di Noemi Matteucci
«Il crowdfunding è vecchio, non ha più appeal, ormai. L’idea di Jazzit è completamente nuova: qui stiamo portando la sharing economy». Frasi di poche parole, quelle di Luciano Vanni, ideatore dell’evento, che però esprimono appieno il concetto completamente rivoluzionario del Jazzit Fest, in programma dal 26 al 28 giugno a Collescipoli.
Stati generali del jazz Il senso primo del format di Jazzit, è quello di scambiare, di dare, di prendere, senza la necessità di far circolare moneta, ma con tutta la libertà del caso. «Non promuovo un cartellone specifico – spiega Luciano Vanni, che ha creato il festival e lo ha visto crescere come pochi, in tre anni – perché tanti sono gli artisti stabiliti, ma altrettanti saranno quelli che arriveranno e che magari decideranno da soli di esibirsi: qui da noi, se non ve ne siete accorti, si svolgeranno gli stati generali del jazz». Molti i nomi nel programma, che conta oltre 300 artisti, e altri – come Filippini e Boosta dei Subsonica – nemmeno inseriti in scaletta, perché arrivati all’ultimo.
Sharing economy Prendere, dare e scambiare: sono queste le parole chiave che devono essere presenti nel ‘curriculum’ degli artisti e di tutti coloro che richiedono di partecipare al Jazzit Fest. «Quando vedo gli artisti che vogliono essere inseriti nella manifestazione – continua Vanni – non li scelgo perché sono qualcuno: vedo quanto sono disposti ad apportare. Mezz’ora ciascuno di esibizione, perché ciò che conta è dare un contributo al festival e non calcare il main stage. D’altra parte, nessuno degli artisti viene pagato». Questo stesso concetto si estende a macchia d’olio anche ai cittadini e ai volontari, che arrivano a Collescipoli catapultati, almeno per tre giorni, in un mondo fatto per scambiarsi esperienze al ritmo di musica. Tocca anche luoghi lontani come Matera, da cui sono arrivati, in regalo, tanti chili di pane fresco per le giornate del festival, o vicinissimi, come la stanza che un residente di Collescipoli ha messo a disposizione per la sala stampa.
Banca culturale, patrimonio comune Nessun contributo pubblico, per scelta. Le spese vive, che ammontano a circa 45 mila euro, sono coperte da Vanni Editore, mentre tutti i plus vengono dalla Banca di sviluppo culturale, il ‘contenitore’ creato da chi, spontaneamente, versa fondi destinati al Jazzit Fest. L’importo è simbolico, ma ne arrivano di alti. L’assegno più lontano è arrivato da Torino, quest’anno, e sopra c’era scritto ‘1.000 euro’. «Quando l’ho visto – ha detto Luciano Vanni – l’emozione è stata tanta, perché mi sono reso conto che questi contributi non vanno a me, ma sono la voglia delle persone di voler creare un sistema innovativo e di reciproco scambio. Stiamo costruendo un patrimonio per la città e per tutti».
