Spazio ai vini naturali

di B.M.

Sarà la Georgia il Paese ospite della prima edizione di Only Wine Festival, la kermesse che si terrà a Città di Castello dal 13 al 15 giugno. La cittadina tifernate diventerà per tre giorni la capitale del vino. Al taglio del nastro parteciperà anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina.

Convegno con Martina Inizierà venerdì con il convegno «Le generazioni nel bicchiere: come cambia il mondo del vino», a cui prenderà parte il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, la prima edizione di Only Wine Festival a Città di Castello. A partire dalle 17,30 presso la sala degli Specchi di Palazzo Bufalini, si terrà un giro di orizzonte eno-centrico per fare il punto sugli scenari presenti e futuri del vino visti dal punto di vista dei giovani produttori, consumatori e divulgatori del vino.

La Georgia La ex repubblica sovietica sarà protagonista di banchi d’assaggio per tutta la durata della kermesse, momenti di approfondimento e di degustazioni guidate (domenica 15 giugno ore 19,30), con l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico la lunga storia dei vini georgiani. E’ qui, infatti, che è nata la viticoltura. Ed è sempre qui che è stata scoperta quella che è considerata la prima cantina del mondo, datata al 4.000 a.C. Anche la parola «Vino» deriverebbe dal georgiano «gwino», a testimoniare ancora come la Georgia sia davvero il luogo di nascita del vino.

Cantine presenti Saranno una trentina le cantine presenti, alcune più grandi, la maggior parte piccole e piccolissime, che continuano ancora a fare il vino con i tradizionali kvevri (o qvevri), le anfore interrate, oggi inserite nella lista Unesco dei beni patrimonio dell’Umanità. Tra le più rinomate Winiveria, giovane cantina della regione del Kakheti, Nina Ananiashvili & Wine and Art, la tenuta della famosissima ballerina georgiana Nina Ananiashvili, direttore anche dello State Ballet of Georgia, Danieli Winery la cantina nata dalla passione per il vino di una giovane coppia, il danese esperto di vino Olaf ed Eka, di origini georgiane ma cresciuta in Virginia, e tante altre.

Tradizioni Nella cultura georgiana il vino ha un millenario e fondamentale ruolo sociale. In ogni occasione di festa e banchetto – pilastri della cultura georgiana – è d’obbligo la presenza di un maestro di cerimonie (il Tamada) a cui è affidata la responsabilità di far scorrere il vino liberamente tra gli ospiti e di condurre i numerosi brindisi al suono dell’augurale “Gaumarjos!” (salute). Ogni famiglia coltiva con passione e orgoglio le proprie vigne e produce il proprio vino con una tecnica immutata da millenni.

Metodo Kharketi Nella regione orientale di Kharketi, dopo la spremitura dei grappoli effettuata ancora con i piedi in vasche ricavate scavando tronchi d’albero, il contadino versa il mosto con tutta la vinaccia nei kvevri incerati gelosamente accuditi e interrati nel giardino di casa. Una volta riempiti fino all’orlo i kvevri vengono chiusi con un coperchio metallico su cui viene deposto uno strato di sabbia o terra con funzione di isolante termico. Fermentazione e macerazione proseguono spontaneamente nelle giare anche per 6 mesi, rilasciando abbondanti depositi di lieviti. Il risultato è un vino giallo, denso, scuro, tannico, con un tasso alcolico di 13-14 gradi.

Metodo Imereti Il metodo usato nella regione centro-occidentale dell’Imereti è leggermente diverso poiché al mosto da fermentare nel ventre materno e protettivo dei kvevri viene lasciata solo una minima percentuale di vinacce allo scopo di ottenere, un vino più chiaro, più ricco di acidità vegetale e di gradazione meno elevata.

Varietà di uve La campagna georgiana è molto fertile e conserva una straordinaria biodiversità. Sono oltre 500 le varietà di uve autoctone coltivate. Nessun altro paese al mondo può vantare un simile patrimonio enologico. Il vigneto georgiano ha una produzione annua superiore ai 150 milioni di litri di vino che proviene da 50.000 ettari di territorio diviso in 18 aree di denominazione in cui le varietà coltivate, la densità d’impianto e la quantità di uva raccolta (non più di 80 q.li per ettaro) sono rigidamente controllate dal Ministero dell’Agricoltura.

Attenzione mondiale «La riscoperta del valore etico e storico dei prodotti eno-agro-alimentari portatori di tradizione e naturalità – spiega l’antropologo alimentare Sergio Grasso, profondo conoscitore dei vini georgiani- ha portato all’attenzione mondiale i vini georgiani ottenuti con l’antichissimo sistema dei kvevri. Quelli che più sconcertano i palati occidentali sono sicuramente i vini bianchi – che i georgiani definiscono “dorati” – ai quali i lunghi mesi trascorsi nelle anfore conferiscono una certa tannicità, un corpo notevole e una complessità aromatica singolare».

Il cambiamento Complessivamente le varietà di uve autorizzate al commercio dal governo georgiano sono trentotto, meno di un decimo dell’incredibile eredità storica di cultivar ancora presenti nella nazione. Rispetto a dieci anni fa i prezzi di mercato di molte cantine sono aumentati di sei, otto volte ma anche il valore del prodotto è migliorato notevolmente: «L’embargo all’importazione di vino georgiano in Russia, introdotto nel 2006 e (apparentemente) ammorbidito in questi ultimi mesi – conclude Grasso – ha influito non poco sui cambiamenti del panorama vitivinicolo Georgiano. I mercati di riferimento sono soprattutto quelli europei e statunitensi e il rischio di globalizzazione è appena dietro l’angolo. Sono sempre più frequenti i vigneti internazionali come Aligoté, Pinot Noir, Chardonnay e Cabernet Sauvignon. Segno che l’enologia più antica del mondo sta cambiando, sicuramente in meglio sotto il profilo della qualità, rischiando di lasciare tuttavia per strada pezzi di storia e di identità che non possono e non devono diventare un puro esercizio di antropologia storica».

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