di Barbara Maccari
Un nuovo museo per Alberto Burri. La nuova sezione, che sarà inaugurata il prossimo 12 marzo negli Ex Seccatoi del tabacco di Città di Castello, riunirà in modo permanente tutta l’opera grafica del Maestro. Una collezione di circa 220 opere ordinate attraverso i cicli. È il terzo museo della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, che costituisce così il «Polo Burri», il più grande museo dedicato a un artista al mondo e uno dei più importanti luoghi del contemporaneo in Europa.
Nuovo museo L’inedita sezione agli ex Seccatoi occupa oltre quattromila metri quadri con un ingente nucleo di opere grafiche. Il nuovo museo accoglie l’intero repertorio grafico e di multipli di Alberto Burri, circa 220 opere. Si tratta di un importante aspetto della sua produzione artistica, non minore rispetto ai dipinti, in collaborazione con grandi stampatori. Anche nella grafica, il Maestro ha cercato di superare sfide tecniche e di spingere i confini sia degli strumenti che dei materiali utilizzati. Ha ricevuto nel 1973 dall’Accademia nazionale dei lincei il premio Feltrinelli per la grafica.
Evento approfondimento La nuova sezione sarà aperta al pubblico, in forma gratuita, domenica 12 marzo, a precedere l’evento sabato 11 ci sarà un momento tecnico di approfondimento su Burri e la grafica. I lavori si svolgeranno in due sessioni, al mattino e al pomeriggio. La sessione mattutina avrà inizio alle 10 con i saluti delle autorità, per passare poi ad approfondire il tema «Alberto Burri: le innovazioni», la ripresa dei lavori è prevista alle 15 intorno al tema «Tradizione e sperimentazione nell’arte grafica». All’evento, di caratura internazionale, parteciperanno i maggiori stampatori che hanno collaborato col Maestro.
Il museo più grande del mondo «L’impulso lungo del Centenario continua a dare i suoi frutti – ha spiegato durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento Bruno Corà, presidente della Fondazione – l’esposizione permanente di tutta l’opera grafica di Burri è un nuovo strumento che sostiene il cammino della sua arte nel tempo. Siamo giunti ad avere, con questa integrazione alla già ampia collezione di opere pittoriche e plastiche offerte al pubblico dalla Fondazione, il più grande museo privato d’artista esistente in Italia e forse nel mondo. Un tale primato non si sostanzia solo per la quantità delle opere esposte, che pur non è indifferente, né per le migliaia di metri quadri in cui si sviluppano i percorsi espositivi che le accolgono in sedi originalissime e architettonicamente scelte da Burri, ma inorgoglisce assai più per la loro altissima qualità e valenza rivoluzionaria».
I cicli Saranno circa 220 le opere nella nuova sezione del museo, articolato in un percorso che abbraccia i vari cicli con cui Burri si è approcciato alla grafica: dal primo, quello del debutto negli anni ’50 fino all’ultimo, nel 1994 coi dieci multipli Monotex. «Questo museo va guardato con occhi nuovi – ha spiegato Corà – non vanno fatti paragoni con gli altri, sono tutti indipendenti ed originali, l’approccio del Maestro era sempre lo stesso: la sperimentazione in ogni campo. L’eco lungo del Centenario ha portato un sensibile rialzo delle quotazioni anche delle opere grafiche».
Catalogo e architettura Non solo apertura del terzo museo, ci sono anche altre importanti novità dalla Fondazione: un nuovo catalogo, più agile e fruibile al pubblico, dedicato alla produzione grafica nella sua interezza e una nuova sezione dedicata all’architettura. Nelle ultime due sale a pianoterra di Palazzo Albizzini, che storicamente ospitavano alcuni esempi della produzione grafica, ormai libere, verranno collocati plastici, modellini e bozzetti di alcuni grandi cicli, di straordinaria qualità realizzativa: plastico di piazza Burri per Città di Castello, Bisanzio per Ravenna e Orsanmichele per Firenze e tanti altri.
Piazza Burri e valorizzazione Proprio sul progetto di piazza Burri è intervenuto anche il sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta: «Stiamo lavorando affinché uno dei sogni del Maestro si realizzi, sarebbe la conclusione ideale di una progettualità immensa del Centenario». «Albero Burri e la sua arte devono essere utilizzati per far crescere l’immagine dell’Umbria nel mondo – ha continuato il primo cittadino – basta con i campanilismi, quello che sta facendo la Fondazione merita un interesse diverso e una dimensione sovra-comunale. Burri deve essere il punto centrale di sviluppo culturale della nostra regione».
