Un'auto dei carabinieri (foto archivio Fabrizi)

È stato un «mi piace» sulla pagina Facebook della compagna venezuelana a incastrare Ugo Marchic, maggiordomo perugino di 61 anni accusato di aver ucciso con un colpo di pistola alla tempia il suo capo francese per impossessarsi dei suoi beni, facendo a pezzi il cadavere nel tentativo di impedirne il ritrovamento. L’uomo, già gravato da precedenti per traffico di droga e sul quale pendeva un mandato d’arresto europeo emesso il 20 settembre dell’anno scorso dalla Corte d’appello di Parigi, è stato arrestato in un camping vicino a Fiumicino dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma.

L’omicidio L’omicidio è avvenuto a Puerto La Cruz, in Venezuela, il 28 aprile 2012. Secondo quanto ricostruito fino ad ora la vittima, Paul Maurice Wolnerman, francese di 71 anni, aveva pensato di trasferirsi a Santo Domingo affidando così, a quelle che riteneva due persone di fiducia (Marchic e un tassista venezuelano di 46 anni), la procura per vendere una barca, un appartamento e un’auto e incassare il denaro a suo nome. Prima però, stando agli inquirenti, lo hanno ucciso: invitato a casa per discutere della procura, i due lo hanno narcotizzato con del sonnifero, poi gli hanno sparato alla tempia e in seguito hanno cercato di nascondere il corpo senza vita facendolo a pezzi con una sega e gettandolo in parte nel mare e in parte in un canale.

Le indagini I sospetti degli inquirenti si sono concentrati subito sul tassista, catturato lo scorso agosto in Venezuela, e sul 61enne perugino che nel frattempo aveva venduto casa e barca di Wolnerman intascando i soldi. A quel punto Marchic, che aveva documenti falsi a nome Marco Antonio Ferrari, scappa in Italia con una venezuelana e si stabilisce in un primo momento in un camping di Firenze. La speranza, visti i documenti falsi, era quella di farla franca ma grazie a un «mi piace» sulla pagina Facebook della donna, riferito al profilo del campeggio, gli investigatori sono riusciti a ricostruire gli spostamenti del latitante, già arrestato nel 2012 in Lombardia anche se in quell’occasione non era stata perfezionata la procedura di estradizione.

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