Un frangente dello spettacolo

«La civiltà di un paese si misura dalle sue carceri» diceva Voltaire e da questa frase è facile fare un’analisi negativa del nostro paese, dove molte volte questi luoghi di prigionia restituiscono alla società soggetti “arrabbiati”, privi di prospettive di vita nuova e per ciò stesso nuovamente propensi a delinquere.

In viaggio verso l’alto Tra le alte mura del carcere di Perugia però c’è qualcuno che ha creduto di poter dare una diversa prospettiva alle detenute, Amnesty International per esempio, con il suo gruppo perugino da mesi entra in quella una fortezza moderna situata a ‘Capanne’ per cercare di dare un respiro nuovo. Lo fa con il progetto, ‘In viaggio verso l’alto’, nato nell’ambito dell’educazione ai Diritti Umani, attività svolta dai volontari del gruppo Amnesty International Perugia, pone come obiettivo di favorire l’integrazione interculturale e la conoscenza del razzismo come forma di violazione dei diritti fondamentali della persona umana.

Danza come riscatto Accompagnare i volontari di Amnesty è stata per la stampa un’emozione diversa e potente che andava man mano crescendo mentre le enormi porte d’acciaio si chiudevano dietro di noi. Entrando nella sala polivalente del braccio femminile poi, ci si accorge di essere in una sorta di non luogo che però quasi a volerlo diverso prende i colori di un evento dal valore altissimo per le donne che lì, vivono recluse. Testimonianze e racconti allora prendono forma, la musica e la danza del riscatto contro le ingiustizie e le violenze che le donne sono costrette a subire comincia a fare il suo corso e a coinvolgere ospiti, ballerini e quel piccolo pubblico fatto dalle detenute che non partecipano direttamente allo spettacolo.

Volisma? Per una mattina quel ‘braccio’ chiuso da sbarre si trasforma in un piccolo teatro, l’evento poi, si è concluso con uno spettacolo teatrale dal titolo “Volisma?” racconti di storie Rom di e con Sara Aprile accompagnata dai canti tradizionale Rom eseguiti da Nora Tigges. Un viaggio metafisico tra i canti, le paure e le speranze delle donne Rom. Passata la mattinata, per tutti gli ospiti è facile tenere acceso il sorriso perché consapevoli che quelle mura non sono lì alte e possenti per noi, ma se per quelle donne che restano dentro conquistarsi la libertà tra le sbarre è solo una questione di tempo, sentirsi liberi è una questione di volontà dell’anima che può essere nutrita solo attraverso la cultura, l’arte la danza, la musica, il teatro.