Enrico Brignano a Todi (Foto F. Troccoli)

di Ivano Porfiri

Ha fatto ridere quasi cinquemila persone per due ore e mezza ed è uscito dal palco piangendo. E’ stata una serata particolare quella di Enrico Brignano a Todi. Col pubblico davanti e una spina nel cuore: la morte del padre Antonio, dieci giorni fa.

Le stelle di Tony Il momento più intenso della serata clou del Todiartefestival è arrivato dopo la mezzanotte di sabato. L’attore (riduttivo definirlo solo comico) romano, erede designato di Gigi Proietti, al termine dello spettacolo «Sono romano ma non è colpa mia» torna sul palco. Le luci si accendono e lui spiega: «L’anno scorso ho fatto Rugantino, l’ho fatto perché l’avevano fatto i più grandi: Nino Manfredi, Enrico Montesano, perfino Adriano Celentano. Ma l’ho fatto anche per rendere orgoglioso mio padre. Per fortuna ha fatto giusto in tempo per vedere l’ultima replica, poi una settimana fa è morto». Il gelo è calato su piazza del Popolo, gremita e deliziata dalle battute a raffica fino a quel momento. Poi è partito un applauso lungo, caldo, come un abbraccio. «A Tony – ha ripreso Brignano – voglio dedicare la canzone più rappresentativa di Rugantino, quando dirò la parola ‘stelle’ accendete il display del telefonino: saranno le stelle di Tony».  Quindi una versione commossa di «Roma nun fa la stupida stasera» con la piazza trasformata in una tecnologica volta celeste. Alla fine la standing ovation e Brignano che scappa dal palco piangendo.

I display accesi in onore del padre di Brignano

Irresistibile Prima di questo finale, l’attore aveva eseguito alla perfezione una missione difficile che gli riesce come a pochi: fare ridere. Lo spettacolo ha già fatto il giro d’Italia e molte battute sono conosciute e più volte ascoltate anche in televisione, ma in bocca a Brignano restano irresistibili. Raccontando l’infanzia e le prime rocambolesche avventure amorose a Dragona, frazione a metà strada fra Roma e Ostia, per poi passare alla quotidiana scuola di sopravvivenza di vivere nella Capitale, Brignano diverte e graffia, stuzzica e provoca il pubblico.

Il Pasquino Brignano Verso il finale, Brignano ha abbandonato per una lunga parentesi il virtuosismo comico (irresistibile lo scimmiottamento degli idiomi stranieri mescolati ai dialetti italiani) per lanciarsi in una lunga invettiva contro i politici di tutti gli schieramenti: «Pagano i pasti 80 centesimi: ma non li pagate! Ci prendete per il culo. Non per i fondelli, per il culo». Lo sguardo su tutte quelle auto blu con la scorta è quello del cittadino imbottigliato nel traffico, che deve subire in silenzio le conseguenze della crisi e vedere i privilegi esibiti beffardamente sotto il suo naso. Un modo di essere comico, questo, che viene dalle viscere della romanità: dal Pasquino che si prende in gioco del Papa mettendolo in ridicolo. «Se non fossi romano, se fossi francese, russo, cinese, cubano, farei la rivoluzione. Ma sono romano, mica è colpa mia».

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One reply on “Brignano fa ridere, graffia i potenti e poi scoppia a piangere per la morte del padre”

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