di Gordon Brasco

A volte certi film dovrebbero essere obbligatori per la formazione di aspiranti registi. Non basta infatti la teoria a capire certi argomenti, bisogna anche avere degli ottimi punti di riferimento per non perdere la bussola. Ed ecco allora come questo A Simple Life dimostra come un dramma non certo originale possa riuscire a coinvolgere emotivamente gli spettatori senza il ricorso a eccessi strappalacrime. Ann Hui racconta una storia di delicata umanità, di due persone che s’incontrano nel senso emotivo del termine dopo una vita passata insieme e che scardinano così i ruoli che la vita gli ha imposto in un lungo percorso fatto di gesti, parole ma soprattutto amore. È un film sul dolore certo, ma soprattutto sull’incapacità dell’uomo di riconoscere certi sentimenti se non nei momenti più tragici o difficili e quindi anche sull’eroismo, perché bisogna essere «eroici» per cambiare la propria vita centrandola su ciò di cui abbiamo veramente bisogno.

La storia prima di tutto Andy Lau è davvero bravo nell’interpretare la parte del «padrone» pentito che trova lentamente il modo di avvicinarsi alla sua vecchia tata ma vi assicuriamo che è nulla al confronto della performance di Deanie Ip, davvero superlativa, meritatamente premiata con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile durante l’ultimo Festival di Venezia. Completano il film una fotografia non particolarmente brillante e ambientazioni piuttosto scarne, intenzionalmente usate dalla regista per non distogliere l’attenzione dello spettatore dalla storia dei due protagonisti, come se (ed è così) anche il singolo sguardo fosse da non perdere. Insomma se vi state chiedendo se valga o meno la pena andare a vedere questo A simple life la risposta è SI, soprattutto se amate le storie emozionanti arricchite da recitazioni straordinarie.

Un film di Ann Hui. Con Andy Lau, Deanie Ip, Wang Fuli, Qin Hailu, Paul Chiang. Titolo originale Táo Jie. Drammatico, durata 117 min. Hong Kong 2011. Tucker Film.

Trama: Ispirato a fatti e persone reali, il film narra la storia di Chung Chun-Tao, detta Ah Tao, nata a Taishan, in Cina. Il padre adottivo muore durante l’occupazione giapponese e la madre la manda a lavorare. Appena adolescente, Chung Chun-Tao diventa una “amah”, una serva, per la famiglia Leung, condividendone la vita quotidiana. Col tempo alcuni membri della famiglia passano a miglior vita e altri emigrano. Trascorsi sessant’anni, Ah Tao è ora al servizio di Roger, l’unico della famiglia rimasto a Hong Kong, dove lavora nell’industria cinematografica. Un giorno, tornando a casa, Roger trova la donna in preda a un ictus e la porta precipitosamente in ospedale. Una volta fuori pericolo, Ah Tao gli comunica di volersi ritirare in un ospizio.

Perugia

Comunale Sant’Angelo: 18.30 21.15 (Dal 23/3 al 28/3 ma non il 24/3)

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