di Marta Rosati
Di notte, perché è più suggestivo, alla luce delle candele perché conferisce al luogo maggiore sacralità, con i canti perché riempiono le mura e il cuore dei presenti. Queste le particolarità che l’archeologo Roberto Nini sceglie prima di condurre un gruppo di amici appassionati di arte e storia, insieme alle telecamere di Umbria 24, all’interno della Chiesa di San Martino a Taizzano, nel comune di Narni. Un modo per estendere a tutti l’invito a visitarla.
San Martino Si tratta di uno dei tanti ‘gioielli’ nascosti tra i boschi della verde Umbria, una chiesa risalente all’anno 1000, conosciuta da molti come un vecchio rudere e tornata a splendere dopo la ristrutturazione avvenuta attraverso i fondi ottenuti dal Gruppo speleologico di Narni, in seguito al terremoto del 2000. «Il tetto – racconta Nini – era già crollato dopo il sisma del 1703 e già nel 1979 alcuni ragazzi, fra i quali anche me, avevano iniziato ad impegnarsi per restituire a questo posto il fascino degli albori perché tornasse ad essere un punto di attrazione per il territorio di Narni».
INTERVISTA A ROBERTO NINI: IL VIDEO
Speleologi Quegli stessi ragazzi che, come racconta Roberto con occhi pieni di emozione, «sognavano di poter cambiare il mondo», misero in sicurezza quanto restava delle mura e coinvolsero la Soprintendenza che fece alcuni lavori ma con limitate risorse e quindi, pur nella sciagura, il sisma del 2000 rappresentò l’opportunità per rimettere a nuovo la chiesa, riconsacrata 11 anni fa: «Ricordo ancora l’emozione che provai attaccandomi alla corda per suonare la campana dopo almeno 250 anni di silenzio da quel campanile e per me ebbe un significato profondo: ero convinto – spiega – che la chiesa era stata costruita perché quella campana suonasse».
LA CHIESA ILLUMINATA DALLE CANDELE: LE FOTO
Chiesa Tre navate, di cui la centrale più ampia rispetto a quelle laterali, scandite da una fila di colonne con capitelli romanici, un altare longobardo (risalente all’VIII secolo) conservato nel museo di Narni, mentre nella chiesa vi è una copia «del tutto fedele all’originale- precisa l’archeologo – », arco a sesto ribassato tipico delle costruzioni esistenti nel territorio di Narni: «Un esempio di architettura umbra romanica fantastico – dice soddisfatto Nini – si trova a pochi passi dalla nota chiesa di Santa Pudenziana e consiglio a tutti di venirla a visitare, Narni – aggiunge – nasconde tanti piccoli tesori nella campagna e basta fare una passeggiata per scoprirli tutti». Per visitare la chiesa di San Martino basta rivolgersi alla trattoria Tiberina a Taizzano.
Crocefisso La chiesa di San Martino viene aperta una sola volta l’anno (l’11 novembre, non a caso) per la celebrazione della santa messa. In una di queste occasioni qualche anno fa un’artista ha realizzato un crocefisso in legno ora appeso sopra all’altare: «Questa chiesa è stata un po’ una sfida in tutto e per tutto – dice Roberto – e ne ha vinte molte». Ma di queste sfide ce n’è una ancor più ambiziosa che vive nel significato profondo di quel crocefisso: «Due croci sovrapposte – spiega – una greca e una latina a rappresentare l’unione tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa; ci stanno provando in molti, forse papa Francesco ci riuscirà – spera il nostro amico speleologo – quel giorno questo crocefisso rappresenterà proprio questa unione».
