Una serata divertente all’insegna delle battute di Piero Chiambretti e del racconto del set della fortunata serie Romanzo criminale, i cui protagonisti hanno vissuto un fuori programma poco piacevole, con l’assalto dei fans nel locale dove era in programma la festa che li ha costretti a riparare in una altro locale del centro di Perugia chiuso al pubblico. E’ trascorsa così la penultima serata dell’IMMaginario festival.
Assalto ai “criminali” Partendo dalla fine, non si aspettavano il Bufalo, il Ricotta, Scialoja, i fratelli Buffoni e Patrizia, i nomi sulla scena dei protagonisti della seconda serie di Romanzo criminale, accompagnati dal produttore Marco Chimenz e da un folto seguito, di subire un vero e proprio assalto da parte dei fans al Velvet. Un’ondata di affetto tanto pressante che, senza riuscire a trovare difesa nella security del locale, li ha indotti a togliere le tende dopo pochi minuti e a riparare in un locale del centro aperto appositamente per loro, dove hanno brindato e festeggiato con pochi “fortunati” fino alle 4 del mattino.
Pierino protagonista L’evento clou della serata è stato però l’incontro al Morlacchi con Piero Chiambretti, Renzo Arbore, Angelo Guglielmi, Enrico Ghezzi, Oliviero Beha e Romano Frassa che hanno ripercorso l’intera avventura di Chiambretti nella Raitre di Guglielmi dal 1987 al ’94 fra trasmissioni di successo e flop. Un incontro “scoppiettante”, protagonisti la verve di Chiambretti e i calzini verdi di Arbore. Tra proiezioni di spezzoni di programmi storici come “Va Pensiero”, “Complimenti per la trasmissione”, “Divano in piazza”, finiti dopo appena una stagione. Ma – ricorda Guglielmi – “quando si lavora sulla sperimentazione anche le sconfitte sono vittorie. I flop della nostra rete erano un modo di vincere”. “Sapevo che dovevo fare quel che ancora non c’era. La tv di allora era imborghesita, barocca, cattolica, noi abbiamo portato comicità”, ha detto Chiambretti. “Senza mai replicare sé stesso”, ha aggiunto Guglielmi. “Quella di Chiambretti – secondo Arbore – era una tv generosa e amabilmente comica, mentre oggi è una tv contro tutto per fare una tv hard”. Ma la Rai Tre del mito non è replicabile, “è cambiato il mondo”. “Il Grande Fratello è stato ampiamente superato da Avetrana – ha sottolineato Chiambretti – fra un po’ lo zio Michele dirà di aver ucciso anche Kennedy”.
Padre analogico Nel pomeriggio, sempre al Morlacchi, Ghezzi aveva moderato un incontro sulla tv di oggi con il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, in compagnia del suo “padre analogico” Angelo Guglielmi. Sul palco anche Andrea Vianello, Antonio Lubrano. Secondo Guglielmi, per il piccolo schermo “raccontare il Paese è una scelta obbligata, anche se non facile: bisogna saper trovare le forme e i linguaggi giusti”. In questo senso “la tv di Guglielmi – ha spiegato Lubrano – ha riempito un vuoto facendo del cittadino comune il protagonista dei palinsesti”. Ma soprattutto si è caratterizzata come una rete con una identità, riconoscibile nella sua capacità di fare della programmazione un racconto della realtà. Oggi “la tv è vista come promozione – ha detto ghezzi – come palcoscenico e ci appare come indebolita, replicata”. Ecco perché l’eccezionalità di programmi come Vieni via con me fa successo. Per Ruffini “è bello che una persona dica la sua verità, con cui non è detto che siano tutti d’accordo. Oggi, invece, si vive nell’idea che la tv è una e immutabile e che debba parlare tutte le lingue nello stesso momento, come se il pluralismo fosse una grande Babele”.
Chiude Elio E stasera dopo l’incontro pomeridiano con i giornalisti del Tg3 dell’epoca, ribattezzato Telekabul, chiuderà Elio nella sua interpretazione di Gian Burrasca.
