Brunello Cucinelli

di Brunello Cucinelli

Lettera della artificiale e umana intelligenza

Come tante invenzioni che hanno accompagnato la storia dell’umanità
favorendone il progresso, mi piace pensare all’intelligenza artificiale quale nuova
ancella che affianchi l’essere umano per ispirarne e rinnovarne genio e creatività;
immagino questa nuova realtà simile a un soffio che possa ravvivare il fuoco vitale
della nostra mente umana. «Parva favilla magnam flammam secundat». Così
pensava Dante Alighieri, un umile invito ai posteri a seguire il richiamo universale
dei perenni valori umani.
Recentemente è stata presa una grande iniziativa etica volta ad ottenere proposte
per una progettazione condivisa dell’intelligenza artificiale. Guardo a tale
intenzione con fascino, trepidazione e speranza, perché essa dimostra come da
parte di tutti venga avvertita la necessità di un nomos simile a quello che si
dettero i greci antichi come regola della loro vita sociale e politica.
I valori e i beni dell’umanità traggono forza e qualità dalla loro durata, e penso in
questo a Hegel, il quale diceva che la quantità determina la qualità; sono convinto
che il genio sia uno di tali valori, e vorrei che il genio autentico divenisse una
meta da riguardare costantemente da parte di tutti con una mente aperta; vorrei
credere che il mondo intero, ed ogni singolo uomo, ogni singola realtà, vivano di
verità. Non fu forse genio autentico quello dei nostri scienziati e artisti del
Rinascimento? Quando Leonardo da Vinci, dopo aver ammirato un’opera d’arte,
magari una pittura, o una scultura, esclamava: «vorrei immaginare la costruzione
di un oggetto volante!». Non è forse questa un’incarnazione del Genio? Appunto il
Genio è quel fattore umano che crea invenzioni inaspettatamente, perché lo fa
saltando i processi logici della mente, divenendo per un attimo follia.
Questa straordinaria creatività, quella che fu di Galilei e di Newton, la stessa che
portò Darwin ed Einstein a porre le fondamenta del mondo attuale, è ogg i il
terreno fertile dove l’intelligenza artificiale può dimostrare la sua efficacia, e di
fatto ci aspettiamo dai geni contemporanei che vi sia un ritorno, un formidabile
ritorno alla pura creatività umana, un processo nel quale vedo una ripresa e non
una via nuova. Sono convinto che ogni nuovo valore germoglierà da quelli
precedenti aumentando la sacralità del retaggio antico e dei luoghi ove la
sapienza dei padri viene conservata: penso ai libri e a quei silenziosi templi che
sono le biblioteche. Quello che per durevoli secoli fece la Biblioteca di
Alessandria, diffondendo nel mondo la cultura ellenistica, è oggi quello che fa ogni
più piccola biblioteca, pur essa specchio del mondo.
Sono convinto che il valore del testo scritto, la materia antica della sua realtà
fisica, fatta di carta e di profumo di inchiostro, di polvere e di legno antico,
diverranno utili suggeritori dell’intelligenza artificiale, perché in tali aspetti
risiede, mi sembra, il valore della fonte, la possibilità penso unica di dialogare con
gli antichi. Come fece Machiavelli, che concepiva la sua biblioteca il luogo:
«dove non mi vergogno di parlare con gli antichi e domandarli della ragione delle
loro azioni: e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore
di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi
sbigottisce la morte: tutto mi trasferisco in loro».
E questa è la grandezza eterna dei libri, dai quali emerge il genio autentico dei
grandi pensatori ai quali è affidato il destino di tutte le genti di ogni tempo. La
verità è la ragione dei libri, e da essa deriva la credibilità, che è un fattore
necessario alla vita umana. Senza verità e credibilità che uomini saremmo? Con
Kant mi domando se le stelle sopra di noi e la legge morale dentro di noi
sarebbero ancora la nostra guida.
Mi aspetto che i contemporanei Leonardo della tecnologia guardino ai valori
umanistici come alla sorgente delle loro creazioni, perché solo così i risultati ne
saranno pervasi e l’intelligenza artificiale raggiungerà i massimi livelli di bene per
il genere umano.
In una delle sue opere più ricche di pensiero Eschilo narra il mito di Prometeo:
questo eroe rappresenta lo spirito cognitivo umano, che donando al mondo il
fuoco intende liberare gli uomini dall’angustia delle tenebre. Dice Prometeo:
«Io insegnai loro le aurore e i tramonti nella volta stellata; […] fu mia, e a loro bene,
l’idea del calcolo, primizia d’ingegno, e fu mio il sistema di segni tracciati, memoria
del mondo».
Però leggiamo ancora in Eschilo che con l’uso del fuoco vennero agli uomini i mali
di una vita lontana dalla tranquilla e semplice esistenza primitiva. Giove per
questo condannò Prometeo ad una sofferenza eterna, e lui stesso riconobbe il suo
errore con queste parole:
«La tecnica è troppo più debole della necessità».
Riconosco nei Greci la più alta genialità generatrice di valori eterni.
La prima fonte di verità degli esseri umani, come per tutti g li animali senzienti, è
rappresentata dalla percezione del mondo, vissuta attraverso i nostri sensi. Come
ha narrato uno storico, l’essere umano, a differenza del resto del regno animale, è
dotato di una formidabile capacità di immaginazione. Noi siamo g li unici che
modifichiamo la realtà partendo dalle idee, dai desideri, dai sogni: la nostra mente
sa correre molto al di là di ciò che i cinque sensi ci fanno osservare e comprendere.
I concetti di autentico e di vero si sono costantemente evoluti con il progredire
delle nostre società: se per l’uomo preistorico era vero ciò che il saggio anziano
della propria tribù raccontava, per moltissimi esseri umani la verità viveva nelle
Sacre Scritture. Così è stato per la letteratura, le arti f igurative, i libri stampati e,
sul finire del XIX secolo, per la fotografia; possiamo immaginare per questo che
l’umanità cercherà nuove basi sulle quali fondare con sicurezza la propria mente e
le proprie relazioni sociali.
Nel contempo l’esperienza umana diretta potrà avere una grandissima importanza
e costruire le basi di verità delle quali come esseri viventi e società abbiamo bisogno.
Lungo la sua storia, l’essere umano ha sempre immaginato di poter creare
macchine e automi per liberarsi dai lavori più pesanti e ripetitivi. A tale
aspirazione già si riferiva Aristotele nella Politica, quando descriveva strumenti di
lavoro in grado di svolgere il proprio compito comandati dalla parola o per
“anticipazione intelligente”; strumenti che avrebbero potuto cancellare la
schiavitù dal futuro dell’umanità. L’intelligenza artificiale forse diverrà la forma
per mezzo della quale l’uomo contemporaneo visiterà ancora il mito eterno
dell’imitazione della natura. Però, se in questo volessimo vedere una replica della
natura e dei suoi misteri, dovremmo anche ricordare che l’umana intelligenza si è
formata attraverso milioni di anni, ed è difficile immaginare che l’artificio possa
oggi conseguirne una copia in un tempo minore. Per questo il timore dell’intelligenza artificiale, al di là dell’utilizzo che ne può fare l’uomo, ricorda piuttosto la paura dell’ignoto che assaliva gli uomini di fronte al fulmine prima che Prometeo portasse loro in dono il fuoco. Sembra quindi, se non è tale da essere temuta, che l’intelligenza artificiale sia da
stimare per tutte quelle utilità che può apportare al mondo nella misura in cui
potrà liberare l’uomo dagli affanni materiali della attuale vita, restituendogli in un
ambito contemporaneo la dimensione, il tempo e lo spazio di un’esistenza vissuta
in armonia con la natura, quale il genere umano ha vissuto dai tempi più antichi
fino almeno al secolo scorso.
Per questo non mi è facile immaginare, invece, un automa o un sistema artificiale
che possano provare emozioni autentiche o sentimenti profondi e veri; potrà mai
un robot alzare gli occhi al cielo, o provare commozione, e veder sgorgare dai
propri occhi lacrime vere?

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