Vincenzo Cerami racconta «Una vita di parole» sulla scena del teatro Cucinelli di Solomeo, venerdì prossimo alle 21, nel quadro del cartellone della stagione di prosa allestita dal Teatro stabile dell’ Umbria. Cerami si rivolge direttamente al pubblico, senza mediazioni, in quella che potrebbe sembrare, a prima vista, una sorta di autobiografia letteraria. Parla a braccio e ricostruisce la sua vicenda artistica, attraverso una quotidianità che sogna un mondo fantastico attraverso l’impervio e menzognero universo della lingua.
Il protagonismo del pubblico Il pubblico apprende direttamente da lui la scoperta della letteratura al tempo dei temi liberi scolastici, quando Cerami era allievo del giovane professor Pisolini, e del cinema, con Totò e i film western; l’incontro con gli scrittori e gli uomini di cinema della seconda metà del Novecento; la folgorazione del teatro; l’amicizia con Caproni, Moravia, Calvino, Fellini, Amelio, Bellocchio, Citti, Benigni; il suo amore per la comicità e per la musica (da Nicola Piovani a Philip Glass), e anche per il fumetto (da Silvia Ziche a Milo Manara). Una vita di parole è il racconto di un narratore che ha sempre cercato le parole, le sonorità e le immagini più adatte e più espressive per la messa in scena della vita di esseri umani e di cittadini. Le storie di Cerami, qua e là spezzate da irruzioni a voce alta di alcuni grandi artisti, sono in realtà una finta autobiografia. L’ambizione è di gettare un fascio di luce sulla realtà vista da un uomo che per parlare si serve dei linguaggi dell’arte.

