Odio online, gogne virtuali, shitstorm, indici puntati, moralizzatori senza morale, tuttologi che sproloquiano di scienza. E, ancora, diffamatori professionisti, xenofobi, “webeti”, spargitori di verità rivelate convinti di sapere dopo un passaggio su Wikipedia, un giro sulla pagina Facebook di un amico o su quella di un sito di fake news, oppure perché «me l’ha detto mio cugino». Parla di questo e molto “Far Web”, il libro dell’esperto di social perugino Matteo Grandi, edito da Rizzoli, in libreria da giovedì 14 settembre, giorno della presentazione a Roma alle 17 alla casa del Cinema con l’autore, Tommaso Labate e Alvaro Moretti. Nelle prossime settimane il libro verrà presentato anche a Perugia.
Libro parla a tutti «In questo libro – spiega Grandi – ho tentato di descrivere in modo semplice un tema complesso. Non è un libro pensato per addetti ai lavori. È un libro che cerca di parlare a tutti: raccontando la realtà attraverso i più grotteschi aneddoti del web, cercando di chiarire alcuni aspetti sulle norme e sui meccanismi di controllo, accendendo un riflettore sul business che si nasconde dietro alle fake news, osservando alcune derive di cui i social sono loro malgrado complici “necessari” (come il cosiddetto stupro virtuale o la piaga del revenge porn), provando in qualche caso a sdrammatizzare con cinico sarcasmo il pressappochismo dilagante che sta invadendo le nostre bacheche al ritmo di post misogini, razzisti, omofobi, livorosi, figli del peggior analfabetismo funzionale».
La rete non odia e non si commuove «Far Web – prosegue l’autore – è un po’ di questo e molto altro. Senza dimenticare che se la rete si è trasformata nella valvola di sfogo delle nostre peggiori frustrazioni il problema, forse, è più sociale che social. Senza dimenticare che prima di criminalizzare internet, dovremmo ricordarci che il web non odia, non insulta, non diffama. E che pertanto il punto debole non sono tanto i social media quanto le persone che li usano in modo distorto. Ma soprattutto senza dimenticare che Far Web non vuole condannare il diritto all’odio. Tutt’altro: odiare è legittimo, comprensibile e talvolta necessario. Ma anche l’odio deve essere consapevole. Non può alimentarsi di bufale, di post-verità o di pre-bugie. Non può trasformarsi in diffamazione. Non può avere derive discriminatorie o razziste. Non può essere gratuito o fine a se stesso. L’odio è un sentimento troppo nobile per essere lasciato in esclusiva al primo cretino di turno».
