di D.N.

In occasione di UmbriaLibri 2025, DUE – Spazio del Contemporaneo a Perugia (Via Fratelli Pellas, 47) propone un incontro che intreccia riflessione teorica e ricerca artistica contemporanea attorno al tema del confine come soglia di passaggio e di mutamento. In latino, la parola limine possiede un significato ambivalente: indica il limitare, ma anche la soglia che si attraversa per entrare. È uno spazio di transizione che segna il superamento di un confine, una linea in cui leggere lo scarto e la trasformazione.

L’ incontro “IN LIMINE – Un dialogo tra arte e architettura” a cura di Anna Ricci e Giovanni Manfolini (sabato 25 ottobre, ore 17) intende restituire l’ambiguità della dimensione liminale, attraverso il dialogo tra l’opera di un architetto e quella di un artista che, ciascuno a suo modo, hanno offerto una personale interpretazione di questa poetica.

Giovanni Manfolini (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”) presenterà il volume Takis Zenetos. Digital Vision Built Architectures di Dimitris Papalexopoulos e Eleni Kalafati, da lui curato nell’edizione inglese. Il libro restituisce la figura di Takis Zenetos (Atene, 1926–1977), architetto greco formatosi a Parigi nel clima d’avanguardia del dopoguerra. Un autore geniale e di sorprendente attualità a lungo misconosciuto, la cui ricerca ha accolto il superamento del limite sia in senso fisico, come distacco dalla soglia-terra, sia come tema concettuale, attraverso l’applicazione della tecnologia e dell’informatica: strumenti di una strategia formale ma anche di una critica sulla società coeva.

Roberto Ghezzi, artista visivo cortonese, racconterà invece il progetto ăquae Naturografie,
presentato nell’ambito di CONFINI LIQUIDI, a cura di Raffaele Quattrone, per Terræ Aquæ. L’Italia e l’Intelligenza del Mare, Padiglione Italia alla 19. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia. Nella sua pratica, il confine tra terra e acqua si configura come un processo: non è mai fisso, ma emerge dal continuo intreccio di interazioni, scambi e tensioni, e per questo è costantemente rinegoziato. È uno spazio di transizione, in cui il gesto della natura si mescola all’intervento umano — una discontinuità che racchiude un potenziale creativo, capace di ridefinire il rapporto con il paesaggio e con le risorse naturali.

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