E’ tornata da Parigi, la fiaccola benedettina accesa l’8 marzo e che ha fatto tappa alla cattedrale di Notre Dame. Nei giorni delle solenni celebrazioni benedettine, che mercoledì e giovedì mattina hanno avuto i loro momenti clou, con il ritorno a Norcia della Fiaccola “Pro Pace et Europa una” e la sfilata del Corteo storico, personalità religiose, civili e militari si sono ritrovate come ogni anno nella città natale del Santo Patrono d’Europa per raccontarne e ricordarne l’esaltante e straordinaria esperienza di vita e spiritualità, «cemento per l’Europa e per il suo cammino storico», come l’ha definita l’arcivescovo di Spoleto-Norcia Renato Boccardo nella sua omelia di questa mattina.
Gli ospiti A fare gli onori di casa è stato, insieme all’arcivescovo e al priore del monastero benedettino padre Cassian Folsom, il sindaco di Norcia Gian Paolo Stefanelli. Tra le numerose autorità intervenute il presidente del consiglio regionale dell’Umbria Eros Brega, l’assessore regionale Fernanda Cecchini, l’assessore provinciale Donatella Porzi, una delegazione della città gemellata di Ottobeuren guidata dal sindaco Bernd Schafer, cavalieri dell’Ordine di Malta, sindaci della Valnerina e non solo, militari di tutte le forze dell’ordine. Da tutti è stata condivisa la necessità di ritornare alla figura e all’insegnamento del Santo di Norcia, soprattutto in questo momento di grande incertezza economica e morale.
Morale ed etica pubblica «Quest’anno la Fiaccola benedettina, divenuta nel tempo simbolo del dialogo internazionale e della solidarietà tra i popoli – ha ricordato Stefanelli subito dopo l’arrivo della simbolica fiammella – ha assunto un significato strategico: esprimere la luce che dall’Italia e dai luoghi di San Benedetto ha irradiato nei secoli l’Europa, trasmettendo ad essa il messaggio che un futuro teso al progresso e all’innovazione può affermarsi solo attraverso la sussidiarietà dei popoli, delle Nazioni e delle classi sociali, riscoprendo una morale pubblica coniugata ad un’etica politica. L’eredità lasciata da San Benedetto è indelebile e deve servirci da monito affinché sempre ogni singolo cittadino delle nostre Comunità senta il dovere di essere a sua volta messaggero di pace e costruttore di speranza. La voce di Benedetto – ha proseguito – parla ai nostri cuori e ripartire dalla sua opera luminosa significa recuperare una forte unità spirituale, culturale e d’identità, unico e prezioso strumento capace di farci superare i momenti di difficoltà che i nostri Paesi stanno attraversando».
Messaggio sempre attuale «L’umile segno della Fiaccola a Parigi – ha sottolineato l’arcivescovo Boccardo – ha voluto ricordare e proporre a tutti il messaggio sempre attuale del grande Santo di Norcia. La sua figura luminosa e straordinaria, infatti, continua ad esercitare un grande fascino, sia per la sua coraggiosa e chiara testimonianza di fedeltà a Cristo, sia per la sua profonda conoscenza dell’animo umano. Per questo guardiamo a lui non solo come ad un protettore, ma anche come ad un educatore, nella consapevolezza che il suo messaggio spirituale è capace di offrire ancora un’indicazione di rotta, per evitare che il grande processo di unificazione europea si realizzi all’insegna di un pragmatismo privo di anima. Anche oggi abbiamo bisogno di uomini come Benedetto il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza non così diverso dal nostro, seppe ricercare e trovare la via della verità e della sapienza e raccogliere attorno a sé le forze dalle quali si formò un mondo nuovo».
Come Papa Francesco La strada che siamo chiamati a percorrere per l’edificazione di una società degna dell’uomo e di Dio è allora quella mostrata dalla “scuola di San Benedetto”, una scuola fondata sui valori dell’umiltà, della gratuità, della rinuncia a se stessi e della dedizione agli altri. «Ce lo ha ricordato autorevolmente avanti ieri Papa Francesco – ha ricordato Boccardo nella sua omelia – quando ha affermato: ‘Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Dobbiamo vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!’».
