Il bonus cultura cambia ancora volto e, dal 2027, sarà destinato non più ai diciottenni ma ai diplomati. Dopo anni di modifiche, sdoppiamenti e correzioni, l’ex 18App torna di fatto a una carta unica, ma con una platea più ristretta rispetto al passato. La nuova misura si chiamerà «Carta Valore Cultura» ed è stata ridisegnata dalla legge di Bilancio 2026.
Il cambiamento nasce dalle critiche arrivate negli ultimi anni dal mondo della cultura. Il passaggio da 18App alle due carte separate, la Carta cultura giovani e la Carta del merito, aveva infatti ridotto in modo sensibile il numero dei beneficiari e, di conseguenza, gli acquisti di libri, cinema, teatro e musica. Con la nuova impostazione il Governo fa parzialmente marcia indietro: torna la carta unica, ma non più universale.
La Carta Valore Cultura sarà riservata a chi consegue il diploma di scuola superiore entro l’anno del compimento dei 19 anni. In pratica, potranno accedervi i diplomati “in regola” con il percorso scolastico, mentre resteranno esclusi i ripetenti. Il bonus non verrà erogato subito, ma nell’anno successivo al diploma. Questo significa che i primi beneficiari saranno i ragazzi che si diplomano nel 2026 e che riceveranno il credito nel 2027.
Restano ancora diversi punti da chiarire. La legge di Bilancio non indica l’importo preciso del bonus, demandando i dettagli a un decreto ministeriale che dovrà essere adottato entro il 30 novembre 2026. È noto però il quadro delle risorse: per la misura sono stati stanziati complessivamente 180 milioni di euro. Facendo una stima basata sui numeri delle ultime maturità, sui diplomati sotto i 19 anni e sulla percentuale media di utilizzo del bonus, l’importo dovrebbe attestarsi intorno ai 500 euro a beneficiario. Si tratta però di una cifra teorica, che potrebbe essere ridotta se le richieste dovessero superare le previsioni.
Negli ultimi anni, infatti, il bonus cultura è stato utilizzato sempre più anche come sostegno economico alle famiglie, oltre che come incentivo ai consumi culturali. I dati mostrano che i richiedenti con Isee non superiore a 35mila euro sono più che raddoppiati nel giro di un anno, passando da circa 96mila a oltre 223mila. Un segnale che spiega perché il numero di domande possa crescere anche con una platea formalmente più ristretta.
Un’altra novità rilevante riguarda i controlli. Per la prima volta, la legge introduce un monitoraggio sistematico della misura. Il ministero della Cultura dovrà verificare ogni sei mesi l’andamento delle spese e dell’utilizzo della Carta Valore Cultura e trasmettere i risultati alla Ragioneria generale dello Stato. L’obiettivo è arrivare finalmente a una valutazione dell’impatto del bonus, cosa che non è mai stata fatta in modo strutturato dalla sua introduzione nel 2016.
Il tema dei controlli è centrale anche per contrastare gli abusi. Negli anni la Guardia di Finanza ha accertato oltre 21 milioni di euro di contributi percepiti indebitamente, con centinaia di denunce per pratiche illegali come la restituzione del credito in contanti, i furti d’identità o le fatture gonfiate per mascherare l’acquisto di beni non ammessi. Di recente, la Corte dei conti ha condannato un esercizio commerciale alla restituzione di quasi un milione di euro al ministero della Cultura per utilizzi irregolari del bonus.
Proprio per ridurre il rischio di frodi, la manovra introduce un’ulteriore stretta: per ottenere il rimborso, ai commercianti non basterà più presentare la fattura, ma sarà necessario completare tutti gli adempimenti richiesti per la liquidazione. Una procedura più lunga, pensata per dare all’amministrazione il tempo di effettuare verifiche più approfondite prima di erogare i fondi.
