Alessandro Raina degli Amor Fou (Foto Manti)

di M. Alessia Manti

“e forse ci diranno di imparare a non sentire”

Alla bellezza che salverà il mondo non tutti ci credono. Ma ad una certa bellezza che lo salverà in molti ci sperano. O almeno ci provano. Perché in fondo è di bellezza che si deve parlare quando si fa cultura. Quando la si continua a fare nonostante la brutta aria che tira da ormai molto tempo in un paese che nella cultura non investe più (è di questi giorni l’ultima bastonata al settore, con i 27 milioni di euro congelati dal Fus, già ridotto a 258).

Bellezza su bellezza Non è difficile sembrare belli su un palco come quello del Teatro Pavone, certo: ci sono dei luoghi che non solo emanano bellezza e fascino a priori ma che si meritano di vedere quella bellezza riflessa negli occhi di chi lì viene accolto. Gli Amor Fou non hanno deluso i loro estimatori e hanno convinto chi assisteva per la prima volta ad un loro concerto. La rassegna Gli Incantevoli ha regalato al pubblico perugino – peccato, non foltissimo come si sperava – una serata di marzo degna delle grandi occasioni, dove alla bellezza si è risposto con altrettanta bellezza.

I Lilith durante il concerto

La poesia in musica dei Lilith L’apertura è affidata ai Lilith, una delle realtà più convincenti del panorama musicale umbro. I cinque ragazzi di Todi, perfettamente a loro agio in un contesto teatrale, regalano mezz’ora di pop-rock dal chiaro taglio cantautorale. Propongono pezzi ben scritti e ben suonati – tratti per lo più da Note a margine, di fresca uscita – in cui messaggi mai banali si vestono di poesia e trascinano in atmosfere delicate e malinconiche, senza annoiare. Piacciono.

Volti come panni stesi Entrano gli Amor Fou. Davanti a un pubblico attento e abituato a cogliere i dettagli, in una scenografia essenziale, come carte d’identità, come panni stesi ad asciugare, i volti in bianco e nero di Totò, Eduardo De Filippo, Monica Vitti, Gian Maria Volontè, Pier Paolo Pasolini, Anna Magnani: il vivere quotidiano – italiano –  rappresentato in tutte le sue sfaccettature.

Protagonisti alla pari Una qualità che emerge da subito è la coesione sostanziale del gruppo. Alessandro Raina e compagni sanno essere protagonisti alla pari, ciascuno si esprime senza accavallarsi ma esprimendo la propria personalità, occupando il proprio spazio con un’individualità che non si sporca mai di egoismo: stanno perfettamente bene insieme il basso incisivo di Perego, la riconoscibile ritmica di Rescigno, le belle chitarre co-protagoniste di Dottori e la personale vocalità di Raina.

La scenografia con cui è stato vestito il Pavone

La ricerca della verità nascosta Poche parole fra un pezzo e l’altro. La musica dice già molto, non c’è bisogno di aggiungere nulla. Non c’è intento didascalico. La consapevolezza che si ha ascoltandoli è piuttosto la necessità del racconto, alla ricerca di una possibile verità nascosta. Come succedeva nel cinema d’inchiesta, dove la cinepresa scavava la realtà e ne illuminava le linee d’ombra.

Moralità vs moralismo I brani tratti da I Moralisti – concept album importante per i contenuti ricchi di rimandi letterari e per l’attitudine – segnano gran parte della setlist. Accanto alla chiacchieratissima Depedis, al suicidio omosessuale di Anita, al beat radiofonico di Peccatori in Blue jeans, alla delicata e materna Le promesse, alla baustelliana Cocaina di domenica non mancano salti nel passato come Cos’è la libertà? e Il periodo ipotetico. Momenti di intima intensità che lasciano il posto alle riflessioni soniche e new wave di a.t.t.e.n.u.r.B., geniale campionamento della squallida e delirante invettiva con cui il ministro Brunetta si è scagliato contro il mondo degli artisti e degli esponenti della cultura italiana, tacciandoli di parassitismo. Coralità che si contrappone all’individualismo in cui versa quest’Italia imbruttita e involgarita, che finge moralità laddove c’è invece moralismo.

La Prospettiva per Paolo Quasi due ore di musica che tiene alto uno stile elegante e riconoscibile e che testimonia la crescita del gruppo anche nella dimensione live. Gocce di energia che diventano un applauso commosso nell’introdurre Prospettiva Nevskij, dedicata ad un indimenticabile Compagno Paolo Vinti. Capire dove ci si trova. Forse la bellezza è anche questa.

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