di Francesco Scoppola*
L’arco etrusco, con la porta cittadina fiancheggiata da torri di forma appena piramidale, pare paragonabile a una fortificazione apparentemente lignea ma resistente al fuoco, descritta da Vitruvio in un passo del suo trattato dedicato ad Augusto, il De Architectura (libro secondo, capitolo IX, 14-16), già commentato con notazioni che risalgono ormai a dieci anni fa (Gazzetta Ambiente n. 4/2004, p.105-118). Quelle pagine narrano di un contrattempo militare di Augusto, forse verificatosi sulla costa Adriatica, presso il sito allora noto come Ad pirum filumeni, denominato Larignum da Vitruvio. Innanzi tutto si prova e si deve esprimere gratitudine che va a tutti coloro che hanno permesso di non escludere di poter realizzare una degna sistemazione del monumento, per potere sperare che anche in futuro possa continuare ad essere tutelato e adeguatamente valorizzato, non nel senso della sua monetizzazione, ricavandone utili, ma nel senso dei valori inestimabili, non economici, che possono diffondersi ad arricchire il patrimonio culturale di ognuno. Si tratta insomma di puntare su quello stesso genere di ricchezza che Vitruvio, nel medesimo trattato, ritiene l’unico vero bene, distinguibile dalle ricchezze materiali poiché è il solo a poter sopravvivere al tempo o a un naufragio. La stupefacente, epica cronaca militare dei fumi dell’incendio che si diradano, svelando la torre di tronchi intatta, è talmente suggestiva da imporre la sua rilettura, che viene qui proposta per stralci nella traduzione italiana (in gran parte tuttora inedita) di Francesco Pellati.
Vitruvio «Essendo ivi un forte castello, che chiamavasi Larigno […]. Trovavasi innanzi la porta di detto castello una torre […] con travi traverse alternativamente fra loro disposte, come una pira […] si ordinò, che avvicinandosi a quella torre i soldati vi gettassero all’intorno fascetti di verghe legati, e faci ardenti. Prestamente adunque i soldati ne ammassarono una quantità. Dopo che la fiamma si apprese a’ ramoscelli intorno a quella torre di legno innalzatasi al cielo fece credere, che la macchina fosse interamente distrutta. Essendosi però da per sé stessa estinta, e a cosa terminata apparendo la torre intatta, Cesare [Augusto] di ciò maravigliandosi comandò, che fosse fatta una circonvallazione intorno al castello fuori del tiro di dardo. […] e perciò il castello era chiamato Larigno, come per l’appunto era il nome di quel legname. Trasportasi questo per mezzo del Po a Ravenna, nella colonia di Fano, e si somministra a Pesaro, ad Ancona, ed agli altri municipj, che sono in quella regione». L’ipotesi già formulata è quella che la resistenza, prolungata dal fenomeno delle palificate incombustibili, opposta all’esercito romano di Augusto dagli abitanti di un castello fortificato alle falde dell’Appennino centrale, denominato Larigno da Vitruvio, non sia affatto leggendaria, ma sia realmente avvenuta in corrispondenza della località indicata come Ad pirum filumeni nella Tabula Peutingeriana, ubicata presso la foce del Cesano, tra Fano e Senigallia, in lieve arretramento rispetto alla costa.
Il restauro Il progetto di restauro dell’Arco Etrusco o di Augusto è stato elaborato – inizialmente con la amabile consulenza del compianto architetto Paolo Marconi – dal Comune di Perugia e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con i suoi organi periferici dell’Umbria, con fondi resi disponibili da uno sponsor privato, Brunello Cucinelli, per l’importo complessivo di 1,3 milioni di euro. L’intervento ha notevole rilevanza non solo per la conservazione e valorizzazione del monumento, ma anche come esempio di sponsorizzazione privata su beni pubblici, primo in Umbria, e secondo in Italia, dopo il Colosseo. Ma primo per quanto concerne la disponibilità di risorse dedicate per unità di superficie lapidea del monumento. Come dire che in rapporto alle dimensioni non si è mai così largheggiato. In tempi di contenimento della spesa questo dato potrebbe apparire stridente, ma non lo è affatto, perché se per la ripresa non si investe in settori che generano ricadute indirette di oltre dieci volte la somma investita in un anno, su cosa mai si dovrebbe fondare la strategia di superamento della crisi?
Il monumento Il monumento, modificato nel Rinascimento con la loggia di palazzo Brutti e fronteggiato dall’Università per stranieri, reca infatti, con resti di rubricatura antica, la scritta AVGVSTA PERVSIA successiva all’incendio di Perugia del 40 a.C. apposta in occasione della conquista di Augusto: è straordinario ma di gesta analoghe di quegli stessi anni nel trattato di architettura di Vitruvio abbiamo anche una cronaca puntuale che parla proprio del momento dell’incendio appiccato alla porta di una città. A tale scritta più tardi si è aggiunta quella della Colonia Vibia: dall’Imperatore umbro Vibio Treboniano Gallo (251-253 d.C.). La porta, fiancheggiata da due torri lievemente rastremate, è costruita in opera quadrata con blocchi di travertino di provenienza locale, disposti in filari regolari a secco. L’intervento (iniziato ad aprile 2013, terminato a novembre 2014) ha interessato la porta e i bastioni, per un totale di circa 1.400 metri quadri, esclusi il retro prospetto e il sottarco, già oggetto di un primo stralcio realizzato nel 2012 con fondi pubblici e privati.
I lavori Sono state eseguite opere propedeutiche quali rilievi anche tematici, indagini strutturali (endoscopiche, petrografiche, termografiche e così via), verifiche statiche, mappature del degrado e delle fasi cronologiche di costruzione e dei precedenti restauri.
Le indagini strutturali hanno portato alla esclusione di dissesti in atto ed a una diagnosi rassicurante sullo stato di conservazione dell’arco. Il restauro, comprendente la rimozione della vegetazione infestante, la pulitura delle superfici con varie tecniche appositamente testate, la rimozione dei depositi dovuti ad agenti inquinanti, le stuccature e le integrazioni delle lacune, si configura, essenzialmente, come operazione manutentiva straordinaria che ha migliorato sia la conservazione del monumento sia il suo aspetto, senza modificarne sostanzialmente l’immagine storica consolidata nel tempo.
*Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Umbria
