo.

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