Il Pacific Northwest Ballet

di Chiara Fabrizi

«Lulù» del Berliner Ensemble, diretto dal grande Robert Wilson con musiche di Lou Reed. E «In Paris» di Dmity Krimov con la partecipazione di un’icona del balletto classico, oltre che attore di assoluto prestigio tanto da vantare una nomination all’oscar, Mikhail Baryshnikov. Sono queste le due prime italiane in programma per la 55esima edizione del Festival dei Due Mondi, anticipate giovedì pomeriggio dal direttore artistico Giorgio Ferrara. E poi i balletti. Al teatro Romano arriveranno tre tra le maggiori compagnie del mondo: la Wiener Staatsballett, la Pacific Northwest Ballet e il Semperoper Ballet. Per l’opera, invece, Ferrara ha ammesso di aver abbandonato l’idea di portare a Spoleto «Le nozze di Figaro», perché troppo inflazionate. Al vaglio lavori di altri compositori, tutti rigorosamente del ‘900. Ma vediamo.

55esima edizione, dal 29/6 al 15/7 Giovedì pomeriggio in una gremita sala dello Spagna, il direttore Giorgio Ferrara e il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti hanno presentato la nuova edizione, la numero 55, del Festival dei due Mondi, ma anche tirato le fila degli ultimi quattro anni di «nuova gestione». Anni difficili, connotati da critiche, polemiche e perplessità, come ogni importante traghettamento che si rispetti. Questioni che Ferrara, però, travolge ricordando ancora una volta i numeri della ultima edizione: 50mila presenza, 680mila euro di incassi e un’occupazione media delle sale che ha sfiorato il 70%, giusto per dirne alcuni. Forte dei suoi risultati, il numero uno del Festival, non esita ad affermare: «Il pubblico è tornato a scegliere il Festival per il glamour, il prestigio e per il dialogo tra passato e futuro che oggi lo contraddistingue». E anche il fund raising sembra dargli ragione. Da due anni sono tornati ad affacciarsi a Spoleto sponsor che sembravano ormai perduti: Poltrona Frau, Fendi, Martini e anche Eni che quest’anno raddoppierà il proprio impegno, economico s’intende. Il sipario sulla 55esima edizione del Festival dei due Mondi si alzerà venerdì 29 giugno per calare con il tradizionale concerto in piazza Duomo, domenica 15 luglio. I biglietti saranno in vendita a breve.

Wilson, Lou Reed e il Berliner Ensemble per «Lulù» Adattamento scenico dell’ultimo atto di una trilogia firmata ad inizio ‘900 dall’espressionista sassone Frank Wedekind, Lulù è l’incarnazione tragica e moderna del mito della Donna fatale, ma anche un vero e proprio inno alla libertà. Un personaggio di riferimento per intere generazioni, anche grazie al film «Il vaso di Pandora» interpretato da Louise Brooks e alla Valentina di Crepax, che il Berliner Ensemble diretto da Bob Wilson porteraà in scena il 5, 6 e 7 luglio al teatro Nuovo. L’atteso ritorno del celebre regista statunitense, per di più con un personaggio come quello di Lulù, è affiancato a quello di un altro, Lou Reed. Bob Wilson ha infatti deciso di affidarsi alle sonorità del pilastro del rock americano, che poi ha travolto mezzo mondo, per le musiche di «Lulù». Inutile dire che i critici italiani sono già sulle spine per questa prima nazionale.

Krimov e Baryshnikov per un «In Paris» da Nobel e da Oscar L’altra prima italiana invece porta la firma di un premio nobel, anzi del primo scrittore russo ad appuntarsi al petto nel 1933 il riconoscimento svedese, Ivan Bunin. Un racconto breve ambientato nella Parigi degli anni ’20 e ’30 che narra la storia tragica storia d’amore di due immigrati russi, un ex generale dell’esercito imperiale e una bella e giovanissima cameriera. A vestire i panni, o meglio la divisa, del pluridecorato militare di un impero che fu c’è addirittura Mikhail Baryshnikov, l’affascinante 64enne lettone icona del balletto classico, ma anche apprezzatissimo attore cinematografico, tanto che nel 1977 si guadagnò la nomination all’oscar come miglior attore non protagonista per il film «Due vite, una svolta». Reciterà e ballerà, ma solo per tre minuti, «senza troppe acrobazie, l’età è quella che è», scherza Ferrara. Il New York Times, comunque, scrive: «uno spettacolo d’avanguardia che usa musica, canto, mimo, video e stampe fotografiche in formato cartolina antiche per creare un mondo triste in bianco e nero». Su «In Paris» il 30 giugno e il primo luglio si alzerà il sipario dello splendido chiostro di San Nicolò.

I balletti: Vienna, Canada-Usa e Dreda Per la sezione danza 2012, invece, si è scelto un focus su tre direttori che hanno intelligentemente saputo dare un’identità ed una nuova dinamica alle loro compagnie rinnovandone completamente il repertorio. Parliamo di Manuel Legris, étoile del Ballet National de l’Operà de Paris, di Peter Boal a lungo primo ballerino del New York City Ballet e di Aaron Watwin con una lunga esperienza da primo ballerino al Frankfurt Ballet. L’étoile francese porterà a Spoleto con la Wiener Staatsballett due prime italiane, una delle quali la «Marie Antoniette» è stata appositamente riadattata per la 55esima edizione del Festival. Peter Boal, invece, proporrà con il Pacific Northwest Ballet una serata dedicata alla storica coreografa americana Twila Tharp. Infine, Aaron Watwin porterà al Festival il Semperoper Ballet con due balletti, entrambe appositamente commissionategli, «Funf Duos» e «Faun».

Per l’opera niente Mozart Saltano invece «Le nozze di Figaro» che l’anno scorso il direttore Giorgio Ferrara aveva pubblicamente annunciato di voler portare in città. A farlo desistere sono state le eccessive rappresentazioni in programma tanto in Italia quando in Europa. Adesso, dunque, Ferrara e Alessio Vlad, consulente artistico per le sezioni di opera e musica, starebbero valutando altre ipotesi, due o tre quelle concrete, ma sulle quali per il momento il direttore non ha voluto pronunciarsi. L’unica cosa che è certa è che si tratterà comunque di «un importante compositore del ‘900». Parola di Giorgio Ferrara.