di Lucia Caruso
Dopo aver girato lo stivale in lungo e in largo arriva anche a Perugia il nuovo spettacolo di Saverio La Ruina, regista e attore calabrese che con la sua statura artistica si è imposto da alcuni anni sulle scene teatrali italiane divenendo uno dei personaggi più apprezzati da pubblico e critica. Già vincitore di due premi Ubu, come miglior attore italiano e per il miglior testo italiano con “Dissonorata” nel 2007 e nel 2010 con “La Borto”, quest’anno porta in scena il suo terzo monologo, “Italianesi”, di cui è sempre autore, regista e interprete.
Italianesi Ancora una volta attento alle piccole storie spesso ignorate dalla grande storia, il regista calabrese narra, attraverso l’emozionante vissuto di Tonino, l’esperienza di centinaia di immigrati italiani internati nei campi di prigionia dell’Albania del dopoguerra per 40 lunghi anni. Tonino dopo la caduta del regime giunge in Italia, sperimentando, così come gli era già accaduto nel campo di prigionia, l’alterità, il rifiuto, la discriminazione. Condannato dunque ad essere italiano in Albania e albanese in Italia rischia di perdere le coordinate della sua identità. Tonino, nel gesto quasi liberatorio di raccontare e di raccontarsi, cercherà insieme al pubblico di ricostruire la sua vita, tassello per tassello, al fine di ricercare le sue origini.
Il lavoro di La Ruina va al di là della semplice ricostruzione storica. Dimostra ancora una volta infatti di aver puntato ad uno scrupoloso studio antropologico e sociologico per entrare al meglio nella vicenda senza lasciare nulla al caso. E ne viene fuori lo spessore professionale di una regia sapiente, insieme alla carismatica capacità interpretativa di La Ruina attore, che, arrivati al suo terzo monologo, possiamo definire sempre curata, riconoscibile, calibrata, intrisa di quella gestualità capace di risolvere la passionalità dello spazio, e forte di quella parola, tanto semplice quanto profonda, tanto evocativa quanto attuale, sempre sussurrata e proprio per questo in grado di urlare all’animo il bisogno di verità. Ed è proprio la parola nuda, onesta, semplice, bisbigliata, a riempire la scenografia essenziale, insieme alle musiche intime e profonde di Roberto Cherillo e al sapiente gioco di luci e ombre tessuto da Dario De Luca.
Il riscatto Tra aneddoti, speranze, ricordi e racconti, colorati anche da punte di ironia, viene fuori una sofferenza difficile da raccontare per il protagonista e difficile da accettare per il pubblico, fatta di rifiuti, discriminazioni, di sogni che si tramutano in delusioni. Il teatro, con questa ultima opera di La Ruina, torna ad assurgere al suo originario ruolo educativo e torna a ricoprire la sua antica funzione catartica. Infatti questa grande tragedia, che si è consumata neanche troppo lontana da noi e che non è menzionata nei libri di storia, può finalmente trovare in qualche modo il suo riscatto proprio attraverso Tonino, piccolo, grande uomo,che facendo conoscere e con-dividendo col pubblico la sua storia, dopo aver provocato rabbia, dolore, e delusione, (nonostante Tonino non provi sentimenti di vendetta), spinge lo spettatore a un processo di analisi su questo dramma, che è divenuto un po’ anche il dramma dello spettatore stesso, perchè si accorge di non soffrire solo della sofferenza del protagonista, ma di soffrire della sua sofferenza, quasi stretto nella morsa di in un senso di colpa, quasi colto dall’impossibilità di cambiare le cose… Questo dolore che accomuna gli spettatori col protagonista della vicenda e gli spettatori tra loro, diviene rigeneratore, purificatore. Una storia vera, delicata, commovente. Una storia da raccontare e da ricordare.
La produzione è firmata da Scena Verticale, la compagnia teatrale di Castrovillari, di cui La Ruina è stata co-fondatore insieme a Dario De Luca e di cui fa attualmente parte.
L’appuntamento è domenica 12 febbraio alle ore 21 presso la Sala Cutu di Perugia.
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