Un carabinieri accanto alle urne ritrovate

Sarà giovedì la prima giornata in cui sarà possibile ammirare le 23 urne funerarie etrusche, provenienti da un unico ipogeo che sorgeva a Elce (Perugia), ritrovate dai carabinieri alla fine del giugno scorso nell’ambito dell’operazione «Ifigenia». Si aprirà infatti tra poche ore nelle stanze del Quirinale «La memoria ritrovata», la mostra che fino al 16 marzo permetterà di ammirare i tesori recuperati dai carabinieri del Comando tutela del patrimonio culturale. Al Quirinale, oltre alle 23 urne, si potranno vedere il Tesoro di Loreto che Marianna, regina di Spagna, aveva regalato al suo confessore nel 1699 e ritrovato pochi mesi fa a Campione d’Italia; la testa in marmo dell’Imperatore Tiberio del primo secolo dopo Cristo, trafugata nel 1971 ad Anacapri e recuperata a Londra nel 2011, contraffatta per essere venduta a un’asta. E poi ancora la Veduta del Pantheon di Paolo Panini, il Trittico della Vergine con bambino rubato dal museo Stubbert e la Leda e il cigno di Lelio Orsi che stava per sparire per sempre negli Stati Uniti.

L’OPERAZIONE «IFIGENIA»

Più di 100 opere In tutto si tratta di più di cento opere che coprono oltre due millenni di storia d’Italia, restituite alla collettività grazie alle più recenti operazioni condotte dai carabinieri. Alla fine di giugno oltre alle 23 urne in totale furono circa tremila gli oggetti sequestrati, non solo etruschi, e cinque le persone denunciate per ricerche illecite, impossessamento e ricettazione di beni culturali. Gli oggetti sono tutti inediti, molti facenti parte di una tomba (di una famiglia patrizia, i Cacni) trafugata da una ditta edile dieci anni fa nel cuore di Perugia e poi finite non al museo archeologico cittadino, dove avrebbero dovuto essere, ma lungo le vie del mercato nero. Sette urne erano già state vendute a privati perugini, altre 15 erano state nascoste sottoterra.

UNA SECONDA TOMBA SCOPERTA A ELCE
FOTOGALLERY – LE OPERE RITROVATE

Recupero straordinario «Un recupero a dir poco straordinario» commentò il direttore per i Beni culturali dell’Umbria Francesco Scoppola. «Recupero – aggiunse – che è anche un vero e proprio ritrovamento, sia pure ovviamente senza la completezza di informazioni e di dati che solitamente accompagna uno scavo archeologico che non sia un rinvenimento fortuito o il frutto di una serie di indagini investigative. Infatti si tratta di un vero e proprio ritrovamento in quanto queste opere erano sconosciute, sono inedite, non erano mai state pubblicate né viste in precedenza». Secondo Scoppola le urne sono databili tra il terzo e il primo secolo avanti Cristo, ad accezione del coperchio di sarcofago sicuramente del quarto secolo. Tutte opere «di fattura particolarmente pregevole». Altre urne già note, appartenenti alla medesima famiglia dei Cacni, provengono in tre casi dalla necropoli del Palazzone (Perugia, Ponte San Giovanni), in altri tre da quella di San Pietro (Perugia), una dal cimitero nuovo di Perugia, una da Chiusi, Palazzaccio, due da Tarquinia e una da Norcia. Terminata la mostra, le urne verranno ospitate dal museo archeologico di Perugia, dove avrebbero dovuto essere da molti anni.

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