di Danilo Nardoni
Doppio appuntamento questa settimana al Teatro Morlacchi di Perugia. Francesca Sarteanesi sarà in scena con il suo spettacolo Sergio per il “Ridotto” (2 e 3 marzo), la rassegna che accoglie gli spettatori direttamente sul palcoscenico, aprendo le sue porte a nuove esperienze e ad alcune delle più significative creazioni artistiche pensate per privilegiare un rapporto intimo e ravvicinato con il pubblico. A seguire per la stagione generale spazio alla danza con Sonate Bach – di fronte al dolore degli altri di Virgilio Sieni (6 marzo). Undici travolgenti coreografie sul “dolore degli altri”. La danza afferma lo sforzo di evocare dalle macerie una bellezza impossibile e paradossale attraverso lo strumento politico per eccellenza: il gesto.
Prosegue quindi la rassegna del Ridotto del Morlacchi. Il secondo appuntamento allestito al Ridotto, in scena lunedì 2 e martedì 3 marzo alle 20.45, è lo spettacolo Sergio di e con Francesca Sarteanesi. Un frammento minuscolo di una vita qualsiasi. Un monologo moderatamente brillante con qualche piccola impurità tendente all’opaco. È una voce sola in una scena vuota, un dialogo intimo e affettivo per un colloquio interiore. Francesca Sarteanesi nasce a Prato nel 1980. Dopo il diploma artistico si laurea in Discipline dello spettacolo all’Università di Bologna. Nel 2006 fonda la compagnia Gli Omini con la quale lavora fino al 2018. Con la compagnia produce diversi spettacoli che girano in Festival e teatri di tutta Italia. Al lavoro di attrice e autrice affianca una intensa attività artistica e performativa esponendo in gallerie e spazi culturali. Nel 2018 crea la linea Almeno Nevicasse, una serie di maglioni ricamati a mano con scritte che isolano espressioni del linguaggio popolare mettendo in risalto tutta la forza espressiva della parola. Nel 2019 debutta un nuovo spettacolo, Bella Bestia, prodotto da Officine della Cultura e sostenuto da Armunia. Nel 2020 debutta con lo spettacolo Sergio, coprodotto da Gli Scarti e Kronoteatro. Candidata come miglior attrice ai Premi Ubu 2021.
I prossimi spettacoli in scena la Ridotto: Ivan e i cani con Federica Rosellini dal testo di Hattie Naylor (22 e 23 aprile); sdisOrè con Evelina Rosselli, testo di Giovanni Testori (28 e 29 aprile); Tu non mi perderai mai di Raffaella Giordano, Stefania Tansini (8 e 9 maggio).
Dopo la due giorni con il Ridotto il Teatro Morlacchi torna alla sua stagione classica che prosegue venerdì 6 marzo alle 20.45 con la grande danza d’autore: in scena lo spettacolo Sonate Bach – di fronte al dolore degli altri di Virgilio Sieni che firma coreografia, regia e luci. Gli interpreti sono Jari Boldrini, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Andrea Palumbo e Valentina Squarzoni; musica di Johann Sebastian Bach “Tre Sonate per viola e pianoforte” (BWV 1027, 1028, 1029) eseguita dal vivo da Naomi Berrill (violoncello) e da Vittoria Quartararo (pianoforte).
Il lavoro nasce nel 2006 come riflessione sulle atroci tragedie che si abbattevano sui civili nelle guerre di quei decenni. Tutt’oggi la storia perpetua questo flagello e la ripresa di Sonate Bach assume la forma di una cerimonia che destina il tempo della danza nelle declinazioni del dono e della compassione. Sono 11 coreografie che deflagrano nel gesto del dolore e della pittura, e ci rammentano altrettanti avvenimenti tragici accaduti nei conflitti recenti: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul. 11 date emblematiche raccolte intorno agli 11 brani che compongono le tre Sonate di Johann Sebastian Bach.
Centinaia di fotografie tratte dagli archivi dei reporter di guerra hanno fornito i fotogrammi drammatici che compongono la partitura di una coreografia che assimila quelle posture, fotografie di corpi che si diluiscono attraversando la dinamica e la figura, cercando un approccio irrisolvibile all’orrore. L’attenzione torna alla questione del corpo, al suo significato, alla sua complessità e attualità. Come ci indica Susan Sontag nel suo testo Davanti al dolore degli altri, la sola risposta che si offre è ancora quella rivolta allo sguardo del pittore del Trecento: la sublimazione della tragedia nella trasfigurazione artistica senza commento, che coinvolge insieme l’umano e il sacro, il singolare e l’universale. Le 11 danze che si succedono hanno l’aspetto di ballate; allo stesso tempo sono una continua dedica in memoria, riferita agli eventi che segnano iconograficamente il tessuto coreografico.
Lo spettacolo sostituisce The red shoes, originariamente previsto per la stessa data e annullato per sopravvenute esigenze organizzative della Compagnia, indipendenti dal TSU.
