Sgarbi a Città di Castello con Andrea Lignani Marchesani

di Barbara Maccari

Auditorium Sant’Antonio colmo di persone per ascoltare Vittorio Sgarbi. Il celebre critico d’arte è arrivato a Città di Castello domenica pomeriggio per partecipare ad un incontro con il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani dal titolo «Alberto Burri – la coerenza dell’uomo, l’eccellenza dell’artista, un esempio per il futuro dell’Umbria».

Conferenza politicamente scorretta E’ stato un «One man show» quello che Vittorio Sgarbi ha riservato al grande pubblico accorso a Città di Castello per ascoltare le sue parole, in una conferenza definita «politicamente scorretta». L’incontro doveva riguardare la figura di Alberto Burri, ma il celebre critico d’arte ne ha avute per tutti: dalla richiesta di raccolta di firme per una petizione popolare da proporre al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per portare le Forze della Nato all’interno dei siti Unesco, così da impedirne la distruzione da parte dell’Isis («Spero con tutto il cuore che questi barbari si fermino in tempo e non distruggano Palmira»), alla soppressione del ministero del turismo e al suo accorpamento a quello dei beni e delle attività culturali, al tema del crocifisso nelle scuole italiane. Non sono mancate nel suo intervento bordate all’ex premier Mario Monti, al «vecchio amico» Silvio Berlusconi e a Matteo Renzi.

Mostra Expo Quando parla d’arte tutti ne rimangono ipnotizzati, ammaliati. Sgarbi ricorda la storia del generale inglese Clarke, colui che salvò la «Resurrezione», il capolavoro di Piero della Francesca a Sansepolcro, che rischiò di andare distrutto sotto i bombardamenti della guerra, e poi parla della sua mostra ad Expo, «Il tesoro d’Italia», con opere da lui scelte e esposte con una suddivisione regionale che coprono pittura e scultura dal Trecento a oggi. Oltre 350 opere per il «Louvre di Expo» di cui si definisce il Napoleone, sottolineando che a metterci i soldi sono stati solo i privati. «Numerose sono state le discussioni che ho avuto con sovrintendenti ‘sadici’ e amministrazioni di tutta Italia per avere in prestito dipinti e sculture, per creare una sorta di ‘grande pinacoteca di tutta l’arte italiana’».

Il genio di Burri L’attenzione di Sgarbi si concentra poi sulla figura di Alberto Burri «che ho avuto – dice – la fortuna di conoscere personalmente grazie alla comune amicizia con Primetto Barelli. Un uomo dichiaratamente non di sinistra, di cui ho sempre apprezzato lo spirito civile e commemorativo. L’opera che Alberto Burri ha lasciato a Città di Castello è un proseguo di quello che fu iniziato nell’alba del Cinquecento da Raffaello. L’arte di Burri può piacere o meno, ma è tangibile che la sua intuizione di autocelebrarsi, di commemorare sé stesso, sopratutto negli ex Seccatoi, lo rende il mittente del massimo esempio di arte contemporanea. Quando penso a Città di Castello penso a quel museo che non ha pari né a Roma, né a Milano, né altrove, è il più grande museo di arte contemporanea d’Europa. Non ci sono esempi che si possano equiparare alla struttura monumentale degli Ex Seccatoi del Tabacco, ritinteggiati di nero per il volere dello stesso artista, diventando il monumento emblema della sua arte: arte nell’arte. Spazi ampi che conservano opere grandi, come grande è stata la sua impronta nel mondo dell’arte del Novecento. Solo la struttura è paragonabile ad un tempio greco o a una chiesa gotica, arricchita però dai cicli di Burri».

Ogni anno una mostra «Città di Castello ha avuto la fortuna di essere baciata dall’arte di personaggi importantissimi – ha proseguito il celebre critico – ma non ne sa sfruttare la loro eredità, in maniera particolare quella del maestro dell’arte informale». Sgarbi propone poi la sua ricetta: «Organizzare ogni anno a Città di Castello una mostra in cui Burri dialoga con un altro grande artista internazionale. Occorre far vivere questi musei. Mi viene in mente una possibile mostra Burri-Pollock, ad esempio, ma l’importante è che si tratti di grandi artisti che non sminuiscano il Maestro. Una mostra organizzata con furbizia, in un percorso studiato, in modo da attirare persone che si possano godere due grandi artisti, magari inserendo anche delle opere di qualche emergente. Certo per fare ciò bisognerebbe tirare fuori diversi soldi, ma sono sicuro che l’investimento renderebbe».

Teatro Continuo A chi gli chiede un parere sulla gestione della Fondazione Burri, Sgarbi risponde in modo neutrale: «Non voglio entrare nelle diatribe locali. Con Bruno Corà ci conosciamo da anni, e da anni discutiamo, come accaduto quando era direttore del Museo Pecci di Prato. Non credo che dalla Fondazione mi chiameranno mai per delle consulenze, io vengo comunque a Città di Castello sempre molto volentieri». A chi gli chiede cosa pensa della ricostruzione del Teatro Continuo a Milano risponde che «Non sono ancora andato a vederlo quindi non saprei dare un giudizio obiettivo, in linea di principio ritengo che non sia sbagliato ricostruirlo».

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