Cala il sipario sull’undicesima edizione del Festival della Sociologia, che il 9 e 10 ottobre ha coinvolto studiosi, rappresentanti delle istituzioni, associazioni, studenti e cittadini in un programma fitto di incontri, presentazioni editoriali, mostre e appuntamenti culturali. Il tema di quest’anno è stato Un ambiente per abitare. Spazi, vite e diritti che ha messo al centro una domanda attuale: «Che cosa significa abitare oggi, in una società attraversata da disuguaglianze, crisi ambientali, trasformazioni urbane e nuove fragilità sociali?». Nelle due giornate il tema è stato declinato in molte direzioni e, tra gli ospiti, grande successo per il procuratore Nicola Gratteri e il sociologo palestinese Sari Hanafi.

L’appuntamento più atteso è stato quello conclusivo del 10 ottobre con il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, Nicola Gratteri, che ha affrontato il tema Abitare territori ai margini: dai diritti promessi ai diritti agiti tra mafie e legalità. L’incontro, esaurito in ogni posto e seguito da numerose domande del pubblico, ha collegato il diritto di abitare alla legalità, alle infiltrazioni mafiose nel sistema abitativo, alla debolezza delle istituzioni e alle disuguaglianze territoriali. Il magistrato ha ricordato che «non esiste nessuna attività economica, sia essa lecita o illecita, a cui le mafie non siano interessate». Ha poi sottolineato come si sia abbassata l’età di chi commette omicidi e ha spiegato perché in alcune aree del Paese le organizzazioni criminali trovino ancora terreno fertile tra i giovani. «Le mafie danno risposte e la politica non dà risposte. Il capo mafia è sul territorio 365 giorni l’anno – affema il procuratore – il politico sta sul territorio fino al giorno delle elezioni, poi sparisce, e magari qualche volta si fa vedere per qualche inaugurazione o evento. La politica non sta sul territorio, la politica è debole, la politica non riesce a dare risposte, la politica è povera. Il mafioso ha aziende, dà lavoro drogato, clientelare, sottopagato, lavoro in nero ma, in aree ad alta densità mafiosa, in aree povere, dà le risposte che la politica non riesce a dare. Quindi per i giovani che non sono accompagnati e guidati e vivono in una famiglia dove non si pratica l’onestà, è difficile non rimanere affascinati dalla mafia».

Venerdì 9 ottobre, invece, al festival è intervenuto il sociologo palestinese Sari Hanafi, professore all’American University of Beirut ed ex presidente dell’International Sociological Association, con una riflessione su Spazi sociali, dialogo e speranza. Il suo contributo ha portato a Narni uno sguardo internazionale, sul valore della conoscenza per il dialogo tra culture diverse in un contesto globale segnato da polarizzazioni. Il ruolo della sociologia, è stato il messaggio, è creare un ponte per mitigare i conflitti.

Significativa la partecipazione di scuole e giovani. L’incontro Città, piattaforme ed ecoliteracy giovanile: pratiche di cittadinanza eco-digitale ha approfondito il legame tra informazione, ambiente e partecipazione, mostrando come la cittadinanza si costruisca sia negli spazi fisici sia in quelli digitali. Spazio anche alle conseguenze della pandemia, all’inclusione e al lavoro. Ampio il capitolo dedicato alle questioni di genere, con lo spettacolo del coro Le Musiquorum F – Mi sono alzata e sono uscita sola nella strada, dedicato alle donne che hanno rivendicato istruzione, libertà e riconoscimento attraverso il lavoro, la scrittura e l’arte. Gli incontri successivi hanno approfondito le esperienze della femminilità e le disuguaglianze di genere nella sociologia.

Il programma ha esplorato anche dimensioni insolite dell’abitare, dai paesaggi olfattivi delle città alla longevità, dal mutuo aiuto tra vicini al cohousing intergenerazionale, fino al rapporto tra imprese e territori. Soddisfazione dal sindaco di Narni, Lorenzo Lucarelli, che ha sottolineato come «il festival rappresenta un momento prezioso per la nostra città e si rafforza sempre più, dopo undici edizioni, il binomio università e territorio. Anche quest’anno è stato un grandissimo successo». E conclude: «Uno degli aspetti più belli di quest’anno è l’aver affrontato con attenzione i grandi temi della contemporaneità partendo dalla vita della nostra comunità e dalla vita delle persone». Un apprezzamento particolare, ha concluso il primo cittadino, va alla presenza di Gratteri.