Nella Commissione Cultura del Comune di Perugia è stato approvato, all’unanimità, l’ordine del giorno presentato dalle consigliere di maggioranza Clara Pastorelli (FdI-An), Angela Leonardi (Crea Perugia), Claudia Luciani (F.I.) e Lorena Pittola (gruppo Misto) sulla promozione del progetto ‘A scuola senza zaino’.
L’approvazione «Si trratta – afferma l’assessore all’Edilizia scolastica, politiche per l’infanzia ed adolescenza Dramane Wagué – di un ordine del giorno che riteniamo molto importante nell’ambito del costante lavoro di collaborazione in atto da tempo con gli istituti scolastici e di miglioramento della qualità dell’istruzione e della didattica». Il progetto, a Perugia, dovrebbe partire da Ponte Felcino.
Come funziona Si tratta – come si apprende dal sito senzazaino.it – di realizzare una scuola diversa da quella tradizionale che è normalmente impostata sull’insegnamento trasmissivo e standardizzato impartito nei tipici ambienti definiti cells & bells (celle e campanelle), unidimensionali, dove aule spoglie sono ammobiliate con le consuete file di banchi posti di fronte ad una cattedra, cui fanno da riscontro disadorni atri e vuoti spazi connettivi. Nell’aula: non c’è la cattedra dinanzi alle file dei banchi, ma spazi divisi da mobilio: ancora una volta l’immagine rimanda ad un moderno ufficio open space. L’area dei tavoli è adatta al lavoro di gruppo. Le aree dedicate ai laboratori (arti, lingua, scienze e matematica, storia e geografia) suggeriscono la dimensione pratica dell’insegnamento. Un’altra area è attrezzata con 2 computer. La LIM è posizionata nell’agorà. Nella classe vi sono materiali didattici, schede di lavoro, cartellonistica e segnali. Si pone attenzione anche agli spazi esterni: corridoi, atri, giardini. Se gli spazi lo permettono vengono realizzate aule – laboratorio. Vedendo all’opera un insegnante SZ ci accorgiamo che non eccede nel linguaggio verbale. Infatti usa frequentemente i linguaggi del corpo e della mimica, musicale e iconico, manipolativo e immaginifico, digitale e teatrale. Sa mettere insieme la mano (l’artigianalità), il cuore (le emozioni) e la mente (il pensiero). In definitiva ospitando tutti i linguaggi ospita tutte le differenze. Gli alunni perciò lavorano sì con carta e penna, ma anche con legno, cartone, creta, sabbia, tessuti, colori, ferro, materiali da riciclare. Studiano sui libri e tuttavia maneggiano provette, fanno esperimenti scientifici e nel contempo osservano la natura. In alcune occasioni possiamo vedere come presentano i loro prodotti ai genitori o ai compagni organizzando una conferenza, mostrando un plastico, proiettando un film o un PPT, illustrando disegni, o – infine – eseguendo una rappresentazione. La struttura metodologica non standardizzata permette a ciascuna alunna/o di essere riconosciuta/o nella propria originalità e diversità.
